Le ricerche sulla trasmissione del pensiero

 

Alcuni dei personaggi ideati dalla fantascienza che mi hanno sempre affascinato sono quelli dotati di poteri psichici e mentali tali da poter essere in grado di leggere e talvolta controllare l’altrui volontà. Soggetti come il Dottor Spock di Star Trek, Dart Fener di Star Wars e il Professor X di X-Men hanno avuto un rilevate successo di pubblico e un seguito di fans difficilmente immaginabile anche dagli stessi autori che li avevano creati.

Proprio per questo motivo sono stato abbastanza deluso dalla scarsa rilevanza che, a mio parere, gli organi di informazione e l’opinione pubblica hanno dato ad uno degli esperimenti effettuati nell’anno appena trascorso presso i laboratori della University of Washington. Infatti, il 12 agosto 2013 i ricercatori Rajesh Rao e Andrea Stocco hanno dimostrato come una persona possa pensare di effettuare un’azione e che quest’ultima sia fisicamente eseguita a distanza da un altro individuo. 

In pratica, il Professor Rao è stato collegato ad una macchina per l’elettroencefalogramma attraverso un caschetto pieno di elettrodi, mentre il professor Stocco ha indossato una cuffia da nuoto con sopra applicato uno stimolatore magnetico transcranico posizionato proprio sopra la corteccia motoria sinistra (la zona del cervello che controlla i movimenti della mano destra). Entrambi i dispositivi erano rispettivamente collegati a due computer distinti, i quali erano a loro volta connessi fra loro attraverso internet, mentre i due ricercatori si trovavano fisicamente in due studi differenti senza avere la possibilità di vedersi l’un con l’altro. Il team di supporto ha utilizzato Skype per il coordinamento dell’esperimento, ma anche in questo caso nessuno dei due protagonisti ha avuto accesso alla schermata video del servizio. Stocco indossava addirittura delle cuffie insonorizzate e non aveva alcuno schermo davanti ai suoi occhi.

Rao si è messo di fronte ad uno schermo ed ha incominciato a visualizzare un videogioco che richiedeva l’utilizzo della barra spaziatrice per fare fuoco senza però avere sotto mano un tastiera. Quando lo ha ritenuto opportuno, ha solamente pensato di pigiare la barra stando però ben attento a non eseguire alcun tipo di movimento con le mani. Contemporaneamente, nell’altra stanza Stocco muoveva involontariamente il suo indice destro, premendo la barra spaziatrice della tastiera appositamente posizionata sotto di esso proprio nei momenti adatti per colpire i bersagli visualizzati da Rao.

Ciò significa che gli impulsi elettrici del cervello di Rao (il suo “pensiero”) sono stati recepiti, codificati e trasmessi via internet da un primo computer ad un secondo, e che quest’ultimo ha decodificato e trasmesso l’impulso allo stimolatore celebrale il quale ha prodotto un impulso che ha fatto muovere il dito indice di Stocco. La cosa ha effettivamente dell’incredibile: non perché si sia dimostrato che la trasmissione del pensiero sia possibile (i ricercatori della Duke University e di Harvard avevano già dimostrato ciò con esperimenti che vedevano convolti topi e uomini e topi), ma perchè è la prima volta che tale dimostrazione sia stata resa possibile da uomo a uomo.

Per rendere più chiara tutta la dinamica sopra descritta, riporto qui di seguito l’immagine che illustra il diagramma di flusso che ha permesso di portare a termine con successo l’esperimento (immagine della University of Washington)

 

 

Tuttavia, quello che ho trovato più affascinante in questa vicenda è proprio il processo di trasmissione del pensiero che è stato ideato, e l’immaginare come esso possa essere impiegato in futuro in ambito medico: la “lettura” dell’attività celebrale e la relativa trasmissione ad un computer in grado di recepirla, convertirla e trasmetterla correttamente ad uno o più device, il tutto attraverso una pratica assolutamente non invasiva, potrebbe essere la chiave per l’utilizzo di particolari protesi in grado di consentire il ritorno alla piena autonomia tutti coloro che oggi sono costretti a muoversi su di una sedia a rotelle (come ad esempio i vari prototipi di esoscheletri progettati e realizzati da numerosi ricercatori in tutto il mondo), oppure dare la possibilità a chi si trova in stato di totale o parziale paralisi di controllare a distanza dispositivi diagnostici e/o di servizio.

La strada della ricerca relativa alla trasmissione del pensiero è ancora molto lunga, e questo non è che un altro tassello di un percorso che già nel 2009 ha visto la realizzazione, a cura del Centro Collaborazione Bsi-Toyota, di un prototipo di carrozzina controllata solamente dal pensiero. Tuttavia, anche se a piccoli passi, la scienza sta gradatamente entrando nel campo della fantascienza e sono sicuro che entro il prossimo futuro avremo delle grosse sorprese da questi studi.

Dino Biselli

 

Fonti principali
Corriere della Sera – 29 Agosto 2013
Science Daily
CNET

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