Universalismo diseguale: l’XI Rapporto di Crea Sanità

Poiché la fine dell’anno in corso è ormai prossima, molti centri studi e associazioni di categoria concentrano la pubblicazione di rapporti e studi proprio in questo periodo al fine di poter fornire una loro visione sullo status quo delle materie di loro interesse ed offrire dei suggerimenti al legislatore.

Quest’anno la sanità è uno dei principali argomenti all’ordine del giorno dell’opinione pubblica per il mancato inserimento degli aumenti si spesa previsti dal Patto della salute nella proposta di legge di stabilità presentata dal governo. Questo ulteriore intervento sul budget della sanità pubblica non tiene conto dei non pochi dati riportati in numerosi rapporti e più volte ricordati in molti post di questo blog. Dati e informazioni che vengono ribaditi ulteriormente nell’XI Rapporto Sanità redatto da Crea Sanità e presentato lo scorso 29 ottobre presso la Camera dei Deputati a Roma e che ha come suo assunto principale la constatazione di doversi confrontare con un sistema sanitario italiano caratterizzato da un universalismo diseguale (o imperfetto).

Il rapporto parte dalla constatazione oramai consolidata che la spesa sanitaria italiana è fra le più basse dei paesi europei (circa il 9% del PIL la totale e il 7% la parte pubblica) e il suo ritmo di crescita è molto inferiore a quello di altri capitoli di spesa, tanta da aver ridotto il suo contributo alla spesa pubblica totale dell’1,1% negli ultimi 3 anni ed aver limitato la propria quota sulla spesa sanitaria pubblica stabilmente intorno al 77% contro il 78% della totalità degli altri paesi dell’Unione Europea. Viene inoltre sottolineato come esistano delle diseguaglianze a livello geografico, con le regioni sottoposte ai piani di rientro costrette a limitare l’erogazione di prestazioni e servizi sanitari da loro offerte aumentando nel contempo il proprio livello di imposizione fiscale: ciò significa che una buona parte dei cittadini italiani (nella stragrande maggioranza dei casi al Sud) paga maggiori imposte a fronte di servizi sanitari quantitativamente e qualitativamente inferiori alla media nazionale. 

A partire dal 2012, i capitoli che compongono la spesa sanitaria pubblica hanno, in misura più o meno ampia, conosciuto un trend in discesa con un vero e proprio crollo della spesa dedicata ai servizi non sanitari e alle consulenze e alle collaborazioni. Tuttavia è stato registrato un calo anche delle spese sanitarie out-of-pocket, e ciò significa che una determinata quota di popolazione rinuncia a sostenere tali spese mediche per motivi economici. Ma la necessità di mantenere l’equilibrio finanziario sta spingendo gli operatori sanitari e sociali in genere a limitare il numero delle prestazioni e dei beni che potrebbero erogare. Questo fenomeno prende il nome di Razionamento, ed è utilizzato anche per limitare la disponibilità dei farmaci, in quanto, solo il 67,9% dei farmaci approvati dall’EMA nel periodo che va dal 2009 al 2014 sono disponibili sul mercato italiano, e tale situazione determina un ritardato ingresso sul mercato dei farmaci innovativi.


Già da queste poche informazioni appare chiaro che al principio dell’universalismo, uno dei capisaldi del Servizio Sanitario Nazionale italiano, si contrappongono le differenze geografiche, economiche e sociali che sono fonti di ineguaglianza. Per tentare di limitare almeno parte delle iniquità, il rapporto propone una moratoria di medio termine nel contenimento della crescita del finanziamento del SSN, che potrebbe essere configurato o attraverso il mantenimento costante del rapporto finanziamento/PIL oppure con l’invarianza nel tempo del rapporto che intercorre fra la spesa sanitaria nazionale e la spesa sanitaria EU 14. Sono stati individuati anche cinque tematiche prioritarie che sarebbe necessario affrontare quanto prima:

  • Definire la quota di domanda sanitaria che è possibile soddisfare con le risorse pubbliche e la previsione della spesa privata residua;
  • Ridefinire i criteri di riparto delle risorse;
  • Rivalutare l’accreditamento professionale e quello delle strutture;
  • Analizzare ed individuare quali possano essere approcci corretti al fine di garantire condizioni competitive (e corrette) nei mercati sanitari;
  • Rapportarsi proattivamente con le decisioni a livello internazionale in materia di pricing delle nuove tecnologie.

 

Dino Biselli


Fonti Principali
Aboutpharma
Crea Sanità
Presentazione a cura del Prof. Spandonaro

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