Popolazione anziana e assistenza sanitaria: analisi della WHO

Il progressivo aumento della fascia di popolazione anziana a livello globale rappresenta un fatto dì per sé positivo, a testimonianza dell’efficacia delle progressi principalmente ottenuti in campo medico negli ultimi decenni, ma che rischia di determinare l’aggravamento di problemi già noti a livello medico e di salute che ad oggi sono affrontati dai paesi sviluppati ma che in prospettiva riguarderanno anche molti dei paesi in via di sviluppo, con il rischio di innescare delle “bombe sociali” in realtà in cui le politiche del welfare, e quella sanitaria in particolare, non hanno sufficiente massa critica per poter fronteggiare un’assistenza sanitaria rivolta a pazienti prevalentemente affetti da malattie croniche.

Il World Report on Ageing and Health pubblicato dalla World Health Organization in occasione della Giornata Internazionale degli Anziani del 1° ottobre riporta dati e previsioni che confermano il trend in aumento della popolazione anziana, con la fascia di popolazione con più di 60 anni che entro il 2020 a livello globale supererà quella dei bambini con meno di 5 anni. Non solo: si prevede anche che la popolazione anziana quasi raddoppierà da qui al 2050, passando dagli attuali 900 milioni di individui a quasi due miliardi, con circa 125 milioni di persone che avranno superato la soglia degli 80 anni di età. Ciò che rischia di rendere problematici questi numeri è la previsione che sempre nel 2050 circa l’80% della popolazione anziana mondiale vivrà in paesi con reddito medio-basso.

Tali considerazioni socio-demografiche sulla popolazione anziana inducono a riflettere sui problemi in ambito healthcare che l’invecchiamento della popolazione potrebbe generare, soprattutto nei paesi con un basso prodotto interno lordo. Un primo problema è rappresentato dall’accesso alle cure sia in termini di costi delle singole prestazioni che di raggiungibilitàgeografica delle strutture sanitarie; altre difficoltà possono derivare dalla struttura stessa dei sistemi sanitari dei vari paesi che in passato possono essere stati “progettati” per affrontare problemi riguardanti una specifica fascia di età o una tipologia di paziente diversa da quella dell’anziano; non va nemmeno ignorato il problema derivante dall’impreparazione del personale sanitario a trattare le necessità e a soddisfare i bisogni dei pazienti più anziani.

Inoltre, il tema dei costi sanitari dovuti all’assistenza diagnostica e medicale dei pazienti anziani è oggi particolarmente sentito nei paesi sviluppati, i cui sistemi sanitari hanno da sempre avuto come riferimento della loro azione il paziente “acuto”. Laddove si è proceduto o si sta procedendo alla transizione verso un modello dove l’attenzione non viene posta al tipo di cura fornito bensì al paziente, alle sue esigenze e ai suoi bisogni (con cui si sia in grado di offrire un’assistenza adeguata anche al paziente di tipo cronico), si sta osservando come il sistema così riformato stia riuscendo a risultare economicamente sostenibile.

Nel report viene suggerita l’adozione di alcuni strumenti per raggiungere l’obiettivo di un sistema incentrato sul paziente anziano: ad esempio, l’implementazione di un sistema di case management il cui scopo deve essere l’elaborazione di un piano di cura personalizzato, la fornitura di piani di supporto all’autogestione da parte del paziente stesso delle malattie croniche, il supporto a piani che permettano all’anziano di curarsi presso la propria abitazione e il suo territorio di riferimento attraverso visite a domicilio o al ricorso di strutture a lui più prossime.

Tutto ciò richiede necessariamente un allineamento dei sistemi sanitari a queste nuove esigenze, a partire da strutture sanitarie a misura di anziano, passando poi per una forza lavoro adeguatamente formata e una facilitazione all’accesso alla diagnosi e alla cura, per arrivare infine all’implementazionedi un’efficace ed efficiente sistema di informazione sanitaria e di eHealth. Tali driver sono i punti di riferimento che la WHO individua come essenziali per poter raggiungere un’adeguata sostenibilità nella gestione dei pazienti anziani all’interno dei vari servizi sanitari da qui agli anni a venire.

Dino Biselli

 

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