Ma esiste una strategia per il Sistema Sanitario Nazionale?

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Dopo le dure condizioni imposte dal Trattato di Versailles nel 1919, il ruolo di comandante in capo dell’esercito tedesco fu assegnato al Generale Hans von Seeckt: uomo con innate doti di comando e una forte capacità tattico-strategica, egli ebbe il difficile compito di riorganizzare l’esercito tedesco disunito, disorganizzato e prostrato dalla guerra. Inoltre, dovette subire anche numerose imposizioni: non superare il numero di 100.000 uomini, non dotarsi né di carri armati né di aviazione e, in seguito alle pesanti riparazioni imposte dalle potenza dell’Intesa, non ebbe a disposizione nemmeno grandi risorse finanziarie.

Eppure nel 1926, anno di congedo del generale von Seeckt, l’esercito tedesco era diventato uno dei più moderni, efficienti ed efficaci dell’epoca: una forza armata di professionisti d’elite, altamente qualificata, ottimamente equipaggiata, preparata sia culturalmente che tecnicamente, ed estremamente mobile sia negli uomini che nei mezzi.

Ciò fu possibile perché von Seeckt aveva un obiettivo ben chiaro (la creazione di un nuovo esercito efficiente ed efficace), e per raggiungere questo suo fine impostò una strategia, e la  mise in atto adattandola continuamente alle condizioni non favorevoli che l’ambiente esterno gli pose dinanzi.

Paragonare l’attuale condizione del Sistema Sanitario Nazionale italiano a quella dell’esercito tedesco appena dopo la fine della prima guerra mondiale è oltremodo esagerato, ma sta di fatto che il sistema si trova in una condizione di strisciante disorganizzazione: la regionalizzazione spinta della sanità, la mancata individuazione di soluzioni definitive al trattamento dei malati cronici al di fuori della rete ospedaliera, l’annosa questione dei ricoveri impropri, la diseguale distribuzione dei costi indicano un sistema che, se non messo a punto entro breve tempo, rischia di imballarsi ed entrare in crisi, mettendo in discussione anche le non poche eccellenze in esso presenti. Inoltre, la cronica e generalizzata diminuzione delle risorse messe a sua disposizione rischia di togliere l’ossigeno all’intero motore, sia a livello di servizi offerti (lato sanità), sia a livello industriale (lato farmaceutica e device).

I rumors sempre più insistenti che prefigurano un ulteriore taglio ai costi della sanità, il quale dovrebbe avere luogo domani con la prossima Legge di Stabilità, rischiano di far precipitare il settore in un limbo stagnante, dove  la salute non sarebbe più garantita a tutti i soggetti e/o a tutte le patologie, una diminuzione degli indici di performance relativi sia all’efficienza sia all’efficacia e un ulteriore aumento dei costi diretti a carico dei cittadini; senza contare gli effetti negativi per l’industria farmaceutica presente in Italia e tutte le attività facenti parte del suo indotto.

L’unica speranza è quella che, a fronte di questi ulteriori tagli, sia stata elaborata una strategia complessiva da dover applicare attraverso dei progetti specifici e coordinati attraverso vari step.

Quindi è da attendersi che a breve il governo indichi quali obiettivi vuole raggiungere in ambito sanitario e farmaceutico, attraverso quali mezzi e soprattutto chi sarà (o saranno) il von Seeckt a cui sarà affidato questo compito. Perché solamente se esiste una strategia chiara e ben definita allora è possibile trovare una giustificazione a questo ulteriore colpo di accetta alla spesa sanitaria…

Perché invece ho la sensazione di assistere alle avventure dell’armata Brancaleone o, peggio ancora, alle tristi razzie dell’esercito di Pietro L’Eremita?

Dino Biselli

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