Recruiting nel pharma: piccole considerazioni dalla mia (attuale) esperienza personale

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Con il post di oggi consentitemi di trattare un argomento leggermente fuori tema rispetto a quello del mondo farmaceutico in senso stretto, vale a dire il mio profilo professionale e la mia attività di ricerca di un impiego.

Se a questo punto state pensando che questo mio contributo odierno sia solamente una specie di “self promotion” del sottoscritto finalizzata a far conoscere le mie competenze e a trovare un lavoro avete in parte ragione: il mio intento è anche questo, ma non solo questo. L’altro mio obiettivo è cercare di comprendere, partendo dalla mia esperienza diretta e senza pretesa di scientificità, come funziona il sistema di selezione e reclutamento del personale in ambito farmaceutico.

La mia esperienza in ambito pharma è in effetti apparentemente anomala:

  • non ho mai lavorato in un’azienda farmaceutica bensì per società che offrono servizi per esse. In IMS Health, multinazionale che vende servizi di Business Intelligence per il pharma quali DBs con dati specifici (quali prescrizioni effettuate, sell-in, sell-out farmaceutico, consumi dei farmaci ospedalieri ecc…) e ricerche di mercato qualitative e quantitative, ho avuto modo di rimanere in contatto costante con medici delle più svariate specializzazioni in quanto mi è stata affidata la responsabilità di un panel per il servizio PROMO.360 e, in questo ambito, gestire un progetto di conversione da cartaceo a web delle informazioni reperite dal panel affidatomi. E’ stato in IMS che, grazie ad un piano di educativo aziendale molto approfondito e alla disponibilità e la competenza dei miei colleghi, ho acquisito una buona conoscenza del mercato farmaceutico e del sistema sanitario nazionale. Con Stethos, società di ricerche di mercato specializzata nel settore farmaceutico, ho acquisito invece una maggiore comprensione di come sono strutturate le ricerche di mercato, rinforzando la mia capacità di analisi, e l’assertività necessaria per confrontarmi direttamente con il cliente;
  • poiché un secondo filone di mie esperienze professionali riguarda il settore delle telecomunicazioni, può sembrare che ad un certo punto abbia voluto abbandonare l’ambito farmaceutico, ma non è così: infatti durante la prima metà del 2013 ho frequentato un Master in Healthcare & Pharma Marketing per aggiornare le mie competenze e recepire le ultime novità introdotte a livello legislativo e operativo;
  • infine i miei titoli di studio (tranne il master sopra citato) non sono inerenti all’ambito farmaceutico e sanitario.

Tuttavia, se prendendo spunto dal mio profilo, farò delle osservazioni che forse (anzi sicuramente) appariranno ovvie e che (altrettanto sicuramente) possono valere anche per altri settori.

Ciò che ho notato nei processi di selezione delle varie aziende farmaceutiche, anche per posizioni non estremamente elevate, è che ci si basa molto sulle job position delle precedenti esperienze lavorative, senza verificare le effettive esperienze maturate dal candidato nel corso della sua carriera professionale.

A riprova di ciò, posso testimoniare che nei mesi scorsi ho effettuato un colloquio telefonico con una recruiter di una affermata azienda di selezione del personale per una posizione di sales analyst in ambito pharma. La mia gentilissima (dico davvero) controparte aveva constatato l’aderenza delle mie esperienze al job profile della posizione, ma siccome le mie esperienze non erano inerenti all’ambito sales, si è trovata costretta a non far avanzare la mia candidatura perché sarebbe stata sicuramente bocciata dalle HR dell’azienda cliente.

Ciò pare significare anche che, seguendo la logica, la valutazione delle competenze sembra essere effettuata per stereotipi: pare quindi che si parta dal presupposto che se si sia ricoperto una determinata posizione presso un’azienda, non si è successivamente in grado di ricoprirne altre presso un’altra azienda (scusate se faccio ancora una volta un esempio personale ma essere un market researcher non significa necessariamente non avere capacità di project/product management, in quanto se si è stati coinvolti in tutte le fasi di un progetto di ricerca significa avere seguito il lavoro dal primo briefing con il cliente alla presentazione presso del prodotto/servizio, con tutto ciò che questo comporta nella gestione delle attività e delle scelte da effettuare: il prodotto e l’ambito sono differenti ma il processo è il medesimo). E acquisire nuove competenze specifiche a riguardo attraverso attività formative sembra non aver sortito alcun effetto a riguardo.

Inoltre, anche se ben specificato nelle lettere/e-mail di presentazione, molte volte sembra sfuggire il non piccolo particolare che determinate esperienze lavorative (nel mio caso quelle relative al settore delle telecomunicazioni) sono state motivate dalla “sopravvivenza” e non dalla volontà di cambiare settore professionale.

Va da sé che se le risorse umane delle aziende farmaceutiche si muovono su questi presupposti, è chiaro che head hunter, società di selezione, e consulenti in recruiting non potranno che operare tenendo (giustamente) conto di questo approccio dei loro clienti.

Ribadisco che queste sono solamente mie impressioni che non hanno alcun valore scientifico o di critica, ma basate sulla mia esperienza di ricerca di un impiego nell’ambito farmaceutico e nel suo indotto, e quindi non hanno un intento polemico (non escludo, anzi sono sicuro, che ci siano “errori” commessi dal sottoscritto in fase di presentazione del mio profilo, anche se i feedback ricevuti a tal proposito si contano sulle dita di una mano). Mi piacerebbe solamente avere un riscontro a riguardo, soprattutto da chi opera in HR, per sapere come effettivamente funziona il processo di reclutamento e selezione.

Grazie in anticipo!

Dino Biselli

 

P.S.: ringrazio coloro che ultimamente mi hanno proposto di intraprendere, a vario titolo, la carriera di venditore, ma mi manca il famoso “quid” per aspirare ad essa (e quindi guadagnare il necessario per sopravvivere…)

One thought on “Recruiting nel pharma: piccole considerazioni dalla mia (attuale) esperienza personale

  1. Concordo pienamente con te e, questo modo di 'selezionare il personale', si estende i tutti i settori lavorativi, non solo nel pharma. In molte occasioni mi é sembrata una scusa per piazzare i soliti raccomandati, che nonostate il periodo difficile che stiamo vivendo, non conoscono crisi.

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