Indicatori in sanità – Prima parte: struttura e attività

1420328_66728359a
Molti degli argomenti trattati finora da MioPharma Blog hanno riguardato il sistema sanitario nazionale: la sua organizzazione, il suo finaziamento, le prestazioni da esso offerte. Tuttavia, finora non ho ancora affrontato un argomento che è di fondamentale importanza nel momento in cui si vogliono acquisire di informazioni, valutare i risultati di performance, seguire l’evoluzione di un dato fenomeno nel tempo, effettuare dei confronti, ed eseguire analisi complete ed accurate: l’attività di misurazione.

Per poter effettuare delle misurazioni ci si avvale comunemente di indicatori in grado di riassumere un aspetto o una dimensione in un semplice numero, e ciò vale anche per i fenomeni riguardanti la sanità e il sistema sanitario italiano. Esistono numerosi indicatori utilizzati in sanità che possono essere raggruppati in alcune macro-categorie, e l’analisi di questi strumenti, che sia riferita al singolo indicatore, ad una parte di essi o alla loro totalità, consente (o dovrebbe consentire) di acquisire una maggiore consapevolezza delle peculiarità del nostro sistema sanitario, dei suoi punti di forza e dei suoi punti di debolezza.

Utilizzando come riferimento il libro “Manuale di Economia Sanitaria” scritto dal Dottor Riccardo Zanella, con il post odierno voglio offrire una prima serie di indicatori utilizzati in sanità, e nello specifico quelli di struttura, che vengono utilizzati per misurare la distribuzione dei fattori produttivi e il loro utilizzo in relazione al territorio e alla popolazione e, e quelli di attività, impiegati per misurare l’attività sanitaria svolta (altri indicatori appartenenti ad altre macro-categorie saranno argomenti di post successivi).
Gli indicatori di struttura più utilizzati sono quelli relativi al personale sanitario (in generale o suddivisi per profili specifici o per ambito di lavoro), in particolare il rapporto di medici, infermieri e farmacisti per popolazione residente, oltre a quelli relativi a numeri di ambulatori, servizi di guardia medica, farmacie, consultori sempre in relazione alla popolazione residente. Ma esistono anche tutta una serie di indicatori di risorse che sono una prima misurazione di quanto un sistema sanitario sia adeguato a rispondere dei basilari bisogni di salute della popolazione. I più utilizzati sono gli indicatori relativi al numero di posti letto ospedalieri per 1000 abitanti, alla distribuzione delle apparecchiature sanitarie (attrezzature per radioterapia e per risonanze magnetiche) nella misura di unità per milione di abitante.

Fra gli indicatori utilizzati per misurare l’attività svolta, il più noto ed utilizzato anche a livello internazionale è il numero dei ricoveri ospedalieri di pazienti acuti ogni 1.000 abitanti, con la relativa suddivisione fra ricoveri in regime ordinario e in regime di day hospital. Esistono poi tutta una serie di indicatori che si avvalgono del sistema di classificazione per DRG (Diagnosis Related Groups), partendo dalla semplice distribuzione dei ricoveri in regime ordinario per singolo DRG, passando al calcolo del peso medio di tutti i ricoveri effettuati in un anno (avendo poi la possibilità di spaccare il dato per regione, ospedale, dipartimento, unità operativa), arrivando fino alla percentuale dei DRG “complicati” sul totale dei DRG omologhi. Esistono poi gli indicatori relativi al numero degli interventi chirurgici effettuati in un anno in relazione alla popolazione residente, come anche il rapporto dei ricoveri dei residenti rispetto al totale dei ricoveri effettuati e il numero di ricoveri di cittadini residenti (di unità territoriale o di regione di residenza) in relazione a 1.000 abitanti della relativa area di residenza.

Altri indicatori utilizzati sono quelli relativi all’appropriatezza dei ricoveri riferiti ad alcune particolari patologie (ad esempio il diabete): un tasso di ospedalizzazione troppo alto segnala la presenza di problemi strutturali nell’affrontare efficacemente tali patologie. Relativamente all’appropriatezza in relazione ad alcune ben determinate categorie di interventi chirurgici si utilizza come indicatore la percentuale di interventi effettuati in regime di day hospital in rapporto al totale degli interventi chirurgici effettuati. Altro indicatore utilizzato è quello dei DRG medici in reparti chirurgici che è costituito dalla percentuale di pazienti dimessi dai reparti di chirurgia senza essere sottoposti ad intervento chirurgico: un valore troppo elevato indica la presenza di ripetuti casi di ricovero inappropriato.

Riguardo le attività legate ai trapianti di organi, gli indicatori utilizzato sono: il numero di donatori morti per milione di abitanti (donatori potenziali); il numero di espianti di organi effettuati per milione di abitanti (donatori effettivi); il numero di espianti in relazione al numero di donatori potenziali; il numero di trapianti (complessivo o suddiviso per organo) per milione di abitanti.

Anche il pronto soccorso è sottoposto a monitoraggio, soprattutto per quanto riguarda il numero di accessi, la gravità delle condizioni cliniche al momento dell’accesso e i relativi esiti. Al di fuori del mondo ospedaliero, gli indicatori utilizzati sono il numero di visiti mediche per abitante e il numero di prescrizioni farmaceutiche (ricette SSN) emesse per abitante.

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Manuale di Economia Sanitaria – Riccardo Zanella

Rispondi