I nuovi dispositivi biorobotici

Nell’ottobre del 2013, poco dopo la creazione di MioPharma Blog, scrissi un post intitolato “Ancora biotecnologie: stanno arrivando gli organi bionici”, il cui intento era quello di mettere in luce come il progredire della tecnologia stava interessando anche l’ambito medico e sanitario, ed in particolare il campo diagnostico e protesico. Dopo circa un anno e mezzo dall’aver scritto questo mio contributo, non posso che confermare quanto da me riportato allora, fornendo nel contempo un piccolo aggiornamento su tutto ciò che è stato sviluppato negli ultimi mesi nel campo della biorobotica e che potrebbe avere un forte impatto sul miglioramento della qualità della vita di tutti coloro che sono costretti a ricorre all’ausilio di protesi per svolgere alcune delle attività quotidiane che per un normodotato sono del tutto naturali e scontate.

Come prima cosa vorrei segnalare l’installazione di un “occhio bionico” su di un paziente recentemente avvenuta presso la Mayo Clinic in Minnesota con un’operazione chiamata Second Sight. Nello specifico, si tratta dell’installazione di un microchip all’interno del bulbo oculare in grado di gestire l’invio degli impulsi elettrici direttamente al nervo ottico. La “visione” avviene attraverso una telecamera collegata con il microchip e montata su occhiali speciali. Per tale motivo, non si tratta di un vero e proprio sostituto dell’occhio, ma di un dispositivo complementare che interagisce con esso. Tale impianto è stato installato su un uomo reso completamente cieco da più di dieci anni a causa di una malattia degenerativa chiamata retinite pigmentosa, e, nonostante le necessarie regolazioni e la lunga riabilitazione a cui egli si dovrà sottoporre, il nuovo device gli permette di distinguere forme, persone e la sua immagine riflessa in uno specchio.

Un’altra sperimentazione che sembra essere coronata dal successo e il cui sviluppo potrebbe rappresentare una nuova speranza per tutto coloro che sono privi di arti superiori è stato quello che ha visto l’installazione di due braccia modulari bioniche (destra e sinistra) ad un uomo del Colorado, il quale è in grado di controllare i loro movimenti volontariamente attraverso la sua mente. In pratica, gli specialisti della Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory hanno impiantato le due protesi a quest’uomo privo di entrambe le braccia connettendole con i nervidella spalla e della parte superiore del tronco, permettendogli così di muoverle solamente con il pensiero.

Infine, pochi giorni fa è apparsa sui giornali una notizia che interessa tutti coloro che hanno subito l’amputazione di un arto inferiore: lo sviluppo di gambe bioniche reso possibile grazie al progetto europeo Cyberlegs coordinato dall’Istituto di Biorobotica della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. In realtà sono state ideate e realizzate più versioni di questo nuovo dispositivo: si va da un tutore del bacino in grado di far flettere ed estendere l’anca che funziona attraverso un dispositivo contenuto in uno zainetto facilmente indossabile e trasportabile, ad un dispositivo transfemorale motorizzato in grado di permettere di camminare, salire e scendere le scale e sedersi, alla combinazione di questi due sistemi attraverso un loro utilizzo congiunto.

Già solo con la descrizione di questi tre dispositivi biorobotici è possibile immaginare come questi nuovi device  potrebbero cambiare la vita di molte persone oggi costrette ad avere una limitazione nella loro libertà di movimento a causa delle loro menomazioni fisiche. E c’è da scommettere che  entro breve tempo, tali innovazioni, con l’adozione e l’esecuzione di piani industriali di ricerca e sviluppo, saranno pienamente accessibili a tutti coloro che già oggi ne hanno bisogno.

Dino Biselli

 

Fonti principali
Huffington Post
La Stampa
La Repubblica

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