TMI: la Startup Innovativa Italiana del Turismo Medico

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Il turismo medico è ancora un mercato non molto conosciuto e non ben compreso. Mentre solitamente viene inteso come lo spostamento di pazienti da una regione ad un’altra o in uscita dall’Italia verso paesi esteri, viene invece del tutto ignorata la possibilità che pazienti di altri paesi vengano a curarsi presso le nostre strutture. C’è una startup italiana opera in questo segmento: si chiama Turismo Medico Italia ed è stata fondata da Stefano Urbani

 

Durante la presentazione del Rapporto OASI, redatto dal CERGAS dell’Università Bocconi di Milano, avvenuta lo scorso novembre sono state esposte varie indicazioni finalizzate al rilancio e allo sviluppo del nostro sistema sanitario nazionale. Una di queste proposte riguardava lo stato attuale del turismo sanitario e delle opportunità che sarebbe possibile cogliere se le istituzioni a livello decisionale non continuassero ad ignorare ulteriormente questo ambito ad oggi poco esplorato e in buona parte anche poco compreso.

Tuttavia, esistono delle iniziative imprenditoriali che stanno cogliendo le opportunità offerte dalla mancanza di attenzione verso questo emergente segmento di mercato. Una di queste iniziative è una startup che si chiama Turismo Medico Italia (TMI). L’attività di Turismo Medico Italia si ispira alla vision del suo fondatore Stefano Urbani, il quale si è posto come obiettivo quello di

Vivere in un mondo dove ognuno possa trovare il Suo migliore trattamento sanitario, o l’ospedale che meglio soddisfi il Suo bisogno, ogni volta che lo necessita, dovunque egli si trovi, qualsiasi siano i suoi bisogni.

Per comprendere quale sia il contesto nel quale si trova ad operare questa giovane startup innovativa, occorre partire da alcune premesse.

Una prima costatazione è che non ci sono dei numeri precisi su cui effettuare un’analisi. Esiste qualche dato riferito al movimento globale di pazienti e al relativo controvalore in termini monetari, ma a livello italiano non si ha alcuna cifra o statistica utile a comprendere l’ampiezza del fenomeno sia in termini numerici che di valore.

Stime sui volumi del Turismo Sanitario

In secondo luogo, ad oggi l’espressione “turismo sanitario” viene associata a due tipi di flussi:

  • la mobilità regionale all’interno del nostro paese; mobilità motivata dalla ricerca di cure migliori rispetto a quelle presenti nella propria regione di residenza (di solito si tratta di una flusso che dal sud si dirige a nord);
  • la mobilità in uscita dal nostro paese, alla ricerca di prestazioni sanitarie e medicali di eccellenza o, al contrario, di servizi sanitari più economici di quelli attuati in Italia (tipicamente quelle prestazioni non comprese nei LEA come le cure odontoiatriche).

In Italia quindi manca la concezione del turismo sanitario inbound, vale a dire in entrata (proveniente da altri paesi), il che rappresenta una cosa insolita per un paese che può vantare alcune strutture sanitarie di assoluta eccellenza (sicuramente in ambito europeo ed alcune anche a livello mondiale) e che si posiziona al quinto posto per l’afflusso annuale di turisti. Stefano Urbani individua questa carenza principalmente nel modo in cui i mezzi di comunicazione trattano il tema del turismo medico:

Effettivamente esiste un pregiudizio e una buona dose di scetticismo quando questo argomento viene trattato dagli organi di informazione: il più delle volte vengono sottolineati i casi di italiani che vanno in Croazia o in Romania per effettuare le visite odontoiatriche o in Turchia per la chirurgia estetica. Ma solo di recente gli organi di informazione si sono accorti che esiste anche un flusso di persone affette da HCV che si reca in India per poter essere trattate con i farmaci innovativi il cui accesso attualmente non è universalmente garantito dal nostro SSN. In questo contesto mediatico, l’introduzione del tema del turismo sanitario in entrata innescherà sicuramente delle vivaci discussioni.

Inoltre anche le istituzioni ad oggi non sembrano ancora intravedere nel turismo medico in entrata un possibile investimento che possa offrire un’utile integrazione alla sanità pubblica, nonostante le novità normative introdotte negli ultimi anni: infatti, dal 4 dicembre 2014 sia operativa la direttiva 2011/24/Ue che permette ai cittadini europei di muoversi ed usare liberamente i servizi sanitari dei Paesi aderenti.

Occorre prendere consapevolezza che non ci sono solo persone che per curarsi vanno all’estero (o per ragioni economiche o alla ricerca di prestazioni sanitarie di alto livello), ma anche persone di che vengono nel nostro paese per trovare le prestazioni sanitarie da loro ricercate. L’Italia ha dei centri di assoluta eccellenza, ad esempio in campo oncologico, molto conosciuti all’estero e ricercati da pazienti stranieri, soprattutto europei e mediorientali, con reddito elevato.

Quindi, secondo Stefano Urbani esiste un potenziale che non siamo ancora in grado di esprimere appieno e che in qualche modo andrebbe favorito e governato:

Manca una politica di sistema centrata su questo aspetto e c’è il rischio che in questo mercato entrino dei soggetti non adeguatamente preparati o addirittura dei veri e propri ciarlatani. Turismo Medico Italia si basa su tre principi cardine nella scelta delle strutture sanitarie che propone ai pazienti che si rivolgono ad essa: certificazione delle strutture sanitarie, alti standard qualitativi e condivisione delle esperienze attraverso il networking

Tuttavia, nonostante l’aspetto sanitario sia certamente quello più importante, occorre curare anche tutta una serie di fattori accessori che hanno comunque un impatto significativo sul benessere del paziente

Non lavoriamo solamente con le cliniche, che sono le nostre key partners, ma siamo in grado di prenderci cura del paziente a 360 gradi: in base ai pacchetti che sottoscrive il nostro cliente, possiamo prenderci carico dell’organizzazione della logistica dal luogo di partenza fino al luogo di destinazione (door-to-door), dell’accomodation dei suoi familiari, non solo per quel che riguarda l’alloggio ma anche per i trasferimenti dall’albergo alla struttura ospedaliera, e di ogni altra esigenza, come ad esempio le attività di svago, di cui possono necessitare coloro che sono al seguito del paziente. Inoltre, ci occupiamo del pre-trattamento e del follow-up, grazie alle referenze di cui disponiamo.

E’ da queste parole di Stefano Urbani che è possibile comprendere quale sia l’occasione che il nostro paese rischia di non saper cogliere non investendo affinché si attiri un cospicuo flusso di pazienti proveniente dai paesi esteri. Infatti, il turismo sanitario non solo potrebbe costituire un fonte di finanziamento integrativa per il nostro sistema sanitario, ma anche un modo per poter contribuire allo sviluppo economico generale attraverso l’indotto che sarebbe in grado di generare.

Per fare ciò, occorre che le figure decisionali a livello statale e regionale definiscano come posizionarsi nel quadro dell’offerta internazionale di turismo medico e favoriscano tale decisione con norme adeguate (certificazioni, semplificazioni burocratiche, ecc…). In attesa di tutto ciò, l’iniziativa privata sta intervenendo in uno spazio di mercato ad oggi scarsamente o per nulle presidiato, e Turismo Medico Italia rappresenta un’iniziativa seria che può essere considerata un riferimento su come occorra operare in futuro in questo innovativo segmento di mercato.

 

Dino Biselli

 

Ulteriori Risorse
Turismo Medico Italia
Italy, a Healthy Investment

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