L’inappropiatezza prescrittiva nel paziente anziano: le mie personali considerazioni

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Alcune volte mi capita di pensare scherzosamente che casa mia sembra essere il retrobottega di una farmacia. Dico ciò poiché vivo con i miei genitori e la loro età incomincia ad essere importante (per inciso rientrano entrambi nella fascia over 65) e per tale ragione gli acciacchi iniziano ad essere un po’ più frequenti e un po’ più fastidiosi ogni anno che passa. Si possono considerare entrambi generalmente in salute, ma mio padre, per una serie di ragioni, è da ritenersi un malato cronico con multimorbidità, e per questo deve assumere giornalmente dei farmaci.

Perciò non sono rimasto sorpreso quando qualche mese fa ho letto un articolo apparso su Salute 24, dove veniva riportato che il 50% della popolazione anziana, che assomma a circa 12,5 milioni di persone suddivise in 7,3 milioni di donne e 5,2 milioni di uomini, assume dai 5 ai 10 farmaci al giorno, con tutti i problemi derivanti dalla assunzione in contemporanea di differenti preparati e di aderenza alla terapia. Problemi che si presentano ancora con più evidenza nel caso in un dato momento sopravvenga una patologia acuta quale può essere ad esempio un banale virus para-influenzale che, tuttavia, necessiti di un trattamento farmacologico. In questo caso non invidio proprio il lavoro del nostro medico di famiglia, persona di provata professionalità e comprensione, che si deve destreggiare nel dover scegliere quale prescrizione effettuare tenendo conto del quadro complessivo dei farmaci assunti da mio padre.

Questa percentuale, scaturita da un’apposita indagine condotta dal Geriatrics Working Group (GWG) dell’AIFA e sollecitata personalmente dal presidente dell’Agenzia Sergio Pecorelli, dimostra come il fenomeno dell’inappropriatezza prescrittiva sia diventato un problema di una certa rilevanza, vista la tendenza all’invecchiamento della popolazione e il sempre maggior aumento dell’incidenza delle malattie croniche nei pazienti anziani. Nell’indagine viene anche sottolineato che 1,4 milioni di anziani assumono 10 o più farmaci al giorno.

L’assunzione di più farmaci in contemporanea, magari i più efficaci nella cura della singola patologia a cui si rivolge la loro azione, rischia di essere, nel migliore dei casi, inefficace, quando non addirittura dannosa, e talvolta generare qualche dubbio sulla professionalità dei medici curanti, in quanto in alcuni casi trasmettono la sensazione di procedere per tentativi. Il paziente anziano in particolare può risentire molto negativamente per un evento avverso generato da prescrizioni che non abbiano tenuto conto del suo quadro clinico generale, in quanto il suo stato di forma psico-fisico è generalmente più precario rispetto a quello di un paziente adulto. E così non è un caso che quasi il 60% dei pazienti ultra-65anni dimostri una scarsa adesione alle terapie soprattutto per quanto riguarda diabete, ipertensione, depressione e osteoporosi.

Per cercare di comprendere, misurare e elaborare proposte e azioni tese a limitare i casi di il fenomeno, l’AIFA ha individuato 13 indicatori che costituiranno la base per misurare l’evoluzione del fenomeno (ecco il comunicato stampa AIFA relativo alla comunicazione dei risultati della ricerca e una sinstesi dello studio con una prima descrizione degli indicatori). Ma ciò rappresenta solo un primo passo di un percorso che ha lo scopo di limitare l’inappropriatezza prescrittiva in modo da, usando le parole del Presidente Pecorelli, “garantire sempre meglio la qualità della vita e la salute degli anziani”, e limitare i costi che questo fenomeno scarica sul sistema sanitario. Costi che possono essere tangibili, in quanto derivanti dall’effettivo rimborso del SSN sulle prescrizioni inappropriate rilasciate dai medici o dalla cure che sono necessarie per rimediare ad un evento avverso anch’esso legato a questo motivo, e intangibili, dovuti alla socialità persa e all’eventuale disagio arrecato ai familiari del paziente anziano.

Percorso che, dal mio punto di vista, deve vedere coinvolte non solo le istituzioni, i professionisti della salute e le associazioni dei pazienti, ma anche l’industria farmaceutica con un maggior impegno nella ricerca e nella conduzione di studi clinici che si pongano come obiettivo di verificare la tollerabilità e l’efficacia di più farmaci assunti contemporaneamente da pazienti anziani affetti da più patologie.

Mi pare che assumersi questo come impegno di Responsabilità Sociale d’Impresa non possa che essere considerata un’occasione da cogliere…

Dino Biselli

2 thoughts on “L’inappropiatezza prescrittiva nel paziente anziano: le mie personali considerazioni

  1. lavoro per la farmacovigilanza e da esperienza sul campo posso affermare che spesso le prescrizioni mediche sono "proprio inappropriate", un esempio su tutti: allopurinolo spesso prescritto quando non necessario o comunque anche quando l'urato sierico è al di sotto dei 13 mg/dL negli uomini e 10 nelle donne. Stanno aumentando molto le segnalazioni di reazione avversa da allopurinolo (reazioni dermatologiche anche importanti!!).

  2. La maggior parte delle ospedalizzazioni degli anziani sono dovute proprio alla scarsa adesione alle terapie.
    Per questo in farmacia si sta studiando il modo per monitorare la compliance del paziente..

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