La Riforma Sanitaria Lombarda

Vivendo in Lombardia non posso evitare di trattare l’argomento sanità nel momento in cui tale materia sta diventando uno dei temi di maggior attenzione del dibattito regionale, in seguito al progetto di riforma sanitaria approvato dalla giunta Maroni e già anticipato questa estate con la pubblicazione di un Libro Bianco ad essa dedicata. Non è difficile comprendere l’importanza che un progetto di riforma della sanità lombarda riveste non solo per la Regione ma anche per l’intero quadro nazionale. Infatti la Lombardia ha poco meno di 10 milioni di abitanti, pari ad un sesto dell’intera popolazione italiana, ed è la prima regione italiana per importanza economica poiché da sola contribuisce per circa un quinto all’ammontare complessivo del PIL italiano.

Ma in ambito sanitario essa ha un ruolo ancora più rilevante in quanto è la sola regione italiana che fin dalla riforma del 1997 ha adottato un modello di organizzazione di quasi-mercato, riconoscendo al cittadino la “libertà di scelta“, vale a dire la possibilità di rivolgersi indistintamente e senza costi aggiuntivi sia alle strutture pubbliche sia alle strutture private convenzionate con il sistema sanitario regionale attraverso lo strumento dell’accreditamento. Caposaldo che viene ribadito anche nella proposta di riforma approvata dalla giunta regionale, insieme a quello della competitività fra pubblico e privato ed accanto alla presentazione di un rinnovato modello di organizzazione che separa le funzioni di programmazione, erogazione delle prestazioni sanitarie e di controllo, e alla definizione della nuova mission della sanità lombarda tesa a favorire il passaggio dalla “cura” al “prendersi cura”.

La proposta di riforma prevede la creazione di un Assessorato Regionale al Welfare che comprenderà tutte le strutture oggi di competenza dell’Assessorato alla Salute e dell’Assessorato alla Famiglia, Solidarietà Sociale, Volontariato e Pari Opportunità, proprio per concentrare in una direzione unitaria tutte le politiche tese a favorire la salute dei cittadini non solo limitatamente all’ambito sanità, ma coordinando quest’ultimo con gli interventi rientranti anche in ambito sociale e assistenziale. In ambito prettamente sanitario, le funzioni delle attuali ASL e AO vengono suddivise fra  due diversi soggetti:

  • Le attività di programmazione, accreditamento, acquisto e controllo vengono demandate a poche Articolazioni Socio Sanitarie Locali (ASSL) coordinate a livello regionale dalla costituenda Agenzia per la Tutela della Salute (ATS);
  • L’erogazione effettiva dei servizi sanitari è demandata alle Aziende Integrate per la Salute e l’Assistenza (AISA) che avranno il compito di fornire tutti i servizi sanitari necessari per far sì che i LEA vengano garantiti sia a livello ospedaliero che territoriale. Per quel che riguarda le cure territoriali, le AISA si possono avvalere di due distinte forme di UCCP (Unità Complesse di Cure Primarie) previste dalla proposta di legge regionali, al fine di offrire le cure più adeguate ad ogni tipologia di paziente. Tali strutture sono i Presidi Socio Sanitari Territoriali (PreSST), che assumerebbero il ruolo di riferimenti territoriali per quel che riguarda le cure primarie, ambulatoriali, sociosanitarie e sociali, e i Presidi Ospedalieri Territoriali (POT), che integrano le funzioni dei PreSST attraverso ricoveri medici di bassa intensità, day surgery, cure intermedie, sub acuti, chirurgia ambulatoriale e hospice. Con riferimento all’assistenza ospedaliera, ogni singola AISA si avvarrà dei Presidi Ospedalieri presenti sul proprio territorio di competenza, impiegando il proprio polo ospedaliero per prestazioni in acuzie e in elezione. Inoltre la regione riconoscerà una rete di strutture specialistiche di riferimento che possiedono caratteristiche di multidisciplinarietà e alta complessità. Tale rete ricomprende gli IRCCS, le sedi principali dei poli universitari e talune AISA.

Altre modifiche agli assetti organizzativi riguardano una maggiore centralità dell’Azienda Regionale Centrale Acquisti nella gestione delle gare di appalto in ambito sanità, e l’istituzione dell’Agenzia di Controllo del Servizio Socio Sanitario Regionale  che avrà funzioni di vigilanza e controllo sull’intero servizio socio sanitario regionale.

Ma il progetto presenta interessanti novità anche in relazione ai modelli di cura dedicati ai pazienti cronici, associando ad ogni singola patologia cronica un  Percorso Diagnostico Terapeutico (PDT) (Percorso elaborato e/o riconosciuto dalle Società Scientifiche di riferimento per quella data specializzazione e/o patologia) al quale viene attribuito un controvalore economico che sarà utilizzato dalla struttura che prenderà incarico il paziente per effettuare tutti i controlli e gli interventi necessari previsti dal PDT allo scopo di monitorare e controllare la patologia cronica ed evitare ricadute e riacutizzazioni (già oggi sono in fase di sperimentazione i CReG).


In sostanza questa proposta di riforma, recependo in modo organico le modifiche introdotte dalla normativa nazionale nel corso di questi anni e in seguito a casi di corruzione a danno del sistema sanitario regionale, se approvata introdurrebbe dei profondi cambiamenti all’assetto istituzionale della sanità lombarda, attenuando la sua peculiarità rispetto agli altri modelli di organizzazione sanitaria regionale, ed avvicinando il suo layout a quello proprio del modello ad “Aree Vaste”, cercando comunque di conciliare tali modifiche con il principio del “quasi mercato”.


Nonostante ciò, la proposta è soggetta numerose critiche, anche se le principali sono due:

  • Il voler distribuire su due diversi enti le funzioni di programmazione e di erogazione dei servizi sanitari (il timore è che si possa generare un aumento del carico burocratico in quanto finora queste due funzioni erano svolte da un unico soggetto quale l’ASL);
  • Per alcuni critici il modello di cura proposto per il trattamento e la gestione dei pazienti cronici è ritenuto essere un ostacolo al diritto di libera scelta garantito al cittadino, in quanto si ritiene che la struttura che prenderà in carico il paziente cronico molto probabilmente veicolerà il paziente verso i propri centri diagnostici e di cura. Inoltre, attribuendo un controvalore economico al PDT si pone un limite al libero godimento di servizi sanitari (in pratica: se nel corso di un anno detto controvalore viene ad esaurirsi e il paziente cronico necessita ancora di servizi sanitari, che cosa succede? Non gli vengono più garantiti?).

Detto ciò sarà interessante verificare nei prossimi mesi se e come tale proposta di riforma sarà modificata (non solo in relazione ai punti sopra esposti ma anche in relazione ad altri temi delle proposta di riforma che non mi è possibile trattare in questa sede) e con quale testo sarà approvata. Sicuramente essa avrà un impatto non indifferente su tutto il sistema sanitario italiano.

Dino Biselli

 

Fonti Principali 
Libro Bianco sullo sviluppo sociosanitario in Lombardia
Disegno di Legge Regionale – Quotidiano Sanità
Quotidiano Sanità

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