L’occupazione nel settore farmaceutico

 

Poiché la mia ricerca di un’occupazione in ambito farmaceutico è tuttora in corso, in questo periodo, oltre a visionare annunci di lavoro e tentare di allargare la sfera dei miei contatti attraverso una costante attività di networking, sto anche recuperando dati e analisi sulle situazione lavorative in ambito farmaceutico per capire quali siano le attuali caratteristiche dell’occupazione in ambito pharma, la sua attuale dinamica e il trend che la caratterizzerà da qui al prossimo futuro. Vorrei pertanto condividere alcuni dati e numeri anche a rischio di riportarne qualcuno già reso disponibile in altri post di questo blog.

Prendendo come riferimento il 2012, l’industria farmaceutica e biotecnologica conta 63.500 addetti a cui devono essere aggiunti altri 59.800 nell’indotto (impiegati principalmente in aziende meccaniche, di imballaggio e chimiche). Ad essi vanno poi sommati anche coloro che si occupano della filiera distributiva: 12.300 addetti nella distribuzione intermedia e 86.700 nelle farmacie. In totale, la filiera farmaco assorbe circa 222.300 risorse.

La Lombardia è la regione che conta il maggior numero di addetti sia per quanto riguarda coloro direttamente impiegati nel farmaceutico (30.000 persone) che per quelli operanti nell’indotto (16.000), seguita rispettivamente da Lazio (14.000 diretti e 5.000 nell’indotto), Toscana (7.000 e 4.000), Emilia-Romagna (3.300 e 6.000) e Veneto (2.600 e 6.500). Queste 5 regioni concentrano il 90% del totale degli addetti al settore farmaceutico impiegati in Italia. L’89,3% degli occupati del settore farmaceutico ha almeno un diploma, e il 55,6% possiede una laurea; i quadri e i dirigenti sono il 30,5% del totale. Gli uomini sono il 59,8% del totale contro il 40,2% delle donne.

Quindi il personale impiegato in ambito pharma è generalmente istruito ed ha una discreta situazione di parità di genere, anche se la presenza maschile in ambito direzionale e manageriale è ancora nettamente prevalente.

Ma i dati che permettono di comprendere la qualità delle risorse umane impiegate in ambito farmaceutico sono quelli relativi agli addetti in Ricerca e Sviluppo: 5.950 addetti che salgono a 7.169 se si aggiungono quelli che operano in ambito biotech (con una presenza femminile pari al 53.4% del totale addetti R&S).

Tuttavia, la dinamica del dato dell’occupazione in ambito pharma in Italia ha conosciuto una forte contrazione in questi ultimi anni: solo nel 2006 il settore occupava un totale di 75.000 addetti, il che significa che in soli sei anni ha conosciuto una perdita di 11.500 occupati pari al 15.3% dell’intera forza lavoro. A farne maggiormente le spese sono stati gli occupati delle reti esterne di vendita e promozione (-32%) seguiti da coloro impiegati nelle funzioni di produzione e staff (6%). Anche l’ambito R&S è stato impattato da questo calo, anche se in maniera più contenuta: nel 2006 gli addetti in ricerca e sviluppo erano 6.170, ed il calo rispetto al dato del 2012 è stato pari al 3,5%.

Dopo aver riportato questi dati, a mio parere non c’è motivo di credere che il 2013 si chiuderà con una situazione occupazionale migliore di quella descritta; anzi, molto probabilmente si osserverà nuovamente un loro peggioramento (Farmindustria ha previsto circa 2.000 esuberi per quest’anno), in quanto fattori quali la recessione economica, l’instabilità politica che non permette di raggiungere la stabilità economica e sociale, il taglio alla spesa sanitaria (quest’anno la spesa farmaceutica non è stata oggetto di manovre economiche, ma non è escluso che nel prossimo futuro possa essere sottoposta alle attenzioni del commissario Cottarelli), l’endemico ritardo nel pagamento dei crediti dovuti alle aziende farmaceutiche dal SSN, la stretta del credito bancario e, ultima ma non meno importante, la complessità burocratica che determina un forte ritardo nel lancio sul mercato di nuovi farmaci, hanno caratterizzato l’anno che sta per finire. E questi, a parte un leggerissimo miglioramento del quadro economico nazionale che dovrebbe passare da una situazione di recessione ad una di stasi (crescite dello zero virgola non possono essere considerate delle “riprese”), sono tutti fattori che persisteranno anche nel 2014, con possibili (diciamo anche probabili) ulteriori impatti negativi sull’occupazione del settore.

Dino Biselli

 

Fonti Principali
La produzione di valore dell’industria farmaceutica in Italia
Indicatori Farmaceutici – Luglio 2013
Rapporto Meridiano Sanità 2013

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