Il Pensiero contro la Neurodegenerazione: la Sfida di BrainControl

Le ricerche sulla trasmissione del pensiero stanno arrivando a fasi avanzate di sviluppo, e una startup italiana che si chiama BrainControl già oggi, grazie alla tecnologia Brain-Computer Interface, rende possibile l’utilizzo di un tablet ai malati di patologie neurodegenerative di tipo locked-in

 

Nell’ormai lontano 2014, su questo blog fu pubblicato un post dal titolo molto eloquente e che tuttora ha un non so che di fantascientifico: Le ricerche sulla trasmissione del pensiero. L’articolo riportava la descrizione di un esperimento che aveva avuto luogo presso l’Università di Washington e che aveva dimostrato empiricamente che, attraverso l’utilizzo di un’adeguata tecnologia, è possibile far sì che una persona pensi di compiere un’azione e che un’altra effettivamente la esegua.

La stessa Università di Washington, sotto la guida del ricercatore Andrea Stocco, sta continuando a perseguire questo filone di ricerca, e da alcune indiscrezioni di stampa è emerso che anche Facebook ha costituito una divisione dedicata alle tecnologie Brain-Computer Interface avanzate attraverso la quale investire tempo e risorse in questo campo della ricerca che sicuramente è uno dei più complessi sia a livello di progettazione che di realizzazione pratica.

Tuttavia, non è necessario osservare solamente ciò che succede al di là dell’Oceano Atlantico per trovare degli esempi di tecnologia applicata alla trasmissione del pensiero. Una testimonianza pratica di come l’effettiva realizzazione di ciò che è ancora considerato fantascienza possa essere realtà lo si ha proprio qui in Italia con la startup senese BrainControl.

Per dare una definizione di cosa sia questa azienda innovativa nel campo delle neuroscienze non ci sono parole migliori di quelle utilizzate dal suo Founder e CEO, Pasquale Fedele, durante l’intervista condotta da Marina Peluso, Content & Social Media Strategist di Paginemediche, e pubblicata sul blog Digital Health Italia lo scorso 23 Gennaio

 

BrainControl è una tecnologia assistiva che classifica segnali biometrici provenienti da uno o più sensori indossabili o remoti, come i sensori elettroencefalografici ma anche, all’occorrenza, ad infrarossi, inerziali, videocamere 2D e 3D. Tutti questi dati vengono usati per creare un modello sulla base del quale viene creato un sistema di riconoscimento personalizzato sull’utente. Questo modello di riconoscimento è specifico per ogni persona. La macchina impara nel tempo ed è in grado di adattare il modello al modificarsi del sistema, questo è fondamentale per persone le cui capacità motorie peggiorano nel tempo, come per i malati di SLA ed altre patologie neurodegenerative.

 

In pratica, la produzione di impulsi elettrici derivante dall’attività cerebrale viene mappata e “interpretata” dalla tecnologia appositamente deputata a questo compito, la Brain-Computer Interface (BCI), attraverso l’utilizzo di un tablet, un headset EGG, e il software sviluppato da BrainControl. La mappatura cerebrale svolta da BrainControl è univoca e personalizzata per ogni singolo individuo poiché l’attività del cervello segue uno “schema” di funzionamento differente da persona a persona. La capacità di autoapprendimento dell’algoritmo permette a quest’ultimo di adattarsi al mutare dell’attività cerebrale dell’individuo. L’impegno richiesto al paziente è quello di apprendere come impiegare dei pensieri di movimento, in modo che il sistema lo rilevi e lo tramuti in un’azione pratica che avrà luogo sul tablet, come se si trattasse di una digitazione materiale sul suo schermo.

È come se il paziente usasse una tastiera o un mouse, ma attraverso la mente. Ogni individuo che sia cognitivamente integro può imparare a interagire con il sistema.

 

Lo sforzo necessario per la ricerca e lo sviluppo che ha reso possibile creare BrainControl è testimoniato dal network che si è costituito intorno a questa startup: laureato in ingegneria informatica e con un’esperienza di ricercatore presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Siena, il Dottor Fedele ha potuto concretizzare questa sua iniziativa grazie alla collaborazione con i ricercatori in medicina ed economia dell’Università di Siena e al coinvolgimento di altre quattro università italiane ed estere.

Nonostante sia possibile immaginare degli impieghi anche in ambito industriale e commerciale, la breve descrizione permette di comprendere come BrainControl device possa consentire a pazienti affetti da patologie neurodegenerative, in particolare quelle locked-in, di beneficiare di una seppur piccola quota di autonomia, soprattutto nel momento in cui il decorso della loro malattia non renda più possibile il movimento fisico.

Al momento l’unica versione disponibile di BrainControl è la Basic Communicator, che si compone di un frasario, con frasi personalizzabili ed integrabili con simboli, feedback audio e sottomenù, e di un selettore le cui opzioni sono SI/NO/NON SO. Ma l’azienda sta già lavorando allo sviluppo di ulteriori versioni che, oltre ad essere dotate funzionalità avanzate di comunicazione, potranno interfacciarsi con dispositivi domotici e robotici.

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
BrainControl
Digital Health Italia
Wired

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