Gli Open Data nella Sanità Italiana

1160562_32750485

 

In questi ultimi due anni e mezzo alcuni post pubblicati su MioPharma Blog hanno trattato il tema relativo alla reperibilità di dati pubblici riferiti al mondo della sanità (in particolare all’universo degli ospedali italiani) anche se non in modo così approfondito come l’importanza di questo argomento avrebbe richiesto. L’occasione per fare ciò la fornisce un articolo di Nello Iacono apparso lo scorso febbraio sul sito del Forum PA.

Quanto sostenuto da Iacono nel suo intervento si può riassumere in una sua frase che rappresenta in modo sintetico e diretto lo stato dell’innovazione digitale e degli open data in ambito sanità

“La mancanza di una strategia nazionale sugli open data, con una pianificazione coordinata di sviluppo su tutto il territorio è certamente una delle ragioni a monte di una diffusione a macchia di leopardo degli open data che, soprattutto nel settore sanitario, rendono improponibile qualsiasi servizio di vera utilità”

Infatti, a volte i dati sulla sanità sono (in qualche modo) disponibili per la consultazione, il download ed il loro impiego; ma non sono facilmente fruibili in quanto in molti casi il loro ritardato aggiornamento li rende non utilizzabili per tutta una serie di attività, e, soprattutto per i non addetti ai lavori, talvolta raggiungere la pagina web su cui sono depositati è un vero e proprio percorso ad ostacoli. 

Come sottolineato anche da Rosy Battaglia nel suo articolo Sanità, Italia poco trasparente apparso su Nòva – Il Sole 24 Ore, il sintomo della mancanza (fino ad oggi) di una strategia italiana sugli open data in sanità è proprio la loro dispersione: nonostante il Ministero della Salute abbia avviato il progetto Open Data ed abbia reso disponibili attraverso di esso alcuni dati (ad esempio l’universo delle farmacie territoriali, la codifica dei dispositivi medici ed altro), per ottenere i dati relativi al mondo ospedaliero e sanitario è necessario comunque consultare il sito del Ministero, così come per poter accedere ad altre banche dati come ad esempio quelle farmacologiche, epidemiologiche, descrittive dello stato di salute della popolazione, occorre accedere ai siti del Cnr, dell’Istat, dell’Iss, dell’Inps, dell’Inail; senza tener conto poi di tutte le informazioni (quando disponibili) presenti sui siti delle regioni italiane e non condivise a livello nazionale. 

La situazione sopra descritta ha avuto origine dal fatto che ognuno degli enti che in passato ha avviato la costituzione di queste grandi banche dati lo ha fatto in una situazione caratterizzata da un vuoto normativo ed operativo: ogni ente o istituzione ha seguito delle proprie regole senza porsi alcun problema riguardo la compatibilità con altri tracciati e codifiche. Solo da qualche anno a questa parte, sotto la spinta della necessità di dar cita a processi di aggregazione dei dati, si stanno implementando dei tracciati e delle codifiche comuni a livello nazionale. Ma questo processo sembra essere lungo e anche di una certa complessità: infatti armonizzare una così grande mole di dati proveniente da diverse fonti e con differenti specifiche tecniche non è affatto semplice.

Questa mancanza di coordinamento nel passato sta rendendo difficoltoso avere un quadro d’insieme sulla situazione della sanità a livello nazionale, oltre a non permettere un’agevole incrocio di informazioni fra le differenti banche dati non dando così la possibilità di mappare in modo esaustivo i punti di forza e, soprattutto, le carenze del sistema sanitario italiano nel suo complesso sia in ambito medico che in quello di gestione. 

I ritardi e le difficoltà relative agli open data, e più in generale ai big data, in ambito sanitario sopra descritti hanno come conseguenza anche un effetto ritardante sull’innovazione digitale della sanità: alcune delle realizzazioni che sono state introdotte proprio negli ultimi mesi, come la ricetta elettronica, hanno avuto una lunga gestazione, mentre una soluzione federata di Fascicolo Sanitario Elettronico ad oggi è adottato solamente da cinque regioni: Lombardia, Provincia Autonoma di Trento, Valle d’Aosta, Toscana, Emilia-Romagna. Ma basterebbe avere un pò di inventiva per comprendere quanti nuovi servizi digitali, (dalla prenotazione di visite mediche ed esami diagnostici per giungere fino all’analisi del costo in relazione al beneficio atteso della prestazione sanitaria erogata) potrebbero essere implementati da istituzioni pubbliche o da aziende private.

Da quanto sopra riportato si è possibile sostenere che per quel che riguarda il digital e l’open data management in ambito pharma, forse oggi si è presa coscienza dei problemi che caratterizzano tali aspetti (in particolare della mancanza di una strategia complessiva) e si sta cercando (in qualche maniera) di porvi rimedio, ma purtroppo in passato si è accumulato molto ritardo ed occorre agire rapidamente ed efficacemente per riuscire a colmarlo.

Dino Biselli


Fonti Principali
Open data in Sanità, tutte le opportunità che stiamo perdendo – Nello Iacono
Sanità, Italia poco trasparente – Rosy Battaglia
Sanità digitale, eppur si muove – Rosy Battaglia 

Rispondi