La ripresa degli investimenti nel pharma in Italia

Qualche settimana fa il Primo Ministro Matteo Renzi nel corso di un suo discorso ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Sono tre i punti su cui dobbiamo puntare per rilanciare il farmaceutico:

  • Primo: regole più semplici sul fisco. Bisogna semplificare; pagare le tasse non è mai piacevole, pagarle in Italia è complicato;
  • Secondo: abbiamo bisogno di regole più semplici per il mondo del lavoro;
  • Terzo: il settore farmaceutico è un settore fondamentale. Dobbiamo modulare la spesa sanitaria in modo intelligente e aggredire ogni centesimo che viene buttato via.

Investire in questo settore, settore in cui vogliamo creare occupazione di qualità, è fondamentale per rendere l’Italia un punto di riferimento a livello mondiale”.

Tali affermazioni sono state rilasciate durante la tappa del Roadshow dal titolo “Produzione di Valore” organizzato da Farmindustria presso la sede della Merck Serono a Modugno in provincia di Bari e testimoniano, aldilà delle proprie opinioni politiche che naturalmente possono anche essere diverse da quelle sostenute dall’attuale maggioranza, un certa attenzione rivolta al settore farmaceutico e alla sanità in genere.

Soprattutto il terzo punto e l’affermazione finale rappresentano un vero e proprio endorsement rivolto al pharma in Italia e una dichiarazione di intenti ambiziosa ma del tutto coerente con le capacità presenti nel nostro paese sia a livello di know-how che di risorse umane (come peraltro più volte sostenuto in altri post di questo blog).

La riprova dell’esistenza di questa forte tradizione industriale trova conferma nell’attuale e rinnovato interesse di alcuni grandi gruppi nazionali e multinazionali che hanno effettuato (o annunciato) forti investimenti nel nostro paese: dal piano di investimento messo in atto già un anno fa dal gruppo Zambon, ai circa 50 milioni di Euro di investimenti annunciati proprio da Merck Serono per il potenziamento del suo stabilimento di Modugno, all’intento di Sanofi di investire altri 28 milioni nel proprio Centro Biotech di Brindisi che si andranno a sommare ai 15 milioni già stanziati lo scorso anno. A queste realtà vanno aggiunte anche quella di Celgene, che non solo ha cambiato la propria sede principale, ma è in fase di piena attuazione di piano di assunzioni il cui intento è quello di quasi raddoppiare il numero dei propri dipendenti, passando dai 120 del 2013 ai 200 previsti per il 2015, e l’importante investimento portato avanti da Ely Lilly che proprio in questi giorni ha inaugurato la seconda linea di produzione nel polo di Sesto Fiorentino e che ha nei suoi programmi l’apertura di una terza linea con un investimento previsto pari a circa 70 milioni di Euro oltre ad un piano di assunzioni i cui obiettivo e di raggiungere un totale di 700 addetti (dai 510 attuali) entro il 2017.

E la ricetta per poter attirare ancora maggiori investimenti è stata formulata ancora dal Presidente del Consiglio il quale, rivolgendosi al Chairman Executive Board di Merck Serono, Karl Ludwig Kley, ha dichiarato:

“Noi vi garantiamo un progetto di lungo-medio periodo, invitiamo le università, le imprese a investire i territori a credere nel settore farmaceutico perché il made in Italy non deve significare solo food e fashion ma anche settore farmaceutico“.

 

L’avverarsi di questi presupposti potrebbe generare quegli effetti positivi prefigurati dal Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, il quale ha sottolineato che se l’attuale stabilità fosse garantita per altri due anni, le imprese del settore farmaceutico sono pronte ad investire 1,5 miliardi e ad assumere fino a 1.500 laureati.

In conclusione, stiamo assistendo ad una ripresa negli investimenti nel settore farmaceutico che entro breve termine (e comunque penso non prima del 2015) dovrebbe riflettersi anche a livello occupazionale. Sembra inoltre che il governo abbia compreso, almeno a parole, come il settore farmaceutico (e sanitario in genere) rappresenti uno dei pilastri della nostra economia e che la linea da seguire per il futuro non dovrà più prevedere dei tagli lineari alla spesa farmaceutica (causa primaria dell’incertezza sugli investimenti) ma una sua revisione ragionata. E’ comunque importante che dalle parole si passi in breve tempo ai fatti, visti anche gli effetti che una sana crescita del settore pharma potrà avere anche sul suo indotto e sull’attività di ricerca scientifica condotta nel nostro paese.

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Repubblica
Aboutpharma  – 23 Maggio 2014
Il Sole 24 ore Sanità
Aboutpharma – 13 Giugno 2014

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