Il Rapporto SDO 2014


Non appare ancora molto chiaro se tutti gli sforzi compiuti in questi anni per far sì che un sempre maggior numero di pazienti, soprattutto cronici, siano presi in carico dall’assistenza sanitaria territoriale stiano avendo successo: in particolare, molte delle azioni previste nell’ultimo Patto della Salute approvato dalla Conferenza Stato-Regioni non sono state implementate o, nella maggior parte dei casi laddove ciò è stato fatto, non sembrano ancora avere raggiunto i risultati sperati. Inoltre, sia le ulteriori diminuzioni di risorse ai budget sanitari sia la mancanza di una vera e propria iniziativa volta a favorire la digitalizzazione in ambito sanitario sono ulteriori ostacoli presenti su questo percorso.

Quello che dai dati disponibili è oramai certo è il fatto che c’è un numero sempre minore di accessi ai ricoveri ospedalieri, la cui diminuzione è stata graduale e costante nell’arco degli ultimi dieci anni. Tali evidenze risultano chiaramente dall’ultimo Rapporto SDO 2014 pubblicato lo scorso giugno dal Ministero della Salute, dove si sottolinea che i pazienti ricoverati presso le strutture ospedaliere italiane sono diminuiti di ben 315.000 unità, con un calo del 3,2% rispetto al 2013 e un numero complessivo di ricoveri che si è attestato a 9.526.832 pazienti.

Anche relativamente alla dinamica del numero delle giornate di degenza si sta osservando il medesimo fenomeno, con un decremento pari all’1,8% su base annua corrispondente a 1.184.000 giornate in meno in termini assoluti. Tuttavia, prendendo in considerazione i giorni di degenza media si osserva una stabilizzazione dei tempi, con una degenza media per acuti e per lungodegenza pari rispettivamente a 6,8-6,7 e a 27,7 giorni, dati entrambi in linea con quello del 2013, mentre nella degenza media in riabilitazione si è osservato un leggero aumento, passando da un dato del 2013 pari a 25,7 giorni ad uno del 2014 pari a 26,3 giorni.

Il parto è la principale causa di ricorso all’ospedalizzazione in regime ordinario, seguito dalle patologie cardiovascolari, da quelle respiratorie, e dagli interventi chirurgici finalizzati alla sostituzione di articolazioni maggiori o al reimpianto degli arti inferiori. Interessante è anche la distribuzione delle dimissioni per età e per genere, con una maggiore propensione al ricovero nei maschi nel corso del primo anno di vita e nella fascia di età compresa fra i 70 e gli 80 anni e una maggiore propensione delle donne ad essere ricoverate nella fascia di età fra i 30 e i 40 anni (periodo tipico del parto) e nella fascia che va dagli 85 anni in su.

Pertanto, il tasso di ospedalizzazione standardizzato è passato dal valore di 104 per mille abitanti del 2013 a 99,6 del 2014 in regime ordinario, e da 39 a 35,1 dimissioni in regime diurno. Inoltre si è assistito ad una significativa deospedalizzazione rispetto al 2013, con una diminuzione dei regimi di ricovero ordinario a favore dei regimi di ricovero diurno nell’ambito dei DRG considerati dal Ministero della Salute a rischio di inappropiatezza.

Tali dati non fanno che confermare la tendenza ormai in atto da tempo a limitare il ricorso alle strutture ospedaliere nella stragrande maggioranza dei casi ai pazienti acuti; e con riguardo a questi ultimi di limitare laddove possibile l’adozione del regime ordinario a favore del regime diurno. Resta da verificare la condizione dei pazienti in fase riabilitativa o che comunque necessitano di un’assistenza particolare su un arco temporale abbastanza prolungato: la mancanza di un’assistenza sanitaria territoriale in grado di soddisfare i bisogni di una popolazione sempre più anziana e il progressivo arretramento dell’assistenza ospedaliera da questi ambiti rischiano di rendere difficile l’accesso a cure adeguate ad una numerosa fascia di popolazione.

Dino Biselli


Fonti Principali
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Rapporto SDO 2014

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