Gli Ospedali Italiani e Big Data

 

Ho appena finito di leggere l’intervista che il ministro Lorenzin ha rilasciato al quotidiano la Repubblica dove ha lanciato l’idea di creare “il TripAdvisor degli ospedali italiani”, vale a dire un progetto che prevede lo sviluppo di un sito web in cui caricare tutti i dati sanitari (e non) degli ospedali italiani e renderli disponibili online a tutti i cittadini in tempo reale. (Ecco il link)

Tralasciando l’opportunità o meno di paragonare questa proposta a TripAdvisor, devo dire che, in base alla mie esperienze in IMS Health come amministratore di un panel di medici e in Stethos come ricercatore di mercato in ambito farmaceutico (e in tale ruolo mi sono occupato molto spesso di reclutamento medici soprattutto in ambito ospedaliero), l’eventuale realizzazione di tale progetto, dal mio punto di vista, sarebbe un fatto estremamente positivo sotto innumerevoli aspetti.

Secondo la mia visione, occorre sì verificare l’opportunità o meno di rendere pubbliche alcune informazioni (personalmente ritengo che i dati di performance riferiti ad un singolo medico o a una singola equipe debbano rimanere accessibili a personale sanitario) e se in taluni casi non si debba affiancare all’aspetto “quantitativo” anche un aspetto “qualitativo” degli indici che verrebbero riportati online (un tasso di mortalità alto in una data struttura per una data patologia potrebbe non necessariamente indicare una carenza dell’assistenza sanitaria ospedaliera).

Tuttavia, la creazione di un tale sistema, se eseguito con opportuni criteri di qualità, permetterebbe prima di tutto di colmare una enorme carenza informativa per quel che riguarda la conoscenza delle strutture ospedaliere, dei loro reparti e delle relative informazioni di struttura e di performance. Ad oggi se un cittadino vuole verificare dei semplici dati di struttura non ha a disposizione delle mezzi adeguati, in quanto i file forniti dal sito del Ministero della Sanità presentano delle criticità non indifferenti:

  • dati non aggiornati o riferiti a due o tre anni fa (con informazioni non più rispondenti alla realtà attuale);
  • informazioni non riferite ai singoli reparti ma a classi di reparto (esempio tipico è la medicina generale: è normale che un grande ospedale abbia più reparti di medicina generale, ma nei file del ministero i dati relativi a questi ultimi sono mostrati in forma aggregata per il singolo ospedale);
  • i dati degli ospedali direttamente gestiti dalle ASL vengono forniti in maniera aggregata, senza che si possa risalire a quelli delle singole strutture.

Inoltre, ad oggi non si ha una visione di insieme di quali siano le sotto-specializzazioni che alcuni reparti possono vantare come loro “eccellenze” (sempre prendendo come esempio il reparto di medicina generale: un reparto di Medicina Interna di un ospedale può avere una forte competenza nel trattamento del diabete, mentre uno stesso reparto di un altro ospedale può essere fortemente efficace nella reumatologia).

La consultazione di informazioni così strutturate permetterebbe al cittadino di poter magari venire a conoscenza di vere e proprie professionalità mediche presenti nella struttura ospedaliera più prossima alla sua abitazione, senza quindi rendere eventualmente necessario un suo ricorso a strutture ospedaliere presenti in un’altra provincia o addirittura in un’altra regione.

Ma la pubblicazione di questi dati, e soprattutto quelli di struttura, semplificherebbe il lavoro di tutti coloro che forniscono servizi in ambito sanitario e farmaceutico, oltre che alle stesse aziende farmaceutiche: avere un censimento completo delle strutture e delle patologie in esse trattate (magari accompagnate da un’indicazione di “impegno”: centro di riferimento, alta specializzazione, media specializzazione, bassa specializzazione) sarebbe un potente strumento di business intelligence, in quanto costituirebbero un’ottima base censitaria su cui programmare ricerche di mercato, strategie di vendita, raccolte di dati epidemiologici e tanto altro ancora. A tal fine, il ministero potrebbe dividere il sito in due parti: una più semplificata per avere informazioni ed evidenze di performance immediate così da favorire una più rapida consultazione da parte del cittadino, ed un’altra più estesa a disposizione di tutti coloro che vorranno consultare dei dati più completi.

Anche tenendo conto di eventuali problematiche dovute alla privacy e a possibili fraintendimenti nella comprensione di alcuni dati che verrebbero pubblicati, direi che, a primo sentore, l’idea è buona. Vedremo ora l’evolversi degli eventi…

Dino Biselli

 

P.S.: Ho scritto il post di getto e abbastanza di fretta, quindi scusatemi se trovate qualche incongruenza o informazione errata (che comunque vi chiedo gentilmente di segnalarmi).
Se, dopo aver riflettuto in questi giorni, dovessi ritenere di dover aggiungere o rettificare qualcosa, procederò alla pubblicazione di un nuovo post sull’argomento. Tuttavia sarei interessato ad avere una vostra opinione a riguardo

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