SSR e performance: il rapporto di CREA Sanità


Circa un anno fa avevo pubblicato un post dal titolo Il Rapporto CREA-Sanità: gli Stakeholders e i Sistemi Sanitari Regionali con il quale ho descritto per sommi capi quale fosse il metodo e i relativi “pesi” utilizzati dai ricercatori del CREA per redigere il loro rapporto sui sistemi sanitari regionali. La terza edizione di questo progetto intitolato Una misura di performance dei SSR è stata presentata lo scorso 13 gennaio presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica a Roma.

Vista la complessità e il livello di dettaglio raggiunto nella determinazione del livello di performance, oltre all’estrema lunghezza che una tale descrizione necessita, per avere informazioni più dettagliate a riguardo è consigliabile leggere i relativi capitoli del rapporto, ma va sottolineato che nel presente rapporto il “peso” agli indicatori viene attribuito attraverso le preferenze espresse dagli stakeholders. Va anche specificato che non è possibile effettuare un confronto fra i dati di performance del Rapporto di quest’anno e i dati riportati in  quello dell’anno scorso, in quanto è stato applicato un piccolo cambio di metodologia ed i panelisti coinvolti nelle rilevazioni hanno adottato un differente approccio.

Ciò che in questa sede si vuole sottolineare è come dall’elaborazione dei dati raccolti dai ricercatori del CREA si è arrivati alla conclusione che i servizi sanitari regionali possono essere suddivisi, in relazione all’aspetto della performance, in tre macro-aree:

  • L’area di eccellenza che comprende tutti i sistemi che hanno riportato un indicatore di performance superiore a 0,53 (vale a dire più del 50% della Performance massima teoricamente ottenibile). Fanno parte di tale area la Provincia Autonoma di Trento, Piemonte, Liguria, la Provincia Autonoma di Bolzano, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto;
  • L’area media, che ricomprende tutte gli SSR che hanno comunque una misura di performance superiore a 0,5. Fanno parte di questa categoria i servizi sanitari del Friuli Venezia Giulia, della Lombardia, delle Marche, dell’Umbria, della Basilicata e della Valle d’Aosta;
  • L’area critica dove il valore di performance scende gradualmente sotto lo 0.5. In tale area sono stati ricompresi i servizi sanitari di Lazio, Sardegna, Abruzzo, Sicilia, Molise, Calabria, Puglia, Campania.

Ma è possibile effettuare altre considerazioni di un certo interesse prendendo in considerazione i valori di performance relativi ad ogni singola categoria di stakeholders: analizzando la performance sotto ogni distinta prospettiva si possono ottenere delle indicazioni preziose riguardo a quali categorie di stakeholders ha una migliore o peggiore considerazione di ogni singolo sistema sanitario regionale: infatti la valutazione generale della performance può essere considerata come una media ponderata delle valutazioni della performance effettuate dalle categorie Utenti, Istituzioni, Professioni sanitarie, Management aziendale e Industria Medicale.

Le differenze di valutazione offerte dalle varie categorie di stakeholders a volte sono molto rilevanti, con alcuni SSR che variano anche di molto la loro posizione in classifica qualora se ne prenda in considerazione l’una o l’altra. Ad esempio, se prendiamo il caso della Liguria, possiamo osservare come mentre a livello complessivo sia posizionata in terza posizione, nella categoria Utenti risulta invece essere prima mentre se consideriamo le categorie del management aziendale e dell’industria medicale la sua posizione è rispettivamente al decimo e all’ottavo posto.

In realtà, anche questo studio caratterizzato dalla sua particolare metodologia conferma quella che è la vera criticità nella gestione sanitaria del nostro paese, nonostante in questi anni si siano fatti moltissimi sforzi (e sacrifici): il ritardo del meridione rispetto alle altre aree del paese. E questa considerazione non deriva solamente dall’esame della valutazione generale della performance, ma anche dal ranking delle singole categorie di stakeholders: le regioni del Sud Italia con qualche piccola eccezione, occupano stabilmente l’area critica.  

 
Dino Biselli
 
 
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