La Nuova Sanità Lombarda

Già nello scorso mese di maggio ho affrontato il tema della riforma sanitaria lombarda illustrando i contenuti del Libro Bianco sullo Sviluppo Sociosanitario in Lombardia. Dopo mesi di confronto politico in seno alla giunta e al Consiglio Regionale (e ad alcune vicende legate all’ambito sanità che hanno occupato non solo le pagine politiche ma anche quelle della cronaca giudiziaria), lo scorso 5 agosto è stato finalmente approvato il testo definitivo della riforma.

Una riforma che ha voluto conservare come capisaldi della sanità regionale il principio di libera scelta di accesso alle strutture sociosanitarie, la netta separazione fra le funzioni di programmazione, acquisto e controllo da quelle di erogazione, e la parità fra soggetti erogatori pubblici e privati accreditati. Ma grazie ad essa, come già anticipato nel mio precedente post La Riforma Sanitaria Lombarda, ne vengono introdotti altri come quello della presa in carico della persona nel suo complesso,  intento che sta alla base della decisione di integrare fra loro l’ambito sanità e l’ambito sociale non solo a livello regionale ma anche territoriale.

Accanto all’accorpamento delle attuali quindici ASL in otto enti rinominati Agenzie di Tutela della Salute (ATS) incaricati di svolgere funzioni di programmazione, gestione e controllo sulla continuità delle cure ai malati cronici e acuti, oltreché di accreditamento delle strutture sanitarie e di negoziazione e acquisto delle prestazioni sanitarie, verranno istituite ventisette Aziende Socio Sanitarie Territoriali (ASST) dove confluiranno gli attuali ospedali e che avranno il compito di erogare le prestazioni e le cure a livello territoriale. Per raggiungere questo fine, le ASST al proprio interno saranno organizzate in due differenti strutture dotate di una gestione autonoma e di un proprio bilancio: il Polo Ospedaliero e la rete territoriale. Tale suddivisione viene garantita dall’organigramma: infatti l’ASST avrà sì un direttore generale unico, ma il polo ospedaliero verrà affidato ad un direttore sanitario, mentre la rete territoriale farà riferimento ad un direttore sociosanitario.

In particolare, la rete territoriale avrà il compito di erogare prestazioni specialistiche, di prevenzione sanitaria, diagnosi, cura e riabilitazione a media e bassa intensità, nonché le cure intermedie e domiciliari rivolte soprattutto a persone in condizioni di fragilità o cronicità. Alla rete territoriale afferiranno i Presidi Ospedalieri Territoriali (POT) e i Presidi Socio Sanitari Territoriali (PreSST). I POT saranno strutture multiservizio che erogheranno prestazioni residenziali sanitarie e sociosanitarie a media e bassa intensità per pazienti acuti e cronici, oltreché prestazioni ambulatoriali e domiciliari. I PreSST integreranno attività e prestazioni di carattere sanitario, sociosanitario e sociale; erogheranno prestazioni sanitarie e sociosanitarie ambulatoriali e domiciliari di media e bassa intensità, attiveranno degenze intermedie, subacute, post acute e riabilitative a bassa intensità; promuoveranno percorsi di sanità di iniziativa, di prevenzione e di educazione sanitaria.


Le cure primarie verranno garantite attraverso l’individuazione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) di medici di base e di pediatri di libera scelta da parte delle ATS, e dal loro coordinamento con gli altri attori del sistema territoriale, in modo da garantire la continuità della presa in carico del paziente in ambito ospedaliero e territoriale. Nel testo della riforma è prevista anche la presenza delle Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP), alle quali potranno essere affidate funzioni sanitarie e/o amministrative come quella di prenotazione, di riscossione della compartecipazione e l’erogazione protesica. Inoltre, nell’ambito delle UCCP è prevista la presenza del coordinatore delle cure primarie a cui affidare la gestione del piano di cure in un ottica di raccordo fra gli MMG e le realtà sanitarie e sociosanitarie territoriali: lo scopo è quello di affiancare la persona nel momento di effettuare la scelta più adatta in base alle proprie necessità di salute e alla presenza di strutture territoriali, ospedaliere, sanitarie e/o sociosanitarie in grado di soddisfarle.


Il principio della presa in carico della persona trova una sua attuazione pratica con l’articolo 9, attraverso il quale è prevista la possibilità di individuare, in particolare per i pazienti cronici, degli appositi modelli organizzativi in grado di integrare tutte le competenze professionali sia a livello ospedaliero che territoriale. A tale scopo la Regione manterrà aggiornato un sistema di classificazione delle patologie croniche per classi omogenee a cui saranno associate delle distinte modalità di remunerazione forfettaria delle prestazioni ritenute necessarie ed adeguate per la gestione della paziente affetto da una determinata patologia.


Con la riforma viene istituita anche un’Agenzia di Controllo del sistema sociosanitario lombardo alla quale spetterà la vigilanza sull’offerta e l’erogazione delle prestazioni e delle cure, in modo da prevenire eventuali criticità. Ma la modifica più importante allo status quo attuale è quella relativa alla creazione di un unico Assessorato al Welfare che incorporerà gli attuali Assessorati alla Sanità e alla Famiglia e alla Solidarietà Sociale. Infine, nella lettera della riforma vengono posti come obiettivi anche la semplificazione procedurale e la progressiva digitalizzazione della sanità, soprattutto per quel che riguarda la prenotazione online di visite ed esami.


Grazie a tutte le modifiche introdotte dalla riforma, la giunta regionale punta a raggiungere circa 300 milioni di Euro di risparmi una volta che essa sarà a regime, consentendo un reinvestimento di questa somma sempre in ambito sanità e una diminuzione della compartecipazione del cittadino al finanziamento della spesa sanitaria regionale lombarda

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Quotidiano sanità
Bollettino Ufficiale Regione Lombardia

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