Burden of Stroke: dati e proposte sull’Ictus

Burden of Stroke - SAFE

Burden of Stroke è uno studio condotto dal King’s College di Londra per conto della Stroke Alliance for Europe che mette in luce gli impatti attuali e futuri dell’ictus sui sistemi sanitari degli stati europei. La creazione di registri nazionali dei malati di ictus e la definizione di strategie nazionali dedicate alla patologia sono le principali proposte formulate dal gruppo di lavoro di SAFE

Nell’immaginario collettivo l’eventualità di essere vittima di un ictus è solitamente uno dei maggiori timori che un individuo associa alla propria salute: l’istantaneità della sua manifestazione e, ancor di più, le possibili conseguenze che, nei casi peggiori, possono causare il decesso della persona, ne fanno una delle patologie maggiormente temute. Non a caso, in Italia l’ictus rappresenta la terza causa di morte dopo le cardiopatie ischemiche e le neoplasie.
L’ictus può essere di tre forme:

  • Ictus ischemico caratterizzato dall’ostruzione delle arterie cerebrali causata dalla formazione di una placca aterosclerotica o da un coagulo di sangue;
  • Ictus emorragico che si verifica con la rottura di un’arteria del cervello causando o un’emorragia intracerebrale non traumatica oppure la presenza di sangue nello spazio sub-aracnoideo;
  • Attacco ischemico transitorio o TIA, simile all’ictus ischemico ma con una minore durata dei sintomi.

Poiché l’ictus coinvolge in primo luogo un organo molto delicato come il cervello, anche nei casi in cui la persona colpita non decede, esistono delle probabilità molto alte che questa sia comunque vittima di una disabilità più o meno grave che può avere un forte impatto sulle sue capacità cognitive e motorie.

L’importanza dell’ictus risiede tutta nei numeri che caratterizzano la patologia e il conseguente impatto che essa ha sui sistemi sanitari nazionali e sull’economia in generale. Partendo da questi presupposto, il King’s College di Londra ha condotto una ricerca per conto della Stroke Alliance for Europe (SAFE) che ha coinvolto ben 35 paesi europei. Lo scorso 11 luglio i risultati di questo studio, intitolato “Burden of Stroke”, sono stati presentato da Jon Barrick, Presidente di SAFE, e Valeria Caso, Presidente dell’European Stroke Organization, davanti a numerosi membri del Parlamento Europeo.

Lo studio mette in luce il fatto che, nonostante negli ultimi anni ci sia stato un calo nell’incidenza di nuovi casi di ictus e di decessi ad esso dovuti, il numero assoluto di persone colpite dalla patologia, a causa del continuo aumento della popolazione anziana, è comunque in aumento. E in considerazione dell’incremento di persone sopravvissute a seguito di un ictus, sono in aumento anche coloro che pur sopravvissuti alla patologia sono costretti a conviverne con gli effetti. Ciò significa dover essere assistiti da caregiver appositamente formati, essere soggetti a riabilitazione e a tutte le forme di assistenza che si rendono necessarie a seguito di questo evento cerebrovascolare acuto.

Tale tendenza continuerà anche negli anni a venire, con un aumento previsto dei casi di ictus del 34% nel periodo ricompreso fra il 2015 e il 2035. Tenendo in debito conto questo dato, appare assolutamente necessario rafforzare le attuali azioni di prevenzione sia nei paesi attualmente carenti sotto questo aspetto sia nei paesi che già oggi applicano delle buone pratiche di prevenzione.

La prevenzione rappresenta infatti la principale soluzione all’aumento dei costi associati all’ictus: la previsione dei sopravvissuti ad un evento cerebrale di tipo ischemico o emorragico in Europa è prevista in crescita del 25% sempre nel periodo 2015-2035, mentre la previsione delle morti a seguito di un ictus relative a questo stesso periodo è quantificata in un incremento del 45%. Questi dati avranno un impatto molto importante sui budget dei vari sistemi sanitari europei, visto che già nel 2015 i costi diretti ed indiretti associati all’ictus in Europa sono stati stimati essere pari a 45 miliardi di Euro.

Per cercare di favorire una maggiore conoscenza dei rischi legati all’ictus ed a rendere noti quali possono essere i suoi effetti sia a livello fisico che economico, il gruppo di lavoro di SAFE che ha curato la redazione dello studio ha elaborato delle proposte in merito: una fra le più significative è quella che prevede l’istituzione di un registro dei malati di ictus da parte di ogni paese europeo, in modo da poter monitorare l’andamento della patologia e la condivisione delle best practices a livello europeo.

SAFE inoltre invita i vari paesi europei ad elaborare una propria strategia nazionale che riguardi l’intero percorso di cura dell’ictus dalla conoscenza della patologia fino alla completa integrazione sociale del paziente colpito da ictus, passando per gli step che caratterizzano questo percorso: la prevenzione, la diagnosi, il trattamento, la riabilitazione. Naturalmente, la pianificazione delle attività che caratterizzano l’intero processo dovrebbe prevedere il coinvolgimento di tutti soggetti che hanno ruolo attivo e passivo in questo processo: dalle associazioni pazienti, ai rappresentanti delle professioni che agiscono in questi ambiti, dalle associazioni di volontariato al personale medico.

Ma andando oltre alle considerazioni contenute nello studio, occorre anche intervenire con maggiore efficacia nei confronti di coloro che sono stati colpiti da ictus, e non solo dal punto di vista dell’assistenza loro offerta, ma soprattutto, per quanto sia possibile, dal punto di vista tecnologico: esistono numerosi progetti di digital health e IoT che si adattano perfettamente a quelle che sono le conseguenze derivanti dall’ictus, e un loro sviluppo potrebbe essere non solo un supporto utile per i pazienti vittime della patologia, ma anche un modo per tentare di contenere i costi di assistenza per quei casi di ictus che, nonostante tutti gli sforzi profusi, non è stato possibile prevenire.

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Ministero della Salute
The Burden of Stroke in Europe

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