Le Case della Salute

Nella mattinata di martedì 19 novembre 2013, l’Assessore al diritto alla Salute della Regione Toscana, Luigi Marrone, ha inaugurato la 40° Casa della Salute della Toscana, la prima posta nell’area fiorentina (per la precisione nel comune di Scandicci). Ma questa non è che un altro piccolo step di un piano regionale che ha come obiettivo la costituzione di un totale di 90 Case della Salute entro la primavera del 2014. E una volta che questo piano sarà completato, si procederà al finanziamento di altre 30 da realizzare entro la fine del 2014 (vedi articolo pubblicato su Quotidiano Sanità).

Ma la Toscana non è l’unica regione italiana ad avere in programma la creazione di un’estesa rete di Case della Salute. Un’altra regione con servizi sanitari d’eccellenza come l’Emilia-Romagna ha anch’essa già inaugurato una cinquantina di Case della Salute e programmato l’apertura di un’altra sessantina entro fine anno. Altre regioni che hanno adottato il modello della “Casa della Salute” sono Piemonte, Sicilia, Sardegna, Puglia e, più recentemente, la Calabria. Inoltre, secondo quanto dichiarato dal Presidente Zingaretti non più tardi di due mesi fa, anche la Regione Lazio istituirà Case della Salute per cercare di limitare gli accessi impropri al pronto soccorso e limitare il numero di strutture ospedaliere e di posti letto, allo scopo di rispondere in maniera adeguata ai bisogni sanitari della cittadinanza e limitare la spesa sanitaria regionale (vedi articolo)

Ma che cosa è una ‘Casa della Salute’? E quali sono le sue funzioni? Nato da una proposta della CGIL (attraverso il Sindacato Pensionati Italiano e la CGIL Medici) e in seguito fatto proprio dal Ministro della Sanità Livia Turco nel 2006 (tanto da averne fatto uno dei perni su cui basare la riforma dell’assistenza territoriale da lei proposta), il modello della Casa della Salute prevede che una gamma più o meno estesa di cure primarie sia fornita in un luogo pubblico dove il cittadino possa accedere a prestazioni ambulatoriali sia di medicina generale sia di medicina specialistica, servizi di prevenzione, riabilitazione e diagnostica e altri eventuali servizi sanitari, in tempi celeri e con l’assistenza di personale competente. Attraverso questo strumento si vuole così cercare di sanare quello che fino ad oggi è stato uno dei più grossi limiti del nostro SSN: l’erogazione di servizi sanitari territoriali al di fuori dell’ambito ospedaliero. 

In ognuna di esse opera un team interdisciplinare di professionalità (MMG, medici di continuità, medici specialisti, infermieri, amministrativi, assistenti sociali) che proprio per questa sua caratteristica dovrebbe essere in grado di dare un’assistenza continuativa soprattutto ai malati cronici e, attraverso un’opportuna turnazione, garantire un’apertura al pubblico di 24 h 7 giorni su 7 (alcune realtà al momento sono aperte per sole 12h per 6 giorni a settimana, anche se alcune di esse stanno passando alle 16h).

La regione che è riuscita a strutturare meglio il modello delle Case di Cura, tanto da divenirne una realtà di assoluta eccellenza, è l’Emilia Romagna: la Regione infatti ha individuato tre tipologie di Case delle Salute, che sono state (e verrano ancora) istituite in base al bacino di popolazione a cui renderanno disponibili i loro servizi. Si è proceduto così nel configurare le Case della Salute Piccole (CSP), che si occupano di sola attività ambulatoriale generale, specialistica, di continuità e osservazionale; le Case della Salute Medie, che aggiungono ai servizi offerti dalle CSP anche quelli di pediatria, riabilitativi, di screening, di vaccinazione, di diagnostica strumentale elementare e un punto prelievi per esami di laboratorio; e le Case della Salute Grandi, che garantisco tutti servizi relativi alle cure primarie, alla salute mentale e alla sanità pubblica.

Le sperimentazioni con esito positivo effettuate in passato e l’adozione e lo sviluppo di questo modello in più regioni stanno a dimostrare una sua possibile efficacia, che comunque dovrà essere confermata negli anni a venire. Ma poiché entro breve tempo la normativa prevista dal Decreto Balduzzi diverrà esecutiva, esso dal mio punto di vista rappresenta un buon punto di partenza per la pratica applicazione delle Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) previste dalla legislazione.

Dino Biselli

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