La Direttiva 2011/24: minaccia o occasione da cogliere?

 

La mia tesi di laurea, che ho discusso la bellezza di dieci anni fa (giugno 2003) ha come titolo “Il pensiero politico di Mario Albertini” e un sottotitolo che indica chiaramente quale sia l’argomento sviluppato in essa: “dall’Europa degli Stati nazionali agli Stati Uniti d’Europa”. Mario Albertini è stato uno dei maggiori esponenti del Federalismo Europeo, fine pensatore, amico e avversario di Altiero Spinelli. So che l’argomento al giorno d’oggi non ha molta popolarità, ma è stato fra coloro che hanno proposto e sostenuto la creazione di una moneta unica, nella convinzione che ciò avrebbe costretto i governi degli Stati nazionali ha cedere parte della loro sovranità ad un governo europeo eletto democraticamente dal popolo europeo.

Anche se questa strategia sta dimostrando tutti i sui limiti, il processo di integrazione, attraverso la classica via intergovernativa tracciata da Jean Monnet, sta comunque continuando: a volte su cose insignificanti (e onestamente ridicole), altre volte su aspetti più seri che potrebbero rappresentare delle novità capaci di modificare nel medio e lungo periodo le abitudini e la mentalità dei vari popoli nazionali, posando così un ulteriore mattone sulla via della nascita di un vero popolo europeo come sognato da Albertini.

La prossima entrata in vigore della Direttiva 2011/24 sulla libera circolazione dei pazienti rappresenta una di queste novità (articolo di QS). La Direttiva, entrata in vigore il 25 Ottobre (in Italia il 4 dicembre quando verranno emessi i Decreti Legislativi), presenta delle problematiche a cui non è stata ancora trovata una soluzione (introduzione o meno dell’autorizzazione preventiva;  come gestire operativamente i criteri di rimborso; stipulazione di accordi di cooperazione fra Stati e istituzione dei punti di contatto). Essa è poi limitata ad alcune casistiche di assistenza e la sua adozione pratica sta subendo importanti ritardi non solo in Italia ma anche nella maggioranza dei paesi UE. Tuttavia, questa Direttiva è un altro tassello nel completamento delle politiche di libera circolazione delle persone e nella libera scelta dei servizi da parte dei cittadini.

Ci vorrà del tempo perché le norme vengano via via affinate, vengano corretti gli eventuali errori e rimossi gli ostacoli ad una piena convergenza fra le varie politiche sanitarie nazionali; processo che, fermo restando che ognuna di esse conservi le proprie peculiarità ed autonomia, in futuro potrebbe portare ad un quadro normativo europeo sulla politica sanitaria. Ci potrebbe volere del tempo perché i cittadini europei sfruttino appieno le eventuali opportunità che l’applicazione della Direttiva potrebbe concedere loro.

Ad oggi sono pochi i cittadini che decidono di recarsi al di fuori del proprio paese per farsi curare in un altro: come riportato nell’articolo de Il Sole 24Ore Sanità del 9-15 luglio 2013, il saldo negativo sofferto dall’Italia nella mobilità sanitaria internazionale è di “soli” 25 milioni di Euro, derivante dalla differenza fra i 75 milioni di uscita e i 50 milioni di entrata. Numeri che rapportati al bilancio statale possono essere considerati modesti, ma non è da escludere che in futuro possano diventare importanti con tutto quello che ne potrebbe conseguire a livello di costi per il sistema sanitario e per la sua sostenibilità. Liberato dagli ostacoli presenti fino ad oggi, non si può escludere che questo piccolo rivolo d’acqua possa diventare un impetuoso torrente…

Dal mio punto di vista è importante quindi verificare e, particolarmente in alcune regioni, cogliere l’occasione per riformare il sistema ospedaliero così da recuperare risorse da investire nelle cure di alta specializzazione, che sono quelle capaci di attrarre pazienti da altri Stati. Poiché il quadro concorrenziale non sarà più limitato solamente all’ambito nazionale e alla sua classica distinzione fra pubblico e privato, ma aperto ed inglobato in un’arena più vasta, occorre essere preparati per affrontare al meglio la nuova sfida e con una struttura ospedaliera in grado di offrire prestazioni di qualità associate a costi sostenibili.

Qual è la vostra opinione?

Dino Biselli

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