La spesa sanitaria dei paesi OCSE

La crisi economica e i suoi effetti fanno parte ormai nostra narrazione quotidiana: tutti noi abbiamo dovuto confrontarci con gli effetti della crisi finanziaria del 2008 e con la conseguente “crisi del debito” che ha avuto inizio nel 2011. Ed anche se ciò non ci può aver toccato in modo diretto, sicuramente abbiamo avuto amici e/o conoscenti che si sono trovati in una difficile situazione o per la perdita del proprio lavoro, o per l’impossibilità di accedere al credito bancario o per altre situazioni che possono essere occorse durante questo periodo.

Adottando un’ottica più generale, il crollo del Prodotto Interno Lordo e la conseguente pressione sui conti pubblici ha indotto i governi che si sono succeduti durante questo periodo ad aumentare la tassazione (attraverso l’aumento di aliquote sulle imposte già esistenti o l’introduzione di nuove) e (cercare di) diminuire la spesa pubblica. E poiché la spesa sanitaria rappresenta uno dei maggiori capitoli di spesa, si è intervenuto anche su questa, come già segnalato in alcuni miei interventi su questo blog.

Tuttavia, questa operazione di “contenimento della spesa sanitaria” non è stata messa in atto solamente dal nostro paese: dal Working Paper dell’OCSE intitolato Health Spending Continues to Stagnate in Many OECD Countries redatto da David Morgan e Roberto Astolfi, si ha conferma che in tutti gli Stati membri dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (tranne Israele e Corea del Sud) hanno registrato un forte rallentamento del tasso di crescita della spesa sanitaria, con un dato di crescita nulla relativamente al 2010 e una crescita dello 0,5% e dell’1,4% rispettivamente nel 2011 e nel 2012 (anche se in quest’ultimo caso si tratta ancora di una stima). E si tratta di un rallentamento (e anche sensibile) in quanto il tasso medio di crescita della spesa sanitaria nel periodo che va dal 2000 al 2009 è stato pari al 5%.

La conferma di un maggior controllo della dinamica della spesa sanitaria da parte dei governi dei paesi economicamente avanzati si ha nel momento in cui si prende in considerazione la dinamica del tasso di crescita della spesa sanitaria relativo a ciascuna macro-tipologia di finanziamento, come evidenziato dal grafico sotto riportato:

Partendo dal presupposto che in media circa 3/4 della spesa sanitaria totale è sostenuta dal settore pubblico, è possibile comprendere come nel 2010 la variazione nulla nel tasso di crescita della spesa sanitaria complessiva sia in realtà dovuta alla crescita, seppure in sensibile calo rispetto agli anni precedenti, del settore privato (con spese sostenute direttamente da pazienti o da assicurazioni private), mentre il settore pubblico ha registrato un calo della spesa pari allo 0,4%. E il 2011 ha confermato questa tendenza, con una variazione nulla della spesa a carico del settore pubblico è un aumento flebile della spesa privata.

Ma i dati riportati dal working paper dell’OCSE offrono anche una fotografia indicativa di come il tasso di crescita della spesa sanitaria si distribuisce fra i vari paesi membri

I paesi che hanno conosciuto un sensibile calo della spesa sanitaria totale sono quelli che hanno patito più di tutti la crisi del debito (Grecia, Irlanda, Islanda, Portogallo, Estonia, Spagna), ma  accanto ad essi ci sono anche altri paesi (Danimarca, Regno Unito, Slovenia e Repubblica Ceca) che nel periodo 2009-2011 hanno visto calare la loro spesa in sanità. E’ evidente però che tutti i paesi europei (e non solo loro) che hanno comunque registrato un aumento della spesa sanitaria hanno riportato un tasso di crescita medio più basso (a volte anche molto più basso) nel periodo 2009-2011 rispetto a quello relativo al periodo 2000-2009 (la differenza fra i due tassi rilevata per Polonia, Repubblica Slovacca, Olanda, Francia e Belgio risulta essere molto evidente nel grafico). L’Italia ha riportato un tasso medio di crescita nullo nel periodo 2009-2011, anche se la crescita della spesa sanitaria risultava già essere sotto controllo nel periodo 2000-2009, con un tasso di crescita inferiore alla media dei paesi OCSE e alla maggior parte dei tassi dei singoli paesi membri.

Nonostante il rapporto contenga altri dati molto interessanti che saranno sicuramente oggetto di altre mie analisi, si possono già elaborare alcune considerazioni. 

  • In primo luogo, la spesa sanitaria a carico dello Stato, come peraltro già segnalato da altri studi e report, è stata oggetto di revisione in tutti i paesi avanzati, e non sembra che la spesa privata, anche se caratterizzata un tasso di crescita positivo, sia in grado di coprire gli spazi assistenziali che lo Stato lascia scoperti. La stessa spesa sanitaria privata non è più impiegata per coprire le aree a cui molto spesso è stata comunemente destinata, come l’odontoiatria o l’ottica (settori che negli ultimi anni hanno conosciuto una forte crisi in quanto considerate differibili dalla cittadinanza), ma è impiegata per accedere ad altre prestazioni, specie nella diagnostica e nella farmaceutica, fino a qualche anno fa garantite dai sistemi sanitari.
  • In secondo luogo, i sistemi sanitari europei saranno sempre più sottoposti ad una crescente pressione esercitata da due fattori contrapposti: l’invecchiamento della popolazione e la necessità di tenere sotto controllo la spesa sanitaria pubblica. L’invecchiamento della popolazione avrà come conseguenza principale un aumento dei malati cronici, e con essi una spinta ad aumentare la spesa per la cura e l’assistenza di questi ultimi. Il controllo della spesa pubblica, invece, potrebbe determinare l’uscita di alcune prestazioni o patologie dal perimetro dei livelli di assistenza garantiti dallo Stato.

In pratica, la crisi economica sta rischiando di mettere in discussione i modelli di assistenza sanitaria europei, siano essi universalistici o fondati sulle assicurazioni sociali, lasciando quindi scoperti dei livelli di assistenza fino ad oggi garantiti. Nel prossimo futuro questi ultimi rischiano anche di non poter essere finanziati interamente dalla spesa privata, poiché, se i tassi di disoccupazione rimarranno stabili agli attuali alti livelli, gli individui e le famiglie non godranno di un livello di reddito tale da poter disporre dei mezzi finanziari necessari per sopperire alle prestazioni non più offerte dalla sanità pubblica. Ciò significa che una consistente fetta della popolazione europea rischia di ritrovarsi senza alcuna copertura sanitaria e sarebbe perciò auspicabile studiare quali interventi adottare perché questo non accada.

Dino Biselli

 

Fonti principali
Quotidianosanità.it
Health Spending Continues to Stagnate in Many OECD Countries – David Morgan & Roberto Astolfi

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