L’Innovazione Digitale e i risparmi in Sanità

Le risorse destinate al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale sono perennemente in pericolo: periodicamente c’è qualche tecnico o qualche politico che cerca di mettere in discussione il principio dell’universalità del SSN per cercare di recuperare delle risorse da destinare alla diminuzione del deficit del bilancio statale: già alcuni interventi sono stati concordati con l’accordo del 2 luglio nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni la quale ha “tagliato” gli aumenti precedentemente previsti per il finanziamento del SSN come stabilito dal Patto per la Salute; poi c’è stata l’intervista al commissario alla revisione della spesa Yoram Gutgeld pubblicata da Repubblica  lo scorso 26 luglio dove veniva ipotizzato un risparmio di circa 10 miliardi di Euro rispetto all’attuale budget pubblico complessivo stanziato per garantire l’operatività del sistema sanitario italiano a cui a fatto seguito in questi giorni il decreto sull’appropriatezza prescrittiva delle prestazioni diagnostiche. Ma questi sono solo gli esempi più recenti.

Eppure in tutti i raffronti con i sistemi sanitari di altri paesi, la parte pubblica della spesa sanitaria viene individuata in una quota pari al 7,0/7,1% del PIL, vale a dire una percentuale inferiore a quella di tutti i maggiori paesi europei e non.


Ma è anche vero che il nostro Servizio Sanitario Nazionale è contraddistinto da inefficienze e sprechi oltreché da veri e propri atti di corruzione, che sono un forte dreno di risorse, come sottolineato dal Libro Bianco di Ispe-Sanita (vedi anche il post Corruzione in Sanità: il Libro Bianco di ISPE-Sanità): se gli sprechi fossero anche solo una piccola parte di quanto viene stimato in questo studio, si avrebbero a disposizione delle risorse molto ingenti. 

Tuttavia come già sostenuto in altri interventi di questo blog, tali risorse non andrebbero sottratte al sistema, ma piuttosto reinvestite in esso come sostenuto dal Professor Mariano Corso responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano: in particolare, investire nell’innovazione digitale può rendere efficiente e sostenibile il SSN e permetterebbe di acquisire benefici diretti ed indiretti valutabili in 15 miliardi di Euro l’anno.

La digitalizzazione in sanità e le possibilità di risparmio di risorse che essa potrebbe generare sono state oggetto di analisi anche della ricerca dell’Osservatorio Netics, in cui si sostiene che l’adozione delle tecnologie digitali in ambito sanitario sia in grado di far ottenere da subito risparmi pari a circa 6,9 miliardi di Euro l’anno. Ciò sarebbe possibile con l’impiego nelle strutture ospedaliere di strumenti a supporto delle decisioni terapeutiche fondati su sistemi Evidence Based Medicine (EBM), o anche con una migliore integrazione ospedale-territorio grazie alla telemedicina, oppure ancora attraverso una maggiore centralizzazione degli acquisti.

Tuttavia per poter ottenere dei notevoli risparmi stabili nel tempo, il servizio sanitario italiano dovrebbe avere fra le sue priorità le azioni suggerite dal Professor Mariano Corso

  • deospedalizzazione dei pazienti cronici attraverso il monitoraggio via web;
  • cartella clinica elettronica;
  • dematerializzazione dei referti;
  • consegna dei referti via internet;
  • gestione informatizzata dei farmaci;
  • prenotazione on-line delle prestazioni;
  • razionalizzazione dei data center.

Alcune di queste azioni sono già state adottate, altre sono in fase di sperimentazione, mentre altre ancora sono in fase di studio (più o meno avanzato).

In conclusione, è possibile affermare che sì, la sanità italiana è inefficiente e sprecona; per tale motivo occorrono azioni, soprattutto in campo tecnologico e digitale, che permettano di ottenere dei risparmi; i fondi così risparmiati devono essere reinvestiti nel sistema sanitario in modo da poter effettuare degli investimenti sulla qualità delle prestazioni sanitarie e porre rimedio al problema del “debito occulto” (vale a dire l’impossibilità di sostituire oggi dei device diagnostici molto costosi per mancanza di fondi disponibili, posticipandone così l’acquisto nel tempo e scaricando i costi sulle future generazioni)  che la sanità italiana sta accumulando. 

Effettuare tagli in sanità finalizzati a drenare delle risorse da questo capitolo di spesa da destinare ad altri impieghi rischia seriamente di mettere in discussione l’esistenza del SSN e di alimentare ulteriormente il gap generazionale che vede gli anziani godere di diritti a cui i giovani di oggi non potranno accedere in futuro.

Dino Biselli

 

Fonti Principali

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