Indicatori in sanità – Terza parte: Efficacia

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Nel precedente mio post relativo agli indicatori in sanità ho cercato di offrire una breve descrizione degli indici impiegati per misurare l’efficienza di un sistema sanitario. Ma l’aver trattato il tema dell’efficienza pone anche l’obbligo di misurare quanto i servizi offerti da un sistema sanitario attraverso le sue prestazioni mediche, diagnostiche, ambulatoriali e ospedaliere, siano in grado di migliorare lo stato di salute dei pazienti. In pratica, occorre misurare la loro efficacia.

Come già osservato in riferimento all’efficienza, anche l’efficacia può essere misurata sulla globalità del sistema sanitario o solamente su determinati aspetti patologici, di sistema e geografici. Infatti, essa può essere analizzata avendo come riferimento il sistema sanitario nel suo complesso, o i singoli servizi sanitari offerti a livello strutturale, o, ancora, le tecnologie utilizzate per l’offerta di una prestazione sanitaria.

Riguardo i sistemi sanitari, la misurazione dell’efficacia avviene attraverso:

  • il tasso di mortalità (o in generale o riferito ad altre sottocategorie (come ad esempio l’età o la patologia sofferta);
  • il tasso di mortalità del periodo feto-infantile;
  • la speranza di vita (generale o di vita sana);
  • il tasso di morbilità (sia a livello di incidenza che di prevalenza);
  • il tasso di mortalità evitabile.

Facendo riferimento ai servizi sanitari offerti, vengono presi in considerazione altre tipologie di indicatori quali:

  • il tasso di successo degli interventi chirurgici;
  • il desease staging (indicatore di severità delle malattie) e il Patient Severity Index (tasso di severità dei pazienti);
  • i tassi di incidenza/prevalenza relativi a determinate patologie e/o situazioni di rischio e il loro relativo monitoraggio;
  • la frequenza degli esiti avversi;
  • il tasso di sopravvivenza per patologie ad esito letale;

La misurazione dell’efficacia nell’impiego delle tecnologie tiene conto dello scopo per le quali esse sono utilizzate:

  • riguardo le tecnologie applicate in ambito terapeutico è possibile misurarle attraverso degli studi clinici randomizzati e sottoposti a controllo per mezzo di scale valutative delle condizioni di salute;
  • le tecnologie in ambito diagnostico, invece, si procede alla misura di fattori quali: sensibilità, specificità, accuratezza, valore predittivo e il rapporto di verosimiglianza (likelihood ratio).

Ma gli indici di efficacia assumono un’importanza assolutamente rilevante quando questi sono ponderati rispetto al costo e, a tal proposito, sono stati studiati appositi indicatori suddivisi in tre macro-categorie: gli indicatori di Costo-Efficacia, gli indicatori di Costo-Utilità e gli indicatori di Costo-Beneficio.

 

Costo-Efficacia
Gli indicatori che rientrano in questa categoria rapportano l’efficacia di una terapia e/o diagnosi (espressa in unità naturali come ad esempio pressione arteriosa, anni di vita guadagnati, morti evitate, etc…) con il costo. Il loro utilizzo, nell’ambito di una medesima patologia, avviene principalmente per effettuare il confronto dell’efficacia rispetto al costo di un trattamento con quella rilevata relativamente ad altre terapie alternative. Ciò significa che per la scelta di un determinato trattamento (o intervento) si effettuerà un confronto fra i vari indici di costo/efficacia, in particolare nei casi in cui alcuni trattamenti presentano sì una migliore efficacia ma, contemporaneamente, un costo maggiore rispetto ad altri trattamenti alternativi.

Il confronto fra le alternative avviene tramite l’utilizzo del rapporto Costo/Efficacia medio (con al numeratore la somma dei costi diretti dell’intervento più i costi degli effetti secondari legati all’intervento effettuato e i costi associati, e al denominatore il numero di anni guadagnati dall’attuazione dell’intervento oggetto di analisi) o del rapporto Costo/Efficacia marginale o incrementale (con al denominatore la differenza risultante dalla sottrazione del costo della terapia oggetto di indagine con quella di confronto e al denominatore la differenza risultante dalla sottrazione fra i numeri di anni di vita salvati con la terapia oggetto di indagine e quelli relativi alla terapia di confronto).

 

Indicatori Costo-Utilità
Questi indici rappresentano un’evoluzione degli indicatori di Costo-Efficacia e hanno come oggetto di misurazione gli anni di vita guadagnati dal paziente, mettendone però in luce l’aspetto utilitaristico degli effetti prodotti da una prestazione sanitaria. Le principali analisi relative al rapporto Costo/Utilità sono la QALY, vale a dire l’efficacia espressa in anni di vita buona guadagnati, e la DALY, cioè gli anni di vita guadagnati senza disabilità.

Il loro utilizzo non è quindi solo limitato al confronto di due differenti interventi nell’ambito della medesima patologia, ma si estende anche (e soprattutto) nell’attività di valutazione di differenti piani terapeutici alternativi rivolti a diversi e distinti gruppi di pazienti.

 

Indicatori Costo-Beneficio
Questa famiglia di indicatori viene impiegata per misurare i benefici economici che l’intero sistema sociale ha ottenuto (o otterrà) attraverso il miglioramento del livello di salute derivante dal costo sostenuto per un intervento diagnostico e/o terapeutico. In sostanza, il raffronto fra diverse opzioni terapeutiche avviene seguendo considerazioni prettamente economiche.

In base alle circostanze, nella scelta della migliore prestazione sanitaria si possono prendere in considerazione o il beneficio netto (che si ottiene attraverso la differenza fra la valutazione economico-numerica del beneficio ottenuto (o atteso) e i costi sostenuti per la prestazione offerta: viene così scelta la prestazione che, in termini assoluti, presenta un beneficio netto più elevato), oppure il rapporto beneficio/costi del trattamento analizzato (confrontandolo con il medesimo rapporto registrato da altre opzioni terapeutiche).

Dino Biselli

 

Fonti Principali:
Manuale di economia sanitaria – Riccardo Zanella

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