Medici e informatica

 

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo pubblicato sul sito Telemeditalia.it dal titolo “In Inghilterra 50.000 medici vanno a scuola di app” (ecco il link) dove viene riportata la notizia del lancio dell’iniziativa CODE4HEALTH da parte dell’NHS britannico.

Lo scopo di questo programma è quello di insegnare l’ideazione e la programmazione di app e software a 50.000 dottori, e parte dal presupposto che “se le app servono ai medici, facciamole scrivere ai medici”. In pratica il National Health service, constatata la difficoltà nel superare la riluttanza dei dottori ad utilizzare nella loro attività professionale dei programmi che non abbiano ricevuto un loro contributo nello sviluppo, ha deciso di chiedere a 50.000 di essi di creare app e programmi a titolo gratuito per cercare di favorire lo sviluppo della digitalizzazione del sistema.

Mentre leggevo quest’articolo mi sono ritrovato a riflettere sulla diffusione della conoscenza informatica della classe medica italiana, e basandomi sulle mie esperienze passate di panel administrator e di gestione del field nell’ambito delle ricerche di mercato ad hoc, il mio ricordo non è stato molto positivo su questo argomento: a parte qualche raro caso di veramente ammirevole passione verso questo argomento, anche la semplice conoscenza della sola informatica di base (Sistema operativo, Office package, gestione e-mail e navigazione Internet) da parte della classe medica italiana mi appariva alquanto approssimativa. E ciò non dipendeva dall’età del medico: sia anziani che giovani avevano problemi a compilare dei semplici questionari on-line o dei moduli inviati via file word.

Siccome sono passati circa due anni da che non mi sono più occupato di sanità in ambito professionale, ho fatto una piccola ricerca sul web per verificare se nel corso del tempo le cose siano rimaste immutate o se invece si sia assistito ad un miglioramento, e ho trovato un articolo di HD – Healthdesk che riporta i dati di una ricerca Eurisko sul tema. Da questa ricerca, con mia sorpresa accompagnata da un po’ di sollievo, risulta che la stragrande maggioranza della popolazione medica italiana utilizza internet, mentre circa la metà possiede uno smartphone e un terzo di essa anche un tablet.

E’ vero che l’utilizzo delle nuove tecnologie avviene per lo più per scopi informativi e relazionali, ma ciò indica che i numerosi programmi implementati in questi anni per diffondere la cultura informatica presso la classe medica stanno dando i loro frutti.

Rassicurato da questo quadro se non roseo perlomeno molto meno fosco di quanto pensassi, allora mi domando: perché non selezionare anche da noi dei volenterosi ed appassionati che si dedichino anche loro allo sviluppo di nuove funzionalità che possano migliorare il lavoro dei loro colleghi medici? Direi che in questo caso uno scopiazzata, se  non addirittura una collaborazione bilaterale, sarebbe quantomeno opportuna…

Dino Biselli

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