I numeri del Pharma in Italia


Lo scorso 2 Luglio presso il Teatro Argentina di Roma si è tenuta l’Assemblea Pubblica di Farmindustria, durante la quale non solo il Presidente Massimo Scaccabarozzi è stato confermato alla sua guida per un altro mandato, ma si è anche avuta l’occasione di avere un quadro complessivo sulla salute del settore e sulle sfide che l’industria farmaceutica italiana dovrà affrontare nel prossimo futuro. Poiché anche in precedenti occasioni ho avuto modo di riportare dati e previsioni relativi alla produzione, agli investimenti e alle risorse umane relative all’intero comparto farmaceutico, ritengo sia comunque utile offrire periodicamente un aggiornamento di tali informazioni per poter consentire a tutti i lettori di elaborare delle proprie considerazioni su quale sia l’attuale trend dell’industria farmaceutica italiana.

Mentre le cifre relative ad alcuni fattori sono rimaste pressoché uguali a quelle riportate nei 12 mesi precedenti (fabbriche: 174; numero di ricercatori: circa 6.000), i numeri relativi ad altri indicatori riconfermano il ruolo di traino dell’industria farmaceutica nel panorama dell’economia italiana. Ad esempio quelli degli investimenti, aumentati dell’11% nel corso del 2014, raggiungendo la quota di 2,5 miliardi di Euro, di cui 1,3 miliardi destinati alla R&S; o quelli relativi all’export che, sebbene abbia rallentato il ritmo della sua crescita, ha segnato un buon +6%, toccando i 21 miliardi di Euro di valore (72% della produzione); o ancora quelli dell’intera produzione, con un incremento del 4,5% in un anno, che in tal modo ha raggiunto i 28,7 miliardi di Euro di valore.

Importanti risultati sono stati ottenuti nel contenimento della spesa farmaceutica pubblica, attestatasi su un valore pari a circa 17 miliardi di Euro, che equivale a circa 270 Euro pro capite all’anno: se confrontata con la media dei big UE, pari a 390 Euro pro capite annui, la spesa farmaceutica pubblica è inferiore di circa il 30%.

Ma nella sua relazione il Presidente Scaccabarozzi ha ricordato che le multinazionali del farmaco continuano ad investire in Italia grazie alla qualità, alla competenza , alla preparazione e al know-how delle risorse umane qui presenti. A livello di distribuzione territoriale delle imprese farmaceutiche si riconferma una concentrazione in cinque regioni: Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto, anche se poli farmaceutici di dimensioni non trascurabili si trovano anche in Piemonte, Liguria, Abruzzo, Marche, Sicilia, Puglia e Campania. Altra voce relativa alle HR (che, se permettete, è di notevole interesse per la mia condizione professionale) di una certa rilevanza è quella relativa alle nuove assunzioni: il Presidente Scaccabarozzi ha confermato che nel corso degli ultimi dodici mesi sono state effettuate ben 5.000 nuove assunzioni che hanno consentito di avere un numero di lavoratori occupati superiore a quelli in uscita, portando il numero degli addetti a circa 63.000, con un incremento del l’1%.

Inoltre, buone indicazioni si hanno da parte delle imprese “conto terzi”, settore che occupa 6.200 addetti, e che genera 1,2 miliardi di Euro di fatturato e 760 milioni di Euro di export: nel periodo 2005-2014 ha conosciuto una crescita complessiva del 120% in termini di fatturato e del 137%in termini di numero di addetti. Altri settori di notevole importanza sono quello dell’indotto, con i suoi 65.000 addetti e circa 15 miliardi di fatturato, quello della distribuzione (12.000 addetti), oltre a quello delle farmacie (84.000 addetti).

In aggiunta a queste informazioni, nella relazione del Presidente Scaccabarozzi si individuano anche gli ostacoli e le sfide che il settore farmaceutico deve e/o dovrà affrontare in Italia, temi già sottolineati più volte nel corso di questi anni: ad esempio l’eccessivo lasso di tempo fra la registrazione di un farmaco e la sua effettiva entrata in commercio, i tagli alla spesa sanitaria che molto spesso coincidono con un taglio alla spesa farmaceutica, la differente legislazione sanitaria fra una Regione e l’altra, l’utilizzo di criteri solamente di carattere economicistico nella conduzione delle gare pubbliche. Ma il Presidente Scaccabarozzi ha sottolineato anche come l’intero settore farmaceutico sta affrontando un cambio di paradigma tramite l’adozione del modello 4.0: attraverso l’utilizzo della digitalizzazione, della ICT di alta specializzazione e dei Big Data, si stanno ridefinendo processi, attività produttive, relazioni industriali e collaborazioni tecnico-scientifiche sia in ambito industriale che accademico. Solamente ricorrendo a queste innovazioni l’industria farmaceutica italiana sarà in grado di conservare il suo ruolo di primo piano nell’ambito dell’economia nazionale e la sua concorrenzialità in ambito europeo.

Dino Biselli
Fonti Principali

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