I farmaci equivalenti: i dati del rapporto Osmed

Nonostante la costante crescita che sta conoscendo da più di dieci anni e il sempre maggior peso che sta gradualmente acquisendo nel panorama dell’industria farmaceutica italiana, il mercato dei farmaci equivalenti non ha ancora assunto le dimensioni e l’importanza che gode negli altri maggiori paesi industrializzati. Eppure i provvedimenti contenuti nel decreto Salva Italia del 2012 e i successivi Decreti “Balduzzi” hanno introdotto norme che, andando ad aggiungersi a quelle già emanate nel decennio scorso, avrebbero dovuto favorire un rapido aumento dei farmaci “generici”  a scapito di quelli “branded off-patent”.

Tali considerazioni trovano conferma nel Rapporto Nazionale OSMED relativo ai primi nove mesi del 2013 pubblicato da AIFA e presentato il 6 febbraio 2013. Infatti, in questo documento non solo viene reso noto che la quota dei farmaci a brevetto scaduto è pari al 46% della spesa farmaceutica convenzionata (nel rapporto Osmed dei primi nove mesi del 2012 tale percentuale era del 38,4), ma anche che, fatto 100 questo 46%, la quota relativa alla spesa per farmaci generici è pari al solo 29,2% (comunque in aumento rispetto al 25,2% dei primi nove mesi del 2012). Inoltre, esaminando i dati riassuntivi contenuti nella tabella 12 del rapporto, risulta immediatamente evidente come il mercato dei farmaci equivalenti sia più esteso nelle regioni del Centro-Nord, mentre nelle regioni del Centro-Sud continua ad avere una certa difficoltà di penetrazione.

 

Questi dati confermano in modo inequivocabile che il valore del mercato dei farmaci generici continua ad aumentare anche se il ritmo di crescita è abbastanza blando e confermano quanto affermato durante il convegno relativo alla campagna nazionale del medicinale equivalente che si è tenuto a Milano il 10 ottobre 2013: le Regioni che hanno registrato un effetto considerevole sulla penetrazione dei generici a seguito dell’adozione dei provvedimenti previsti dalla Spending Review, ed in particolar modo l’indicazione del principio attivo in ricetta, sono quelle settentrionali (in particolar modo Piemonte, Lombardia e Toscana), mentre in quelle centro-meridionali (in particolare in Lazio e in Campania) non si sono verificati effetti di particolare rilievo. 

E, sempre partendo da questi dati, è abbastanza intuibile il legame esistente fra una minore penetrazione dei farmaci equivalenti e una maggiore propensione di un sistema sanitario regionale a sforare i tetti della spesa sanitaria. Infatti, tutte le Regioni soggette a piani di rientro in ambito sanitario, con la sola eccezione del Piemonte, sono nel Centro-Sud, come illustrato dall’immagine sotto riportata (Ministero della Salute):

 

Riguardo i motivi che nel corso di questi anni hanno determinato una certa resistenza al passaggio dai farmaci branded off-patent a farmaci equivalenti, è opinione comune che essi vadano ricercati in fattori culturali e particolarmente nella diffidenza che alcune fasce della popolazione hanno nell’acquistare un prodotto farmaceutico non riconoscibile attraverso un proprio brand. Partendo da queste considerazioni, e vista la necessità di un sempre maggior contenimento della spesa sanitaria regionale, per favorire la diffusione dei farmaci equivalenti occorre che istituzioni e protagonisti del mondo sanitario non si concentrino solamente sugli aspetti normativi, ma puntino decisamente sulla comunicazione, offrendo un’informazione mirata e rivolte non solo ai pazienti ma anche a soggetti prescrittori e farmacisiti.

Dino Biselli

 

Fonti principali:
Assogenerici
Rapporto Osmed Gennaio-settembre 2013
Aboutpharma – Equivalenti: bene la Lombardia, ma si potrebbero risparmiare ancora 106 milioni
Quotidiano Sanità – Rapporto Osmed
Ministero della Salute

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