Lavoro e malattie croniche: l’analisi di ADAPT

Cover Adapt lavoro e malattie croniche

La condizione di lavoratore affetto da malattie croniche non è semplice non solo per la condizione personale del paziente ma anche per un sistema di welfare e di inserimento in ambito aziendale ormai anacronistico e inefficiente. Lo studio di ADAPT formula delle proposte per superare tali politiche affrontare il problema con un’ottica più vicina ai bisogni della persona

Il 25% della popolazione in età da lavoro affetta da almeno una patologia cronica.
Il 19% della forza-lavoro impiegata è composta da malati cronici.

Bastano solo questi due dati dell’European Network for Workplace Health Promotion per dare l’idea di quello che è oggi l’impatto delle malattie croniche sull’occupazione in Europa. Occorre partire da qui per poter analizzare quale sia il rapporto esistente fra le patologie croniche e lavoro.

Lo studio intitolato Lavoro e Malattie Croniche curato dal Professor Michele Tiraboschi, Professore di Diritto del Lavoro presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, e dalla Dottoressa Silvia Fernandez Martinez pubblicato da ADAPT (Scuola di alta formazione in relazioni industriali e di lavoro), si occupa proprio di questi aspetti: partendo dalla situazione attuale e dalle attuali criticità arriva a proporre nuove politiche di gestione del lavoratore affetto da malattie croniche.

Obiettivo del presente studio è quello di segnalare la centralità […] di un tema ancora oggi non pienamente emerso come l’impatto delle malattie croniche sul rapporto di lavoro e sul sistema di protezione sociale ipotizzando altresì soluzioni che consentano il passaggio da una politica meramente passiva ed emergenziale di mero sostegno al reddito […] a una concezione più moderna orientata non solo alla prevenzione, ma anche alla occupabilità e al ritorno al lavoro del malato cronico

Lo studio si articola in una prima parte, nella quale il tema viene trattato nella sua generalità, e una seconda parte suddivisa in sezioni nella quali vengono sviluppati altrettanti focus tematici:

– la differenza fra malattie croniche e disabilità;
– gli accomodamenti ragionevoli;
– il licenziamento e le malattie croniche;
– il lavoro autonomo e le malattie croniche;
– l’obesità.

Ovviamente, nell’affrontare questi argomenti gli autori hanno utilizzato un approccio da giuslavoristi, cosa del tutto naturale vista la loro comprovata esperienza in questo campo. Questo però non significa che con il loro lavoro essi non abbiano offerto spunti utili per tutti coloro che direttamente o indirettamente trattano i temi legati alla sanità e alla salute delle persone.

Infatti, anche con un’ottica focalizzata maggiormente sui temi relativi alle politiche del lavoro, le conclusioni a cui giunge la ricerca pubblicata da ADAPT sono le stesse di quelle che vengono ribadite ogniqualvolta si parli strategia in ambito Life Science; e in tutti e due i casi il principio guida è il medesimo: la centralità del paziente (in questo caso del paziente-lavoratore).

Il filo conduttore di tutto il lavoro di ricerca, come sottolineato chiaramente soprattutto nella parte generale, si riassume nella necessità di adottare delle pratiche di gestione del lavoratore affetto da malattie croniche che tengano conto delle sua persona e delle sue esigenze, superando un sistema di welfare in ambito sanitario, lavorativo e sociale-assistenziale ancora fondato su concetti novecenteschi e organizzato su un modello di gestione fondato su una standardizzazione di processi oramai anacronistica e causa di inefficienze ed ingiustizie.

La gestione dei malati cronici non impatta solamente sul sistema sanitario, ma anche sulle dinamiche del mercato del lavoro e sull’organizzazione delle singole imprese, senza dimenticare le conseguenze che possono avere sui percorsi di carriera dei singoli lavoratori. Infatti, il malato cronico trova maggiori ostacoli nella conservazione del proprio posto di lavoro o minori opportunità nel ricercare una nuova occupazione.

Inoltre, gli attuali sistemi di protezione sociale sono impostati secondo una logica che considera il malato parziale, come in molti casi può essere considerato il malato cronico (e pertanto ancora dotato di una capacità di lavoro, seppur non pienamente efficiente), al pari di un invalido. Ciò ha come conseguenza l’allontanamento dalla vita produttiva di persone ancora in grado di offrire un loro contributo lavorativo per essere assistiti dalla pubblica assistenza attraverso un sussidio economico.

Ma nello studio vengono anche analizzate le difficoltà che devono affrontare le imprese nel gestire il lavoratore affetto da patologie croniche all’interno della loro organizzazione: le normative che impongono, giustamente, di non discriminare questa tipologia di dipendenti e di assumerne una quota sul totale della propria forza lavoro, non sono controbilanciate da politiche che favoriscono l’attivazione, la conciliazione, e la prevenzione dell’insorgere della malattia sui luoghi di lavoro.

I punti precedentemente esposti, che sono solo una piccola parte di quelli trattati nella ricerca, possono avere chiaramente un effetto sul morale e sulla salute del lavoratore malato cronico, talvolta andando ad aggravare delle situazioni di per sé già critiche.

Occorre quindi superare quell’approccio “a silos” tipico delle pubbliche amministrazioni: un problema di salute ha un effetto diretto ed effettivo non solo sulla spesa sanitaria ma anche su altri capitoli di spesa pubblica, come l’assistenza sociale. Inoltre, ha degli impatti diretti sui costi e sulla produttività aziendale; il che, a cascata, determina una diminuzione del valore prodotto dall’azienda.

In considerazione della quota di malati cronici sul totale della forza-lavoro impiegata ci si può rendere conto di come (e di quanto) una migliore gestione dei lavoratori affetti da malattie croniche potrebbe essere utile non solito a livello individuale ma anche per l’intera società.

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Lavoro e Malattie Croniche – ADAPT

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