Guardando la tv…

Poiché in questo periodo sono a casa causa disoccupazione (piccolo inciso: ho caricato il mio profilo su LinkedIn e sono pronto a valutare eventuali proposte) durante la mattinata mi capita di assistere ad alcune trasmissioni televisive.

Ieri, nel corso di una trasmissione su Rai 3, si parlava di farmaci e del loro abuso. Non voglio entrare nel merito degli argomenti che sono stati trattati, con palesi inesattezze e altre cose condivisibili, durante il programma andato in onda, ma è stata sostenuta una tesi che mi ha lasciato alquanto perplesso.

In particolare, si sosteneva che l’aumento della spesa sanitaria globale italiana, sia pubblica che privata, sia dovuta principalmente alle prescrizioni effettuate dal medico di famiglia, e quindi alla distribuzione territoriale, indicando quindi questo ambito della spesa sanitaria totale come uno delle principali cause delle inefficienze del sistema sanitario nazionale e del relativo aumento dei costi del suo finanziamento.

Quello stesso giorno ho letto su Quotidianosanità.it ho letto l’articolo dove si riportava il contenuto dell’audizione di Paolo Siviero dell’AIFA presso la Commissioni riunite Bilancio e Affari Sociali (ecco il link), il quale ha riferito che il sistema sanitario italiano si trova a dover affrontare delle criticità dovute al cambio di paradigma del settore farmaceutico, con lo sviluppo di nuovi farmaci che sta passando dal modello blockbuster a quello di medicina personalizzata, e all’invecchiamento della popolazione.

Tuttavia, i numeri relativi al 2012 riportati da Siviero, mostrano una spesa farmaceutica globale, pubblica e privata, pari a 25,5 miliardi, di cui il 76% è stata a carico del SSN. L’incidenza della spesa farmaceutica sul totale della spesa sanitaria si è attestata al 14.85% del Fondo Sanitario Nazionale (era al 16.4% nel 2007). Ma mentre la percentuale della spesa territoriale è stata al di sotto del tetto del 13,1% (con un tasso effettivo dell’11% circa), quella ospedaliera è riuscita a rispettare a stento il tetto del 3.5%, con un tasso che nei primi mesi del 2013 ha già toccato il 4.5%.

Le ragioni di queste cifre sono dovute al sempre maggiore utilizzo dei generici per quanto riguarda la spesa territoriale (che ha determinato un abbattimento dei prezzi medi, in quanto la percentuale del volume dispensato è risultato essere in crescita del 2,35%), e al ricorso di cure ospedaliere innovative, e quindi costose, per quanto riguarda la spesa ospedaliera.

Da questi dati si può concludere che la spesa territoriale, nonostante le molte problematiche che ancora permangono in questo ambito, è tutto sommato sotto controllo, anche grazie alle numerose riforme che sono state adottate in questi anni che hanno affidato un maggiore ruolo nella filiera alla figura del farmacista, in particolare nella dispensazione dei farmaci generici.

La spesa farmaceutica ospedaliera, invece, rappresenta una voce di difficile contenimento poiché i trattamenti ospedalieri, soprattutto quelli con una marcato contenuto innovativo, sono molto costosi, e per il continuo perdurare del fenomeno del ricorso improprio al Pronto Soccorso. In ambito ospedaliero, forse sarebbe ora di affrontare altre voci di costo per limitare la spesa sanitaria, come ad esempio quelli relativi alle infrastrutture e, in alcune regioni, a quelli del personale; ma questa è un’altra storia…

Quello che vorrei sottolineare, invece, è il fatto che comunemente, ivi compreso anche il mondo dell’informazione, il Servizio Sanitario Nazionale e il mondo farmaceutico vengono descritti ancora ricorrendo a paradigmi e categorizzazioni che alle volte risalgono addirittura agli anni ’80, senza tener conto delle profonde evoluzioni che il sistema sanitario italiano e il mercato farmaceutico hanno conosciuto in tutti questi anni. Agire seguendo questi luoghi comuni significa disperdere energie e risorse perché si partirebbe da uno scenario iniziale che non esiste più.

Non si intende “difendere” il sistema (che sa benissimo difendersi da solo), ma occorre comprenderlo nella sua specificità, in quanto molto complesso e caratterizzato da peculiarità proprie non riscontrabili in altri mercati, allo scopo di mettere in atto tutte le azioni mirate necessarie ad ottimizzarne il funzionamento. Solo così ne trarrebbero giovamento il portafoglio dei cittadini e, soprattutto, la qualità delle cure e delle diagnosi da essi ricevute.

Dino Biselli

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