Il Rapporto CREA-Sanità: gli Stakeholders e i Sistemi Sanitari Regionali

La valutazione delle performance di un sistema sanitario e la loro comparazione con quelle riportate da altri sistemi sanitari è un esercizio di non poco conto e di difficile esecuzione, soprattutto quando si mettono a confronto i sistemi sanitari nazionali caratterizzati da logiche assistenziali e gestionali profondamente diverse tra loro. La maggior difficoltà sta nell’individuare quanti e quali sono i paramenti chiave a cui fare riferimento e, soprattutto, che “peso” attribuire ad ognuno di esso, senza dimenticare che anche il metodo di calcolo utilizzato ha una forte influenza sul risultato finale.

Già nel novembre 2013 avevo scritto un post relativo a questo argomento dal titolo La valutazione generale del sistema sanitario con il quale riportavo la forte anomalia rappresentata dalla posizione del nostro sistema sanitario in due diverse graduatorie: in una, quella di Bloomberg, era posizionato al sesto posto, mentre in un’altra, quella stilata dall’Euro Health Consumer Index, esso risultava posizionato al ventesimo posto. Neanche a farlo apposta, dopo circa un anno il divario fra queste due rilevazioni è diventato ancora più ampio, con la classifica di Bloomberg che posiziona il nostro sistema sanitario al terzo posto al mondo, mentre nella classifica di Euro Health Consumer Index esso viene piazzato al ventunesimo posto. Ciò fa capire come l’avere in maggiore considerazione o meno alcuni aspetti (la classifica Bloomberg pone maggiore attenzione sull’efficienza, mentre l’Euro Health Consumer Index si pone l’obiettivo di valutare i sistemi nel loro complesso) possa avere un’influenza decisiva nella determinazione del risultato finale.

Tale problema diviene di più facile gestione quando, invece, si confrontano più sistemi sanitari che agiscono in un quadro normativo ed operativo comune, come lo sono i vari sistemi sanitari regionali nell’ambito del sistema sanitario nazionale italiano. Anche in ambito nazionale esistono varie graduatorie ottenute dall’analisi dei diversi SSR delle regioni italiane, e una di quelle che è stata condotta con metodologia del tutto particolare per il settore healthcare è l’indagine Una misura di performance dei SSR realizzata da Crea Sanità – Università di Roma Tor Vergata. Giunta alla seconda edizione, il metodologia che sottostà a questo rapporto ha come obiettivi principali il rendere disponibile al pubblico un’analisi multidimensionale e il coinvolgimento di diverse tipologie di stakeholders, i quali non solo possono esprimere differenti valutazioni sui diversi indicatori selezionati ma anche attribuire loro un diverso valore d’importanza.

In pratica, per realizzare questo studio sono stati coinvolti esperti di ogni parte d’Italia e segmentati in cinque differenti categorie di stakeholders: Utenti (Associazioni di cittadini, sindacati, stampa); Professioni Sanitarie (MMG, medici ospedalieri, emergenza, infermieri, farmacisti); Management Aziendale (Direttori Generali, Sanitari e Amministrativi); Istituzioni (Assessorati Generali, Agenzia Nazionale della Sanità, AIFA); Industria medicale. Tutti loro hanno espresso le loro preferenze, con un punteggio da 0 (punteggio peggiore) a 100 (punteggio migliore), su alcuni set di indicatori suddivisi a loro volta in quattro categorie (o Dimensioni): Economico-Finanziaria, Sociale, Appropriatezza ed Esiti

Inoltre è stato richiesto ai singoli componenti del panel di attribuire il livello di importanza su ogni singolo indicatore, in modo tale da verificare non solamente quali siano le dimensioni che per ogni tipologia di stakeholders hanno maggior importanza rispetto alle altre, ma anche osservare la dinamica che l’attribuzione di “peso” subisce nel tempo nell’ambito dello stesso gruppo di stakeholders in parallelo con l’evoluzione del contesto politico, sociale ed economico del paese. Inoltre, poiché non tutti gli indicatori forniscono la medesima utilità possono verificarsi casi in cui il risultato attribuito ad un obiettivo può anche essere parzialmente compensato da un altro.

Da questa ricerca è emerso che su un punteggio complessivo finale ricompreso fra 0 e 1, sono solo cinque i sistemi sanitari regionali che hanno riportato un punteggio superiore a 0,7 (in ordine dal primo al quinto, quelli di Toscana, Veneto, Provincia Autonoma di Trento, Emilia Romagna e Piemonte), mentre altre nove hanno riportato un punteggio superiore a 0,6 (Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Umbria, Lombardia, Marche, Liguria, Abruzzo, Lazio e PA di Bolzano) e gli ultimi sette un punteggio pari o inferiore a 0,5 (tutti in  regioni del Sud Italia). Se si osservano i dati relativi ai singoli stakeholders, non ci sono grandissime differenze di ordine di graduatoria e di punteggio, tranne che nella posizione della ottenuta dal SSR della P.A. di Trento in seno alla categoria Utenti  (12°posizione) e dal SSR della Liguria nella categoria Istituzioni che viene valutato come sesto miglior sistema. 

Ma ancora più interessante è osservare come la dimensione sociale e quella economico-finanziaria abbiamo aumentato il loro “peso” se i dati relative a queste ultime vengono confrontati con quelli rilevati nella prima edizione dello studio, segno che le difficoltà di accesso alle cure da parte dei cittadini e la continua pressioneesercitata dagli organi di governo per un più stringente controllo dei costi hanno indotto gli stakeholders, presi nel loro complesso, a porre minor attenzione alle problematiche relative all’appropriatezza e agli esiti.

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Quotidianosanità
Il Sole 24 Ore Sanità
Il Rapporto Crea Sanità – Università di Roma Tor Vergata
Sito CREA-Sanità di presentazione del progetto

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