Le prime 20 aziende pharma mondiali: analisi di IMS Health

E’ indubbio che per i grandi player del mercato farmaceutico mondiale il biennio 2014-15 si stia connotando come uno dei più vivaci in termini di operazioni di fusioni e/o acquisizioni e di ristrutturazione sia dimensionale che territoriale. La comparsa sul mercato di nuovi competitors, il tentativo di entrare in nuovi mercati (soprattutto in quelli emergenti), strategie di posizionamento completamente riviste rispetto a quelle adottate anche in un recente passato, la sfida imposta dalle scadenze brevettuali e dalla conseguente competizione con aziende farmaceutiche produttrici di farmaci generici: tutti questi fattori insieme ad altri sono stati oggetto di analisi nel white paper scritto da Sarah Rickwood e Dan Rosen, rispettivamente Vicepresidente e Consulente dell’European Thought Leadership di IMS Health, ed intitolato 2020’s top 20.

Attraverso la loro analisi, gli autori si pongono l’obiettivo di illustrare quale sia ad oggi il grado di importanza delle prime venti aziende farmaceutiche mondiali prese nel loro complesso, dapprima confrontando i “numeri” attuali con quelli di un decennio fa, ed in seguito offrendo la loro visione su come l’attuale scenario dell’industria farmaceutica possa evolversi e modificarsi da qui al 2020. Ciò che il white paper mette subito in risalto è la progressiva erosione dell’influenza dei venti grandi players del mercato farmaceutico mondiale (nonostante essa sia ancora molto notevole): prendendo in considerazione la quota di mercato complessiva, mentre nel 2004 le prime 20 società avevano una quota  globale pari al 64%, nel 2014 tale fetta si è assottigliata fino a raggiungere il 57%, con una previsione che entro il 2020 si ridurrà ancora attestandosi al 47%. Ma qualche limatura si è anche avuta nella quota di mercato dei farmaci ancora sotto copertura brevettuale, da sempre il segmento caposaldo delle multinazionali farmaceutiche: anche qui si è passati da uno share dell’88% del 2004 ad uno pari all’84% nel 2009 fino ad arrivare all’attuale 81% del 2014.

Ma negli ultimi dieci anni la stessa composizione interna del gruppo delle venti grandi aziende farmaceutiche ha subito delle modifiche non indifferenti sia per quanto riguarda la graduatoria, sia per quel che concerne la composizione: alcune delle grandi aziende che hanno caratterizzato il mondo farmaceutico per decenni, (come Wyeth, Schering-Plough, Schering)  sono state assorbite da altre in seguito a mega M&A operations, mentre la diffusione dei farmaci generici ha permesso ad aziende come Teva, Actavis e Mylan di acquisire una sempre maggiore quota di mercato. Anche le semplici ristrutturazioni hanno giocato e stanno giocando un ruolo di primo piano nella ricerca di una maggiore redditività: la concentrazione in poche ma ben definite aree terapeutiche ha permesso ad alcune aziende di consolidare ed espandere la propria quota di mercato. 


Ciò che sta minacciando e minaccerà in futuro il predominio delle attuali venti maggiori aziende farmaceutiche sono un insieme di fattori che sarà bene non ignorare da qui ai prossimi anni: l’incapacità di Big Pharma di avere una forte presenza nei mercati emergenti; l’aumento dei costi di ricerca farmaceutica in seguito alla necessità di concentrarsi sempre più su aree specialistiche e di nicchia; una diminuita capacità, seppur di poco, nell’essere origine dell’innovazione; un diverso ciclo di vita del prodotto farmaco caratterizzato da una maggior brevità della sua presenza sul mercato, siano essi molecolari o biologici.


Nel white paper  le prime venti aziende farmaceutiche globali al 2014, classificate in base alla propria leadership vengono individuate nelle seguenti:


Ma quali saranno i fattori che caratterizzeranno i top player in ambito pharma nel 2020? Gli autori indicano tre driver da tenere in considerazione:

  • Nonostante la presenza di alcuni produttori di farmaci generici nella lista delle principali aziende farmaceutiche globali, le multinazionali con un business model basato sulla copertura brevettuale dei farmaci saranno ancora le grandi protagoniste del mercato; 
  • La specializzazione in precise aree terapeutiche e/o nicchie di mercato permetterà alle grandi aziende farmaceutiche di poter sfruttare importanti aree di business ancora oggi poco battute e non affrontabili se non con grandi investimenti;
  • Chi avrà la capacità di entrare nei mercati emergenti avrà anche la possibilità di ricoprire un ruolo di primaria importanza nel mercato mondiale, ma molte aziende farmaceutiche rimarranno ancora focalizzate sui mercati maturi.

In conclusione, ciò che gli autori sottolineano è la necessità di cambiamento che le prime venti aziende farmaceutiche mondiali devono mettere in atto per rispondere alle minacce alla loro attuale leadership e all’erosione della loro quota di mercato.

Dino Biselli


Fonti principali
Magazine IMS Health
2020’s Top 20

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