Sanità e industria farmaceutica: la difficile rivoluzione digitale

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Tutto in due giornate. Questa poche parole riassumono al meglio l’inizio del mese di maggio caratterizzato da una serie di appuntamenti che in soli due giorni hanno visto realtà diverse fra loro come settore di appartenenza o come natura della loro mission essere protagonisti di tutta una serie di eventi e convegni a Milano. In modo casuale (apparente o no), tali appuntamenti hanno avuto come filo conduttore la rivoluzione digitale che sta caratterizzando il settore healthcare, nonché le sue prospettive di sviluppo futuro sia a livello industriale sia in relazione al sistema sanitario nel suo complesso.

Questi appuntamenti sono stati in ordine cronologico:

  • Il convegno “Sanità digitale: non più un miraggio, non ancora realtà” organizzato dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità che si è tenuto il  maggio presso l’Istituto Farmacologico Mario Negri;
  • Il congresso “Digital disruption in life sciences”, organizzato da Hps-Aboutpharma in collaborazione con Accenture e Key2 People che ha avuto luogo presso lo Sheraton Diana Majestic;
  • L’IBM Business Connection dedicata al Cognitive Computing e a IBM Watson Health organizzata presso lo Studiosuper Più;
  • Il convegno intitolato “Health e Hyper Relevance: quando la multicanalità ridefinisce il concetto di customer” organizzato da Personalive presso il PoliHub.


Se si prendessero i contenuti presentati nel corso di tutti e quattro questi eventi, li si potrebbe riassumere in una sola frase: 

“Vorrei ma non posso” 

O anche 

“Vorrei ma non mi fido”

Stiamo vivendo in un’epoca in cui la digitalizzazione sta già offrendo soluzioni e possibilità fino a qualche anno fa inimmaginabili in una quantità e con una velocità tale da rendere obsoleti prodotti e servizi anche a pochi mesi dal loro lancio. A livello aziendale tale rivoluzione non sta riguardando solamente alcune funzioni, come avveniva fino a qualche anno fa, ma con diversi gradi di penetrazione sta impattando su tutte le divisioni d’impresa. I settori farmaceutico e sanitario, nonostante la loro costante diffidenza nell’adottare innovazioni tecnologiche e di processo a livello di business, non fanno eccezione.

L’IBM Business Connect e il convegno di Personalive sono state due occasioni durante le quali è stato possibile prendere coscienza di quanto la tecnologia già oggi è un fattore rivoluzionario e di quanto lo diventerà ancora di più in futuro. IBM, attraverso la presentazione delle potenzialità dell’intelligenza cognitiva rese possibili dal progetto Watson, e in particolare da Watson Health, ha mostrato il grado di sviluppo attuale delle digital technologies

Con il suo intervento, Oscar Lambrughi di Personalive ha voluto sottolineare come già oggi la rivoluzione è in atto e ha illustrato questo dato di fatto utilizzando il diagramma delle curve per spiegare l’evoluzione dell’eHealth. Lambrughi  individua nella diffusione dell’Internet of Things e dei dispositivi wearable i fattori che stanno causando un cambio di paradigma, come prima lo è stata l’introduzione degli smartphone. Ma ciò non significa che le tecnologie “tradizionali” vengano immediatamente abbandonate: ciò accadrà con gradualità e non senza resistenze.

diagramma delle curve


I temi legati alla difficoltà nell’adottare in modo rapido e massivo le soluzioni digital sono stati parte degli argomenti trattati sia nel convegno sulla sanità digitale dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità sia in quello organizzato da AboutPharma.

Nel primo caso è stata presentata una ricerca effettuata per inquadrare come istituzioni, enti ed aziende pubbliche legate al mondo della sanità sia a livello statale che regionale stanno affrontando il processo di digitalizzazione attualmente in corso. Il quadro che ne esce è abbastanza contraddittorio: in questi ultimi anni sono portati avanti progetti anche molto impegnativi come la ricetta elettronica, il fascicolo elettronico, la digitalizzazione degli esiti sanitari e altre soluzioni, ma l’iniziale mancanza di coordinamento non solo fra una regione e l’altra ma addirittura fra un’azienda sanitaria e l’altra all’interno della medesima regione sta determinato ritardi e un aumento esponenziale dei costi di uniformazione ad uno standard comune. Sono proprio i problemi legata alla scarsità delle risorse disponibili e alla mancanza di un coordinamento per quel che riguarda gli standard e le linee guida da seguire che rappresentano i principali ostacoli alla diffusione del digitale in sanità, insieme alle resistenze che il personale delle aziende sanitarie oppone alla diffusione delle tecnologie digitali e alla mancanza di una cultura digitale in buona parte di coloro che lavorano con esse.

Questi ultimi due punti sono argomenti che in qualche modo riguardano anche quanto discusso nel secondo convegno: le aziende farmaceutiche italiane sono ancora troppo timide nell’affrontare questa rivoluzione epocale e come sottolineato da Antonio Messina, Presidente e amministratore delegato di Merck Serono S.p.A.:

“La digital disruption deve verificarsi prima a livello manageriale altrimenti non può avvenire anche nel resto dell’azienda. […]Le sfide e le difficoltà ci sono, soprattutto in un contesto regolamentato come il nostro, ma le possibilità future sono enormi, ed il rischio più grande per un’azienda è proprio quello di non coglierle, rifugiandosi nelle sicurezze del “lavorare come si è sempre fatto”. Di solito a seguire questo approccio cauto e conservativo sono proprio alcune realtà di successo, che hanno cristallizzato il loro modello di business sui trionfi del passato”

C’è da sottolineare che le nuove realtà aziendali emerse in questi ultimi anni nell’ambito del mercato farmaceutico (una di queste, Leo Pharma, era rappresentata nella figura del suo General Manager Paolo Cionini) hanno l’opportunità di sfruttare a loro vantaggio la digital disruption in quanto possono già da subito strutturare tutti i loro processi in ottica digitale. Ciò significa che questa prospettiva costringerà le grandi aziende farmaceutiche ad adottare l’innovazione digitale in tutti i propri reparti al fine di ottimizzare i processi e ridurre i costi, pena la loro esclusione dal mercato.

Anche per il settore farmaceutico vale la medesima considerazione relativa alla sanità italiana: la rivoluzione digitale non è più un miraggio ma non è ancora realtà.

Dino Biselli


Fonti Principali

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