Il mercato dei Medical Devices in Italia

Dopo aver dedicato alcuni post ed analisi al mercato relativo al solo prodotto farmaco, è utile dare anche spazio a numeri e considerazioni riguardanti un altro mercato da sempre ricompreso nell’ambito pharma, ma dotato di caratteristiche e dinamiche proprie: il mercato dei Medical Devices.

A tale scopo, da qualche anno Assobiomedica pubblica un rapporto annuale intitolato “Produzione, Ricerca e Innovazione nel settore dei Dispositivi Medici in Italia”, con cui fornisce un quadro analitico e prospettico sull’industria italiana dei medical device in ragione dell’importanza di questo settore nel tessuto economico italiano e nelle ricadute che esso ha anche negli ambiti sociale e della ricerca scientifica ed industriale.

Ciò trova conferma nei numeri che il rapporto rende disponibili: nel 2011 in Italia sono state censite 3037 imprese operanti nel settore dei dispositivi medici, concentrate per quasi il 70% in cinque regioni Italiane: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Lazio. Concentrazione che assume dimensioni ancora maggiori se si prende come fattore di riferimento il fatturato, con un 85% del fatturato complessivo che viene prodotto proprio in queste regioni. In riferimento al tipo di attività, il 59% delle imprese svolge un’attività solamente commerciale, mentre il 37% si occupa di produzione e il restante 4% offre servizi. 

Prendendo ancora come fattore di riferimento il fatturato, si può comprendere come ci si confronti con un mercato estremamente concentrato sia riferimento alla struttura aziendale e alla provenienza dei capitali di controllo: il 17% delle imprese ha una struttura multinazionale, ma le aziende ricomprese in questa limitata percentuale assommano circa il 70% del fatturato totale; parallelamente, solo il 10% delle aziende è controllato da capitale esteri, ma proprio esse raggiungono ben il 49% del fatturato totale. Il settore ha fatto registrare nel 2012 un tasso di esportazione superiore a quello della media nazionale anche se presenta una bilancia commerciale leggermente negativa.

Considerando le sole 1118 imprese impegnate nell’attività di produzione, tutte insieme assommano un fatturato pari a circa 7 miliardi di Euro che per il 90% è concentrato in sei regioni (le cinque riportate in precedenza più il Piemonte). Circa l’83% delle imprese (924) sono impegnate nella produzione diretta, mentre il restante 17% (194) si occupano di produzione conto terzi. Per quello che riguarda la ricerca e l’innovazione, le aziende di produzione investono in tali attività una media del 7,5% del fatturato, a fronte di una media del 4,2% nel momento in cui ad esse vengono aggiunte le imprese commerciali. L’investimento in ricerca e sviluppo vero e proprio assorbe circa il 62% del totale dei costi impiegati nella ricerca e innovazione, mentre il rimanente 38% di quest’ultima è utilizzata per la conduzione di studi clinici.

Molta importanza ha assunto il fenomeno delle start-up: nel 2011 ne sono state censite 214, di cui il 67% di esso sono derivate da uno spin-off della ricerca pubblica, mentre il restante 33% è frutto di spin-off di aziende private. Tuttavia occorre fornire un ulteriore specifica riguardo questo ultimo caso: gli spin-off delle aziende private si suddividono in spin-off veri e proprio e in processi di outsourcing di attività di ricerca da parte di aziende già affermate. Spaccando il dato del 33%, solo il 3% rientra nella prima casistica, mentre il restante 30% rientra nella seconda. La vita media delle start-up in campo dei medical devices è pari a cinque anni, con il 31% delle imprese che ha meno di 4 anni. Le start-up più “anziane” nella maggior parte dei casi sono dedicate alla diagnostica in vitro, mentre quelle di più recente costituzione hanno come loro principali attività produttive quelle relative al biomedicale strumentale, ai servizi e al software. 

Da questi dati si comprende come ci si trovi di fronte ad un settore dinamico ed innovativo, anche se sussistono alcune criticità soprattutto riguardo il livello di investimenti in ricerca ed innovazione in considerazione del loro calo di ben il 28% fra il 2010 e il 2011. Situazione che trova un’indiretta conferma nella non eccellente capacità di innovazione di prodotto, vista la 13° posizione dell’Italia nella classifica dei brevettatori di questo settore. E questo significa che, come già per il settore farmaceutico in senso stretto, anche il mercato dei medical devices deve essere sostenuto con opportuni interventi vista la crescente importanza che esso assumerà negli anni a venire.

Dino Biselli


Fonti principali
Rapporto Assobiomedica su Produzione, Ricerca e Innovazione nel settore dei Dispositivi Medici in Italia – Sintesi 2013

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