Report Health Statistics 2015 dell’OCSE

Nonostante siano passati più di cinque anni dall’inizio della crisi finanziaria mondiale del 2009, i suoi effetti stanno ancora condizionando le dinamiche politiche e sociali delle singole nazioni e di interi continenti. Ciò risulta chiaramente evidente da alcuni avvenimenti all’ordine del giorno come la crisi greca; l’avvento di nuovi settori industriali a scapito di alcuni che fino a qualche anno fa erano di importanza strategica; una nuova mappa mondiale del potere economico e politico. Ma profondi cambiamenti sono avvenuti anche nell’ambito di tematiche che hanno un impatto rilevante nella nostra vita quotidiana, e la sanità non può non rientrare fra queste.

Infatti, da qualche anno a questa parte l’OCSE attraverso la pubblicazione periodica del Report “Health Statistics” in un certo senso ufficializza, con la diffusione di dati, grafici e numeri, il forte impatto che la crisi ha avuto sulla spesa sanitaria dei paesi che fanno parte dell’organizzazione internazionale: con l’Health Statistics 2015 viene reso noto che il tasso di crescita della spesa sanitaria ha toccato per la prima volta la percentuale dell’1% nel 2013 dopo che nel 2010 tale tasso era precipitato ad una cifra prossima allo zero. Va tuttavia considerato che nel periodo 2000-2009 il tasso di crescita medio della spesa sanitaria è stato del 3,8%.


Ma questa crescita media dell’1% è il risultato di una situazione fortemente polarizzata, dove alla spesa sanitaria dei paesi non europei, che ha registrato un aumento sostenuto anche se non ancora tale da raggiungere le percentuali del periodo pre-crisi, si contrappone la spesa sanitaria dei paesi europei che, dopo anni di diminuzione, nel 2013 ha raggiunto una sostanziale stabilità intorno allo zero. E le previsioni per il 2014 elaborate sui dati preliminari di alcuni paesi indicano un rallentamento nella spesa sanitaria anche da parte dei paesi non europei, il che sarà comunque compensato da una leggera ripresa della crescita dei paesi europei così da mantenere il tasso di crescita medio intorno all’1%.

Nel report viene anche sottolineato come la spesa sanitaria annuale media pro capite nel periodo 2009-2013 sia sensibilmente calata nei paesi che hanno dovuto affrontare la crisi dei rispettivi debiti sovrani  (Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna con l’aggiunta dell’eccezione Lussemburgo) rispetto ai tassi di crescita medi registrati nel periodo 2005-2009. E in generale il calo della crescita della spesa sanitaria ha riguardato soprattutto la componente pubblica che in media rappresenta a tutt’oggi circa il 73% della spesa totale: anche la parte di spesa relativa alle assicurazioni sanitarie private  e all’out-of-pocket ha conosciuto una diminuzione consistente nell’aumento del ritmo di spesa, ma non così elevata come quella della spesa sanitaria sostenuta da enti governativi e da assicurazioni sociali.


Inoltre, è stata condotta anche un’analisi sulla ripartizione della crescita sui singoli capitoli di spesa. Da essa risulta che i due settori maggiormente penalizzati sono stati la farmaceutica (passata da una media di +1,9% nel periodo 2005-2009 ad un -1,9% nel periodo 2009-2013) e la prevenzione (passata da un +5,6% ad un -0,6%). In Portogallo, Lussemburgo, Grecia e Spagna, la spesa farmaceutica ha conosciuto dei cali a dir poco drammatici (rispettivamente del 8%, del 7%, del 6% e del 5%).


In questo quadro generale l’Italia non è posizionata male: la spesa sanitaria globale è pari al 8,8% del PIL (inferiore alla media OCSE dello 0,1%) con una quota della spesa sanitaria pubblica sul totale pari al 77%, leggermente superiore alla media OCSE (73%). La spesa sanitaria pro capite nel 2013 è stata pari a 3.077 Dollari, di molto inferiore alla media OCSE pari a 3.453 Dollari, con una diminuzione annuale pari al 3,5%, la terza consecutiva dopo il -3,0% registrato nel 2012 e il -0,9% riportato nel 2011.


Da tutto ciò ne deriva che, anche confrontando la dinamica della spesa del nostro sistema sanitario con quelli degli altri paesi OCSE, la spesa sanitaria italiana è pienamente sotto controllo. Forse andrebbero prese delle misure per limitare ulteriori diminuzioni di spesa nella prevenzione e nella farmaceutica e concentrare eventuali tagli in ambito amministrativo o nella gestione dei pazienti ospedalieri o ancora nelle modalità di presa in carico dei pazienti cronici; tuttavia questa gestione asimmetrica della spesa sanitaria, della sua crescita e dei tentativi per contenerla, non rappresenta una peculiarità prettamente italiana ma, al contrario, è una problematica che tutti gli altri sistemi sanitari stanno o saranno costretti ad affrontare. 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
OECD – Focus on Health Spending 2015
OECD – Health Statistics 2015 – Country Note Italy 
Quotidiano Sanità

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