Il Terzo Settore e il suo contributo alla sanità e alla ricerca

Come avranno notato i più attenti fra tutti coloro che hanno avuto occasione di leggere il mio Curriculum Vitae, qualche tempo dopo la laurea ebbi la possibilità di frequentare un corso focalizzato sul “Marketing Sociale“. Oggi questa definizione il più delle volte viene fraintesa, poiché con l’esplosione in questi ultimi anni del fenomeno dei social networks anni viene naturale associare la parola “Sociale” a tutto ciò che ha a che fare con esso. In realtà, il corso riguardava il marketing applicato alla realtà del Terzo Settore (o anche “settore non profit”) ed è per tale motivo che la proposta di riforma del Terzo Settore avanzata dal governo qualche giorno fa ha suscitato la mia curiosità anche se da qualche tempo non ho avuto più occasione di seguire le evoluzioni normative di questo ambito. Tuttavia, con questo post non voglio soffermarmi su ciò, ma offrire alcune veloci informazioni sul Terzo Settore e sul contributo da esso offerto in campo sanitario e in quello della ricerca scientifica.

Da sempre il Terzo Settore in Italia è stato etichettato con un termine che descrive bene la limitata comprensione di cui ha goduto in passato e che solamente oggi inizia ad essere superata: la “beneficienza”. In realtà esso ha assunto un ruolo di sempre maggiore rilevanza nell’ambito del sistema economico italiano ed europeo tanto da diventare uno degli attori principali di quel principio di sussidiarietà divenuto parte integrante dell’ordinamento giuridico comunitario e nazionale. Attualmente, se pure in maniera ancora troppo timida, sta gradualmente prendendo piede la consapevolezza che per far sopravvivere una qualsiasi realtà non profit è necessario strutturarla, ricorrendo alle medesime competenze e capacità organizzative che caratterizzano un’azienda for profit. Da ciò deriva una maggior protagonismo del non profit non solamente nelle sue aree di intervento ma anche all’interno del tessuto economico e sociale nazionale. E questa crescente importanza è sottolineata dai seguenti dati:

  • 302.000 organizzazioni non profit attive al 31 dicembre 2011;
  • 681.000 dipendenti, 271.000 lavoratori esterni, 5.000 lavoratori temporanei e 4,7 milioni di volontari;
  • un volume di entrate pari a 67 miliardi di euro che equivalgono al 4,3% del PIL.

L’ambito principale in cui sono attive le realtà (aziendali e non) del Terzo settore è quello relativo alla cultura, sport e ricreazione (in esso opera il 65% delle realtà no-profit), e ciò in apparenza dovrebbe far ritenere che il mondo del non profit ha una scarsa rilevanza per il mondo sanitario e farmaceutico. In realtà, anche se le realtà non profit attive oggi in ambito sanità sono pari al 3,6% del totale, alcune di esse ricoprono un importante ruolo all’interno del nostro Servizio Sanitario Nazionale come ad esempio alcune fondazioni o enti ospedalieri che, in convenzione con il SSN, offrono cure di alta specializzazione o assistenza riabilitativa ed infermieristica.

Ma anche l’ambito istruzione e ricerca, che vede impegnate il 5,2% del totale delle istituzioni totali, ricomprende delle realtà molto importanti in campo medico-scientifico: da tutte quelle fondazioni, associazioni o enti che svolgono una meritoria attività di ricerca scientifica (che ancora oggi richiede ingenti finanziamenti per il suo proseguimento) finalizzata ad individuare una cura per alcune patologie, fino a tutte le istituzioni impegnate nel fornire un’informazione precisa e puntuale su patologie ancora oggi incurabili e fortemente debilitanti.

Inoltre esistono realtà di tipo assistenziale che hanno un grande impatto e offrono servizi di fondamentale importanza per un intervento sanitario efficace ed efficiente, come ad esempio tutti quegli enti (in particolare la Croce Rossa) che garantiscono il trasporto di pazienti in regime di emergenza presso i vari Pronto Soccorso ospedalieri, o, ancora, che offrono il supporto psicologico e ricreativo a determinate fasce di popolazione ospedaliera, come i bambini o gli anziani, favorendo talvolta anche una migliore compliance e una maggior efficacia del trattamento a cui è sottoposto il paziente in cura.

Sicuramente nel prossimo futuro il Terzo Settore acquisirà ancora un maggior peso sia in campo sanitario che in quello della ricerca: da una parte le difficoltà di gestione dei propri bilanci da parte di Stato e Regioni e la sempre maggiore difficoltà che incontreranno le istituzioni pubbliche nel garantire direttamente un servizio efficiente ed efficace; dall’altra, costi di R&D sempre maggiori soprattutto per quanto riguarda le ricerca avente per oggetto soprattutto le patologie rare, apriranno delle opportunità in cui il Terzo Settore, grazie alla sua natura, avrà maggiori possibilità di ottenere buoni risultati rispetto agli altri attori in campo. 

Individuare delle modalità di convivenza e collaborazione fra Stato, industria e Terzo Settore, partendo da quel patrimonio di relazioni che ha permesso a queste diverse realtà di intraprendere delle iniziative di Corporate Social Responsibilty, potrebbe favorire la convivenza dei diversi attori di questi mondi in un quadro strutturato di rapporti e interazioni, e determinare una situazione (auspicabile) di vantaggio reciproco.

Dino Biselli

 

Fonti Principali:
La Stampa
ISTAT – Censimento non profit
Unicredit – Il Terzo Settore in Italia

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