Farmaci equivalenti: breve analisi del Centro Studi di QuintilesIMS

Studio farmaci equivalenti - Centro Studi QuintilesIMS

Dalla loro introduzione nel sistema sanitario avvenuta più di venti anni fa, i farmaci equivalenti hanno assunto un loro ruolo ben definito e registrato una crescita che solo negli ultimi anni sta conoscendo un calo nel suo trend. Un report del Centro Studi di QuintilesIMS Italia esamina alcuni aspetti relativi ad essi

Sono passati più di venti anni dall’introduzione dei cosiddetti farmaci generici nel mercato farmaceutico italiano, e la quota di mercato e l’importanza dei farmaci equivalenti sono gradualmente cresciute nel corso di questo lasso di tempo. I farmaci equivalenti hanno contribuito alla stabilità del sistema sanitario italiano consentendo di tenere sotto controllo l’evoluzione della spesa farmaceutica che, a seguito di alcuni fattori come l’invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento della spesa dedicata ai farmaci impiegati nella cura delle malattie croniche, si caratterizza per un trend in continua ascesa.

Proprio allo scopo di illustrare il ruolo che i farmaci equivalenti hanno assunto nell’ambito del sistema sanitario italiano, il Centro Studi di QuintilesIMS Italia ha pubblicato il report dal titolo I farmaci equivalenti in Italia. Differenze regionali, dinamiche di prescrizione e informazione medica scritto da Laura Gatti, Ilenia Carneade e Selene Perotto.

Il rapporto parte con alcuni dati relativi alle vendite di farmaci branded e farmaci equivalenti e di come esse si siano evolute nel corso degli anni anche in considerazione dei differenti canali distributivi. Particolare attenzione viene posto al canale della farmacia territoriale, che nel 2016 ha rappresentato il principale canale di vendita dei farmaci equivalenti. Tuttavia, ciò che appare interessante è il progressivo ma inesorabile calo delle percentuali di crescita anno su anno sia a valori che a volumi.

Dopo il 2013, queste percentuali di crescita delle vendite sono sensibilmente calate, registrando dei tassi ad una cifra, contrariamente a quanto avvenuto in passato quando il trend era caratterizzato da una crescita a due cifre (con la sola eccezione del 2009) sia a volumi che a valori. Le cause di questa dinamica vengono individuate in un minor numero di scadenze brevettuali, in continue manovre sui prezzi dei farmaci a brevetto scaduto e sugli equivalenti, e sulla perdita di brevetto di farmaci a cui è associato l’utilizzo di device ancora sotto copertura brevettuale, o a farmaci destinati a curare delle nicchie molto specifiche e ben individuate con un numero di pazienti tali da non rendere possibile un adeguato volume di produzione di farmaci equivalenti.

Partendo da questi presupposti, il biennio che ha avuto inizio con l’anno in corso dovrebbe consentire una certa ripresa della crescita dei farmaci generici in ragione di una mini ondata di scadenze brevettuali non solo per prodotti ricompresi principalmente nella medicina primaria, ma anche per quelli utilizzati in trattamenti ospedalieri.

Un altro aspetto messo in luce dallo studio è la spaccatura registrata fra Nord e Sud Italia relativa alla vendita dei farmaci equivalenti in farmacia: tutte le regioni del Centro-Nord Italia superano la quota del 20% di vendita dei farmaci equivalenti, mentre nel Centro-Sud quasi tutte le regioni non raggiungono questa percentuale. Tuttavia, gli autori evidenziano che in tutte le regioni si è registrato un aumento della quota di farmaci equivalenti venduti in farmacia con tassi che variano in un range che va dall’1% al 4% a seconda delle regioni prese in considerazione.

Ma detto ciò, l’indagine svolta ha rilevato che anche all’interno di una singola regione possono esistere delle forti differenze nella quota di farmaci equivalenti venduti nei territori di ASL differenti. Ciò può dipendere da quante campagne di sensibilizzazione vengono messe in atto dalle singole ASL e dalla loro capacità di coinvolgimento di tutti gli attori che sono parte della filiera del farmaco.

Altri fattori rilevati che rappresentano delle importanti discriminanti nella quota di prescrizione di farmaci equivalenti sono quelli riconducibili al comportamento prescrittivo della classe medica. Il primo della serie è la maggiore tendenza da parte dei medici a prescrivere farmaci equivalenti per le patologie croniche piuttosto che per le malattie acute, e tale dato trova conferma dall’aumento delle prescrizione di farmaci equivalenti nelle visite ripetute rispetto alle prime visite. Il secondo è una maggiore propensione alla prescrizione di farmaci equivalenti da parte dei MMG rispetto agli Specialisti.

Tale aumento delle prescrizioni di farmaci equivalenti da parte degli MMG è in parte frutto della strategia di informazione scientifica seguita dalle aziende produttrici di farmaci generici: sebbene l’attività di promozione dedicata a questo tipo di farmaci sia da considerarsi residuale, le aziende farmaceutiche che hanno svolto attività di promozione a riguardo negli ultimi anni hanno dedicato le loro attività di comunicazione alla classe medica e principalmente agli MMG, a scapito dei farmacisti.

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Centro Studi QuintilesIMS Italia – Accesso al Report

Rispondi