Ricerca scientifica e donazioni: indagine Gfk-Gilead

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Il finanziamento della ricerca medico-scientifica non avviene solamente grazie agli investimenti delle aziende del comparto Life Science e ai fondi del settore pubblico, ma anche attraverso le donazioni dei privati ai vari enti di ricerca impegnati su questo fronte. L’indagine di Gfk, in collaborazione con Gilead, ha offerto una panoramica a riguardo

La ricerca medico-scientifica è una delle attività fondamentali dell’intero comparto Life Science e in particolare dell’industria farmaceutica: senza di essa non ci potrebbe essere innovazione di prodotto e ciò significherebbe non poter avere a disposizione medicinali, medical device e terapie sempre nuovi, in grado di contrastare più efficacemente le patologie oggi conosciute, di diagnosticarne e classificarne delle nuove, e non comprendere in maniera sempre più approfondita il funzionamento del corpo umano e le dinamiche che lo caratterizzano.

Solo per fornire qualche dato di riferimento, nel rapporto The Pharmaceutical Industry in Figures 2017, redatto dall’European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (Efpia), viene riportato che l’ammontare degli investimenti R&D in Europa da parte delle aziende farmaceutiche nel 2016 è stato pari a 35 miliardi di Euro. Inoltre, il report Indicatori Farmaceutici 2017 di Farmindustria rileva che nel 2016 l’industria farmaceutica in Italia ha investito in R&D un totale di 1,5 miliardi di Euro e ben 700 milioni di Euro in studi clinici.

Occorre sottolineare che la ricerca medico-scientifica non si avvale solamente dei fondi provenienti dall’industria e dal settore pubblico (nazionale e internazionale), ma anche delle donazioni di privati che rendono possibile a numerose realtà no-profit di condurre progetti di ricerca molto avanzati. Questo significa che è molto importante sapere come sia percepita le ricerca medico-scientifica presso il grande pubblico e quale sia la propensione di quest’ultimo a donare.

Questi e altri quesiti sono stati oggetto dell’indagine La fotografia dell’Italia che dona condotta da Gfk e presentata dalla Dottoressa Isa Cecchini durante l’evento organizzato da Gilead dal titolo Il valore della Ricerca, il ruolo delle Associazioni, durante il quale sono stati premiati i vincitori dei tre Bandi di Concorso promossi dalla multinazionale biotecnologica americana: il Fellowship Program, il Community Award Program e il Digital Health Program.

L’indagine di Gfk ha rilevato che la ricerca medico-scientifica gode di una buona reputazione, con con circa il 70% degli italiani che la ritengono utile e circa il 60% degli stessi che ritengono che essa possa apportare dei miglioramenti nei pazienti in termini di qualità di vita e di trattamenti disponibili. A conferma di ciò, la ricerca medico-scientifica è la causa scelta dalla maggior parte di coloro che effettuano una donazione (circa l’8% del campione intervistato da Gfk).

Come sottolineato dalla Dottoressa Cecchini

E’ questa un’immagine sostanzialmente positiva che porta la ricerca medico-scientifica al primo posto tra le cause di donazione dei nostri connazionali

Purtroppo nel corso degli ultimi dodici anni, complice anche la crisi economica che ha avuto inizio nel 2008, il numero dei donatori in Italia è progressivamente sceso: nel 2005 essi erano il 31% della popolazione, quota che invece oggi oscilla intorno al 19%.

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                           Ricerca di Gfk

Ma uno dei dati ancora più significativi è la destinazione delle risorse raccolte attraverso le donazioni alla ricerca medico-scientifica: le specializzazioni mediche che accumulano una maggiore raccolta di donazioni sono quelle relative alle patologie tumorali, alla malattie neurodegenerative e alle malattie cardiovascolari. Al contrario, le malattie infettive sono all’ultimo posto di questa classifica.

I motivi di questa “discriminazione” verso le malattie infettive è dovuta alla scarsa conoscenza che i donatori hanno di esse e alla lontananza di queste patologie dalla loro esperienza personale. Infatti, la ricerca di Gfk rileva che spesso quando ci si confronta con i temi legati alle malattie infettive le persone sono portate a ritenere, consciamente o meno, che esse si manifestino a causa di una scarsa prevenzione, o per comportamenti/stili di vita non corretti o per eventi fortuiti che ritenuti non replicabili.

Un altro dato interessante fornito dalla presentazione della Dottoressa Cecchini è quello relativo alle modalità con le quali i donatori ad enti di ricerca medico-scientifica vengono a conoscenza della causa oggetto della loro donazione: la maggior parte dei donatori ha conosciuto l’ente attraverso pubblicità (32%), del materiale cartaceo e/o dei volantini (26%), e attraverso trasmissioni e/o articoli dedicati (24%), mentre una quota del 28% ha iniziato a donare a seguito del passaparola o della conoscenza diretta dell’ente.

La maggior parte del campione intervistato, infine, ritiene che sia le aziende private che le amministrazioni pubbliche dovrebbero fare degli sforzi ulteriori affinché la ricerca medico-scientifica possa continuare la sua missione.

 

Dino Biselli

 

P.S.: Ringrazio il Dottor Teodoro Lattanzio di FleishmanHillard per avermi invitato a prendere parte alla cerimonia di premiazione Il valore della Ricerca, il ruolo delle Associazioni organizzato da Gilead

 

Ulteriori Risorse
Gilead – Fellowship Program
Efpia – The Pahrmaceutical Industry in Figures 2017
Farmindustria – Indicatori Farmaceutici 2017

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