Le Differenze del Sistema Sanitario Italiano: il Rapporto Osservasalute

Cover Rapporto Osservasalute 2016

L’edizione 2016 del Rapporto Osservasalute mette in luce le differenze esistenti fra i diversi sistemi sanitari regionali anche per aspetti che generalmente non vengono studiati. Da esso risulta evidente che il nostro sistema sanitario rischia non solo una polarizzazione per aree territoriale ma anche per fasce di reddito

 

E’ veramente troppo facile perdersi nelle numerose informazioni contenute nel Rapporto Osservasalute: la quantità di argomenti trattati e le relative elaborazioni statistiche a loro supporto ne fanno uno dei rapporti più completi fra quelli dedicati al mondo della sanità.

Pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute delle Regioni Italiane, struttura nata dall’iniziativa dell’Istituto di Sanità Pubblica – Sezione Igiene dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e diretto dal Dottor Walter Ricciardi, attuale presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, il Rapporto è arrivato alla sua XIV edizione.

Il Rapporto Osservasalute si muove in una doppia prospettiva: la prima è quella di dare continuità all’iniziativa, sviluppando confronti nel tempo ed ulteriori indagini su temi di rilevante interesse; la seconda è quella di muoversi in una logica europea per produrre un’attività di benchmarking della salute e dell’assistenza nelle regioni europee.

Ma basta scorrere l’indice del Rapporto per comprendere come l’analisi svolta in esso riguarda anche fattori che posso avere degli impatti più o meno forti sulla salute pubblica (e di conseguenza sulla spesa sanitaria) che molto spesso vengono ignorati: ad esempio i problemi di natura ambientale e l’impatto che gli incidenti automobilistici, lavorativi, domestici, hanno sulla sanità, o ancora, l’impegno supplementare che il nostro sistema sanitario deve affrontare a seguito dei flussi immigratori.

Inoltre, un’altra delle caratteristiche principali del Rapporto Osservasalute è quella di essere una sintesi molto particolareggiata delle risorse sanitarie materiali ed immateriali presenti sul territorio, offrendo nel contempo il quadro d’insieme sulla quantità e sulla qualità della produzione di servizi sanitari nell’ambito di ogni singolo servizio sanitario regionale.

Come per tutti gli altri studi pubblicati in ambito sanitario, anche nel Rapporto Osservasalute appare evidente come la situazione sanitaria italiana risenta fortemente delle differenze esistenti fra Nord e Sud: le regioni centro-settentrionali presentano una situazione sanitaria generalmente buona (e in alcuni casi di vera eccellenza), mentre in generale i sistemi sanitari delle regioni centro-meridionali mostrano tutte le loro difficoltà nell’offrire i servizi diagnostici e terapeutici di cui i propri cittadini necessitano.

Questo stato di cose viene riassunto nel capitolo che tratta delle rinunce alle visite mediche specialistiche o a trattamenti terapeutici dovute a motivazioni economiche: poiché la maggior parte delle prestazioni sanitarie sono garantite dai LEA (soprattutto per le persone con fragilità), laddove ci sia una rinuncia ad esse per cause economiche significa che il sistema sanitario non è in grado di garantire la loro fruizione e nel contempo il paziente non ha i mezzi necessari per accedere all’offerta dei privati. Una conferma indiretta di tale situazione si può derivare dall’analisi della rinuncia alle prestazione odontoiatriche sempre per motivazioni economiche.

Il quadro sopra riportato ha un impatto diretto sul livello di spesa sanitaria pro capite: è vero che la differenza di spesa in valori è ancora maggiore nelle regioni del Centro-Nord, ma nel periodo di tempo che va dal 2001 al 2014 il tasso di aumento della spesa è risultato essere maggiore nelle regioni centromeridionali. Ciò significa che proprio nelle regioni che attraversano maggiori difficoltà in ambito sanitario, i cittadini (o almeno quello che hanno potuto) hanno fatto sempre di più ricorso al proprio reddito disponibile per poter accedere ai servizi sanitari.

La contrapposizione Nord-Sud caratterizza quasi tutti capitoli del Rapporto, ma trova una decisiva conferma nella parte dello studio dedicata alla mobilità ospedaliera interregionale. Generalmente tutte le regioni meridionali presentano dei saldi negativi, al contrario di quanto succede nelle regioni centro settentrionali. Divisione che persiste anche nei dati relativi alla mortalità riconducibile a inefficienze dei servizi sanitari (in pratica i decessi dovuti a condizioni per le quali esistono interventi diagnostico-terapeutici efficaci): il tasso relativo a questo indicatore ha registrato una diminuzione nel corso degli ultimi anni, e ciò significa che si sono registrate meno morti per tali motivi; la differenza Nord-Sud su questo argomento è ancora marcata ma in diminuzione rispetto al passato.

Nelle conclusione del Rapporto, la continua contrazione della spesa sanitaria pubblica e l’allargamento dei divari territoriali sono indicati come i maggiori fattori che potrebbero causare un aggravamento delle disparità a livello sociale e a far emergere interessi diametralmente opposti nelle scelte di politica sanitaria: i ceti medio-alti potrebbero richiedere sempre più una privatizzazione del sistema, mentre i ceti medio-bassi un maggior intervento pubblico. E’ molto probabile che nel prossimo futuro, i decision maker in ambito sanitario saranno costretti ad individuare un difficile punto d’equilibrio fra queste due tendenze.

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Rapporto Osservasalute 2016
Osservatorio Nazionale sulla Salute delle Regioni Italiane

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