La valutazione della Sanità Pubblica nel Rapporto Annuale ISTAT 2015

Nonostante tutto gode ancora di una buona reputazione. Anche se attaccato, considerato (a torto o a ragione) poco efficiente, costoso, assolutamente non in linea con gli standard raggiunti da altri modelli; nonostante scandali, corruzione, inchieste, sprechi, baronie, nepotismi vari. Nonostante tutto ciò, il nostro Sistema Sanitario Nazionale sembra godere ancora di una buona reputazione. Almeno questo è quello che  risulta leggendo le pagine del Rapporto Annuale Istat 2015, nel quale il criterio della qualità percepita, oltre a quello dell’accessibilità all’assistenza, viene preso come parametro per misurare l’equità allocativa presente nelle varie regioni italiane.

Nel complesso, il 60,8% della popolazione adulta esprime un giudizio positivo sul SSN pubblico, anche se, “spaccando” tale dato su scala regionale, risultano esserci forti differenze di valutazione fra regione e regione, in particolare fra quelle sottoposte a piani di rientro e quelle che non sottostanno a tali programmi di controllo dei costi sanitari. E, come riporta l’ISTAT, si sta assistendo ad una polarizzazione dei giudizi, con punte del 30% di cittadini molto soddisfatti della sanità pubblica nelle regioni del Nord, mentre in quelle del Sud Italia la quota dei fortemente insoddisfatti tocca punte del 30%.

Ma questa indagine territoriale è stata effettuata ancora più in profondità, vale a dire analizzando i dati suddivisi per singola ASL, portando alla luce come in alcune regioni (in particolare Piemonte e Toscana) ci sia una forte eterogeneità interna nel grado di soddisfazione.

Tuttavia, è interessante notare come il dato della soddisfazione migliori sensibilmente quando si richiede di esprimere un giudizio sulle prestazioni sanitarie a coloro che nel corso di un intero anno (nel caso dell’indagine ISTAT il 2013) ne hanno usufruito attraverso la sanità pubblica: in tal caso la percentuale di soddisfazione sale fino al 71,5%, confermando un fenomeno già segnalato in un mio precedente contributo del 2013 (Gli italiani e il loro giudizio sul SSN): la generalità degli italiani è più severa nel giudicare il SSN rispetto a quella parte di essi che ne hanno effettivamente fatto ricorso attraverso la fruizione delle prestazioni da esso rese disponibili, e inoltre questo studio dimostra che ciò è vero anche nelle regioni, o andando ancora in più profondità nelle ASL, che hanno ricevuto una valutazione del grado di soddisfazione generale molto scarsa. Ciò conferma il fatto che il Servizio Sanitario Nazionale gode in generale di una “cattiva fama”, ma quando si fa ricorso alle prestazioni sanitarie e diagnostiche da esso offerte il giudizio sulla sua qualità migliora sensibilmente.

Inoltre il rapporto dell’ISTAT prende in considerazione anche un altro parametro di valutazione: la rinuncia alle prestazioni sanitarie (foregone care). Attraverso di esso l’istituto ha voluto misurare la quota di domanda di assistenza sanitaria che non viene soddisfatta dal SSN, e ne è risultato che il 9,5% della popolazione ha dovuto rinunciare a sottoporsi a delle cure o per motivi economici o per mancanza di offerta (tempi di attesa, lunghi, difficoltà nel raggiungere i centri erogatori di prestazioni ecc..). Ed anche in questo caso si ha una concentrazione maggiore di rinunce nelle regioni del Sud Italia rispetto a quelle del Nord, anche se considerando il dato a livello di Azienda Sanitaria Locale, paradossalmente la regione che presenta delle differenze più marcate fra le ASL presenti sul suo territorio è l’Emilia Romagna.

In conclusione, da tali dati il Sistema Sanitario Nazionale gode ancora di una buona reputazione, anche se il dato presenta una notevole polarizzazione a livello nazionale che rispecchia la tradizionale spaccatura Nord-Sud: la valutazione espressa dai cittadini delle regioni del Centro- Nord è in maggioranza di molta o generale soddisfazione, mentre quella espressa dagli abitanti delle regioni centro-meridionali è perlopiù di insoddisfazione, soprattutto a causa dell’onerosità dei piani di rientro che hanno comportato sia un aumento dei costi sanitari sostenuti direttamente dal cittadino sia un restringimento dell’offerta di prestazioni sanitarie.

Dino Biselli

 

Fonti Principali
QuotidianoSanità
Rapporto Annuale ISTAT 2015

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