La percezione dei farmaci generici da parte di medici, farmacisti e pazienti

Dal loro ingresso nel mercato italiano i farmaci generici ha conosciuto un lento ma costante aumento della loro quota di mercato, anche se le aspettative di economisti e politici nel corso degli ultimi anni sono state di gran lunga disattese nonostante gli sforzi di aziende, associazioni di categoria ed enti regolatori nel tentare di promuovere una cultura del farmaco generico, e malgrado ad oggi esistono ancora degli ostacoli che ne frenano la diffusione.

Proprio con riferimento a questo settore del mercato pharma lo scorso 5 maggio a Roma è stato presentato lo studio “Il sistema dei farmaci generici in Italia – Scenari per una crescita sostenibile” redatto da Nomismaper conto di Assogenerici attraverso il quale si espongono le analisi effettuate per fotografare lo stato attuale del settore, e vengono proposte delle soluzioni in grado non solo di favorire una maggior diffusione dei farmaci generici ma anche un risparmio consistente da qui agli anni avvenire sia per i cittadini che per le casse dello Stato.

Con il contributo odierno ho intenzione di concentrare la mia attenzione solo una piccola parte di questo studio: quella che analizza i comportamenti individuali e i loro determinanti,  ottenuta da una rilevazione condotta sulle tre tipologie di soggetti coinvolti in modo diretto nella filiera di utilizzodei farmaci equivalenti: medici, farmacisti, consumatori/pazienti. Attraverso tre studi, uno per ogni tipologia, sono stati sottoposte ad indagine le esperienze dirette riguardanti la prescrizione, la distribuzione e l’impiego dei farmaci generici.

Dalla parte dello studio riguardante i medici risulta evidente come essi dimostrino ancora una certa preferenza per i farmaci che per primi hanno ottenuto il brevetto rispetto a quelli generici entrati nel mercato grazie alla scadenza di quest’ultimo. Le cause di tale atteggiamento risultano essere dovute principalmente a due fattori: in primo luogo alle caratteristiche del farmaco, in particolare quando il quadro clinico del paziente presenta caratteristiche di gravità e complessità; in secondo luogo alla necessità di evitare di ingenerare della confusione informativa nei pazienti, in particolare in quelli anziani. A questo ultimo fattore è legata un’altra motivazione definita come “vuoto informativo”: l’esistenza di troppi titolari di AIC non permette ai medici di ottenere informazioni complete sull’affidabilità di molte aziende produttrici di farmaci equivalenti, inducendoli a continuare a preferire i farmaci originator con cui hanno sicuramente più esperienza.

Il fattore della diffidenza dei medici nei confronti dei farmaci generici si riscontra anche nell’opinione espressa dai farmacisti intervistati, i quali sottolineano pure come essa abbia ancora una forte incidenza sulle scelte del paziente. Ma non solo: secondo i farmacisti anche il “vuoto formativo” prima descritto ha un suo peso non indifferente nell’ostacolare la diffusione dei farmaci equivalenti.

Di sicuro interesse sono i dati relativi ai raccolti relativi ai pazienti: in primo luogo si ha la conferma che il medico conserva la sua centralità solamente nella fascia più anziana della popolazione (oltre i 60 anni), mentre nella fascia di media età (41-60) e più giovane (18-40) il farmacista (maggiormente per la prima di queste fasce) e le fonti informative alternative stanno avendo un ruolo sempre maggiore nel determinare la decisione di utilizzo dei farmaci generici. Da tale rilevazione risulta che il 95% dei consumatori conosce i farmaci generici, che il 71% li usa e che il 52% di questi ultimi afferma che più del 70% dei farmaci da loro assunti con regolarità sono farmaci equivalenti. Il pregiudizio, al contrario, è il fattore predominante fra coloro, il 29%, che non li utilizzano: ben il 47% di questi ultimi hanno dichiarato di non assumere farmaci generici perché non si fidano.

La percezione positiva dei pazienti nei confronti dei farmaci generici, fondata sulla considerazione che siano tanto sicuri quanto i farmaci di marca e sull’opportunità che essi danno di ottenere dei risparmi sia per le proprie tasche sia per quelle statali,  trova conferma nell’esperienza dei farmacisti, i quali riportano come i farmaci prescritti senza la clausola di non sostituibilità siano molto spesso convertiti con i generici quando il farmacista propone lo switch.

Le considerazioni sopra riportate non sono di certo esaustive (e per avere un quadro completo dello studio invito a consultare il link allegato relativo ad esso), tuttavia contribuiscono ad inquadrare quali possano essere ulteriori punti di criticità relativi alla diffusione dei farmaci equivalenti rispetto a quelli già noti, e a studiare interventi per poterli affrontare e superare.

Dino Biselli

 

Fonti Principali
AboutPharma
Studio Nomisma/Assogenerici

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