Associazioni territoriali fra medici generici: opinioni e modelli a confronto

A seguito del mio intervento “Associazione fra medici generici: risultati di una rilevazione” pubblicato su questo blog qualche giorno fa, sono lieto di ospitare il contributo ricevuto dal Dottor Francesco di Coste, Founder & TrainerCoach® di ICTF – Idee Che Trasformano,  esperto nell’offerta di programmi di coaching nell’ambito della Pubblica Amministrazione ed in ambito sanitario:

 

Caro Dott. Biselli,
 rispetto al potenziamento delle cure primarie ritengo siano ormai improrogabili le Aggregazioni Territoriali. I medici di MG tenderanno sempre più ad associarsi e quello che oggi sembra essere un miraggio sono certo che presto sarà realizzato in alcune regioni: cioè la costituzione di Centri Ospedalieri di MG al cui interno ci sarà un Team capace di trattare le più comuni e semplici cause di ospedalizzazione breve.

Certo occorreranno ancora alcuni anni, dovrà essere creata una cultura imprenditoriale e manageriale, occorrerà supportare nuovi giovani leader, bisognerà facilitare alcuni meccanismi di aggregazione ma, alla fine, a mio parere, si arriverà alla costituzione di questa nuova realtà organizzativa nell’ambito del sistema sanitario nazionale.

Le società di Medicina giocheranno, a mio avviso, un ruolo pivotale in questo processo e il supporto della consulenza tecnica e manageriale non mancherà di fornire contributi già sperimentati con successo in altri ambiti.

 Mi piacerebbe coinvolgere su questo blog l’impegno di CHI, a vario titolo, può contribuire ad organizzare PerCorsi di formazione che aiutino a costruire e a gestire una squadra di medici di MG e di Specialisti, che oggi difficilmente riescono a dialogare al di fuori di una chiara definizione di ruoli e responsabilità.

Occorre richiamare le energie di chi può (e a mio avviso deve) co-sponsorizzare momenti di scambio sulla cultura gestionale e manageriale, e penso alle aziende farmaceutiche e diagnostiche che sono importanti stakeholder di sistema, ma penso anche alle Aziende Ospedale e alle ASL congiuntamente ai Comuni associati in Federsanità.

 Il successo potrà arrivare anche dalla rete per quanto non basti esser collegati per lavorare insieme. Occorre formare e coordinare i Coordinatori, purché non diventino degli inutili Primari della situazione, ma esercitino un ruolo gestionale, un ruolo tecnico-manageriale.

 In pratica in una squadra di 30-40 elementi, ognuno di questi può e deve assumere un ruolo, in base alle sue attitudini e competenze, per svolgere compiutamente una serie di attività. Ma che cosa è un ruolo? Come viene accettato e vissuto da un Medico che magari ha lavorato per 10-15 anni da solo? Perché le strutture diventino sedi di rilascio di assistenza anche alle malattie croniche occorrerà che siano concepite e costruita secondo un flusso di rete che faciliti l’interscambio tra i medici.

 Queste tematiche hanno bisogno di tempo e di focus. Perciò bisognerà rifocalizzare l’attenzione della classe medica, oggi iper-esposta sul fronte dell’aggiornamento farmacologico-clinico (decine di migliaia di convegni ECM ogni anno, spesso poco utili), sul fronte della cultura di <<impresa sanitaria pubblico-privata>>, dove la compartecipazione del privato sia vista come opportunità e non come predazione di risorse pubbliche.

 Certamente mancano gli attuativi e i finanziamenti per preparare i medici sulla componente tecnica e gestionale e bisogna tener conto che il medico di Medicina Generale non può farsi carico di tutto il lavoro di squadra, così come è giusto che vi siano nuove funzioni che si facciano carico dei rapporti di produzione e scambio di servizi all’interno dei Centri Aggregati per le Cure Primarie.

E’ necessario dunque incoraggiare l’associazionismo medico, voluto dalla Legge n° 263 del 10/11/2012 e L. 189/2012 Balduzzi, per favorire non soltanto l’assistenza h24 e ridurre gli accessi al Pronto soccorso, ma per consentire alle Aziende Ospedale di tornare ad occuparsi realmente di diagnosi e cure complesse, permettendo alla “medicina di base” di tornare a giocare il ruolo della prevenzione e di abbandonare ogni dialettica tipica della medicina difensiva; Se tutti insieme riusciremo a vincere questa sfida di una medicina del territorio più attiva, per esempio senza alcun timore verso l’interscambiabilità dei pazienti, tutto ciò favorirà le strutture territoriali trasformandole in veri e propri centri di competenza diffusa e ai medici di MG si potrà restituire un ruolo di primo piano.

Francesco di Coste
Founder & TrainerCoach® di ICTF – Idee Che Trasformano

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