Associazione fra medici generici: risultati di una rilevazione

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 Come avranno già intuito coloro che seguono più o meno continuativamente questo blog, e come ho indicato già a partire dal mio primo post pubblicato a settembre, ho sempre tentato di dare una particolare attenzione sulle cure primarie e sulla loro evoluzione in seguito all’entrata in vigore delle norme previste dal Decreto Balduzzi. Per questo motivo, quando in questi giorni ho letto un articolo apparso su Quotidianosanità.it dove vengono riportati i risultati di un’indagine svolta dalla Fondazione Istud sull’impatto che la riforma delle cure territoriali sta avendo sui cittadini in termini di quantità e qualità delle prestazioni offerte, ho deciso di tralasciare almeno per questa volta una delle regole che mi sono dato (non trattare immediatamente un argomento appena pubblicato da un’altra fonte) e di condividere i risultati di questa ricerca.

 In questo articolo di Quotidianosanità.it vengono resi noti i risultati di un complesso progetto di ricerca condotto dalla Fondazione Istud che ha previsto due rilevazioni che hanno visto coinvolti rispettivamente 398 cittadini e 128 professionisti sanitari, e un attento esame effettuato sugli atti ufficiali di tutte le regioni italiane, a cui ne è stato affiancato un’altra svolta sul campo in dieci regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Veneto). Inoltre, a questi vanno aggiunte anche le interviste che hanno visto il coinvolgimento di politici e funzionari regionali con potere decisionale nell’ambito della politica sanitaria.

 I risultati di questa complessa ricerca hanno reso palese come la formazione di nuclei di medici di medicina generale associati o in gruppi o in rete, permette di migliorare l’esperienza del paziente in termini di accessibilità oraria, nella durata dei tempi di visita e nell’accoglienza rispetto a quanto offerto da un medico con studio singolo. Fornendo qualche dato quantitativo, l’associazionismo dei medici generici permette di ridurre del 50% il ricorso al pronto soccorso, della medesima percentuale quello alla guardia medica e addirittura del 75% a quello ai medici privati a pagamento. Vista dal lato della classe medica, l’esperienza dell’associazionismo è vissuta molto positivamente in quanto i medici intervista segnalano come si abbia un miglior confronto con gli altri colleghi e si riesca ad adottare una migliore organizzazione del lavoro, con un miglior supporto logistico e un maggior risparmio economico.

 La rilevazione condotta sui 398 cittadini ha messo in luce anche come ben il 50% del campione si sia rivolto ad un medico di famiglia che partecipa ad una forma di associazione, mentre il restante 50% sia seguito da un medico generico che ha ancora un proprio studio. Partendo da questo dato, viene comunque sottolineato il profondo divario esistente fra il Nord ed il Sud del paese, rendendo noto che mentre l’Emilia-Romagna ha il 65% di medici generici associati in gruppi o reti, la Campania, al contrario, registra un tasso di associazione pari al 30%. Stesso divario è stato registrato per quel che riguarda l’utilizzo della tecnologia nella consegna dei referti e nella gestione del fascicolo sanitario: nelle regioni del Nord si è più inclini all’utilizzo di strumenti di sanità elettronica rispetto al Sud, anche se in generale il 50% dei cittadini segnala come non sia raro riscontrare dei problemi tecnici nell’utilizzo di questi servizi e il 33% del campione addirittura denuncia un deficit informativo a riguardo in quanto questi servizi non sono mai stati portati a loro conoscenza.

 In conclusione, si può affermare che da questi primi risultati l’evoluzione della figura del medico di medicina generale, da figura isolata e confinata nel suo studio a soggetto parte di un gruppo di medici che collaborano fra di loro, sembra aver imboccato la via giusta non solo perché può permettere il miglioramento qualitativo e quantitativo dell’offerta di cure primarie ai cittadini, ma anche perché in grado contenere il ricorso improprio al pronto soccorso. Comunque, entro un lasso di tempo relativamente breve, con la piena applicazione della Legge Balduzzi potremo verificare se i dati di questa importante rilevazione saranno confermati.

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Articolo del 17 Gennaio 2014 di Quotidianosanità.it

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