Gli Health Saving Accounts

 

Qualche mese fa ho iniziato a studiare il “Manuale di economia sanitaria” scritto dal Dottor Riccardo Zanella. A mio giudizio è un buon testo, ben scritto e ben documentato, con in più le caratteristiche della completezza degli argomenti trattati e della chiarezza dei contenuti. Nel capitolo relativo all’offerta sanitaria e ai modelli di sistemi sanitari vengono descritte delle forme assicurative chiamate Conti di Risparmio Sanitari (Health Savings Accounts) che hanno la funzione di fornire una copertura del rischio di malattia complementare all’assicurazione sanitaria o al Servizio Sanitario Nazionale e fungono, contemporaneamente, da strumento finanziario di accumulo di capitale.

In pratica gli HSA si fondano sul versamento obbligatorio, di solito con cadenza mensile, di un importo (fisso o calcolato percentualmente sul reddito) da parte del cittadino su un conto individuale, a cui possono concorre anche i datori di lavoro se non lo Stato stesso per alcune determinate situazioni (quali possono essere quelle relative a cittadini con reddito basso). Il conto è cumulativo, e quanto versato sopra di esso viene utilizzato in via esclusiva per coprire tutti i costi sanitari sostenuti individualmente o familiarmente non coperti, a seconda dei modelli sanitari adottati, dal sistema assicurativo o dal Servizio Sanitario Nazionale. Gli importi del HSA non impiegati vengono remunerati annualmente con un tasso di interesse e accumulati fino a che non si raggiunge un determinato livello oltre il quale l’obbligo di versamento viene a cessare. Il conto così accumulato può essere utilizzato anche come previdenza complementare o lasciate in eredità.

Il Dottor Zanella riporta il caso di Singapore che ha adottato questo sistema fin dal 1984 (il modello è utilizzato anche USA dal 2004 ma con la peculiarità che i Conti sono gestiti da compagnie assicurative private), e indica come suoi vantaggi la riduzione della quota di assistenza sanitaria finanziata dalla fiscalità generale e la riduzione delle richieste di prestazioni non essenziali da parte dei cittadini (riduzione del rischio morale).

Dal mio punto di vista, del tutto opinabile, le opzioni che prevedono il finanziamento della sanità (non la produzione e l’erogazione dei servizi sanitari) attraverso le assicurazioni private o il lasciare che anche essa sia sottoposta al regime di libero scambio non sono entrambe soluzioni accettabili. Non me ne voglia chi lavora in ambito assicurativo, ma temo che un sistema finanziato in tale modalità comporti per cittadino dei costi molto più alti rispetto a quelli attualmente sostenuti con la fiscalità generale. Senza contare altre eventuali problematiche, prime fra tutte le possibili discriminazione degli assicurati (come si comporterebbero gli assicuratori con pazienti naturalmente predisposti verso determinate patologie?) e la mancata copertura dei cittadini a basso reddito non in grado di sostenere i costi di un’assicurazione. Inoltre siamo in Italia… (le RC auto dovrebbero aver insegnato qualcosa).

E, nonostante i suoi difetti, sono favorevole al mantenimento del Servizio Sanitario Nazionale e dei suoi attuali LEA, perché i risparmi non si fanno sottraendo garanzie ai cittadini ma cercando di tagliare gli sprechi e creando economie di scala (tipo: perchè mantenere 20 SSR? Non sarebbe il caso di accorpare i sistemi sanitari delle regioni meno popolose con quelli delle regioni  con più abitanti? E quanto occorrerà attendere per avere un’effettiva gestione dei pazienti cronici sul territorio e non ricorrendo alla rete ospedaliera?).

Tuttavia, se si decidesse effettivamente di ridurre il perimetro dei LEA, perché non prendere in considerazione il sistema degli HSA a gestione pubblica, per far sì che i cittadini possano avere una copertura sanitaria attraverso tale sistema per le prestazioni che eventualmente non saranno più ricomprese nei livelli essenziali di assistenza? Tenete conto che questo argomento non è parte del mio stretto bagaglio di conoscenze in ambito sanitario, ma penso che avviare una seria discussione su questa possibile alternativa potrebbe essere utile… Quindi, avanti con il dibattito!

Dino Biselli

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