Popolazione italiana e informatica

 

L’innovazione è uno dei tratti distintivi dell’intera umanità: nasce dal bisogno innato dell’uomo di creare sempre qualcosa di nuovo e di immaginare un futuro migliore rispetto alla realtà in cui vive. Nel corso della storia, il bisogno di innovazione, sebbene sempre caratterizzato da un trend positivo, non ha avuto un andamento lineare: ci sono stati secoli in cui l’umanità è rimasta pervicacemente ancorata allo status quo del momento (o ha addirittura conosciuto un forte arretramento nella sua via per il progresso), e periodi, in cui si sono avuti enormi balzi in avanti in tutti i campi dell’attività umana.

Tuttavia, è proprio con queste fughe verso il progresso che si corre il rischio di dare origine al fenomeno che si può definire “ignoranza tecnologica”: alcune fasce della popolazione, sia per motivi anagrafici, sia per motivi culturali, economici e sociali (lo Stato in cui si vive e, alcune volte dalla Regione in cui si vive) non sono in grado di aggiornare le proprie conoscenze e i propri stili di vita alle novità che l’innovazione pone dinanzi a loro.

Proprio ieri ho visitato il blog PMI.it e ho letto un piccolo post di Carlo Lavalle intitolato “Italiani indietro nelle competenze informatiche” (link) dove viene brevemente riportato che, a seguito dell’indagine Programma Valutazione Internazionale delle Competenza degli Adulti (PIAAC), in paesi quali Italia, Spagna, Polonia, Cipro e Slovacchia quasi il 20% degli individui adulti, ricompresi nella fascia di età fra i 16 e i 65 anni, non possiede alcuna competenza informatica.

Riguardo l’Italia, sono andato a ricercare velocemente qualche dato sul sito dell’Istat, e riporto qui sotto dei numeri che sembrano essere interessanti (NOI Italia)

 

Partendo dall’assunto che l’uso del personale computer significhi possedere una seppur minima competenza informatica, i dati riportati indicano che a partire dalla fascia di età ricompresa fra i 55 e i 59 anni più della metà degli individui non ha alcuna conoscenza in ambito informatico. Poiché il tasso di “ignoranza tecnologica” aumenta sensibilmente con l’aumentare dell’età, e tenendo presente che la popolazione che va dai 55 ai 75 anni e più è pari a circa 1/3 della popolazione totale (fonte: Demo Istat), ci si trova i fronte ad una realtà da tenere in debito conto nel momento in cui si impostano piani marketing in tutti i settori, ma in particolare per il pharma  e per il settore sanitario.

Infatti, la fascia di popolazione che va dai 55 ai 75 anni e più è proprio quella che ricorre maggiormente alle prestazioni sanitarie e al consumo di farmaci, vuoi per il progressivo peggioramento della salute legato all’avanzamento dell’età, vuoi per la maggior prevalenza delle malattie croniche rispetto alle altre fasce di età.

A mio avviso tale dato, con tutti gli approfondimenti del caso, dovrebbe essere presente in tutte le analisi PEST e SWOT relative a prodotti e servizi aventi come target questa fascia di età, al fine di poter effettuare delle scelte di business consapevoli senza impegnarsi in attività che progettualmente ed esecutivamente potrebbero essere anche molto belli ed interessanti ma non riscuotere alcun successo presso il cliente/consumatore.

Dino Biselli

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