Il Mercato Italiano dei Farmaci Biosimilari

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Un report elaborato dall’Italian Biosimilars Group su dati forniti da IQVIA Italia offre un quadro del consumo di farmaci biosimilari nel nostro paese, mostrando come esso sia in costante aumento. La recente pubblicazione del secondo position paper di AIFA sulla intercambiabilità proprio dei farmaci biosimilari contribuirà a far progredire ulteriormente questo trend

C’è una particolare tipologia di farmaci che da qualche anno a questa parte è soggetta ad una crescente interesse da parte di una larga fetta dell’intera filiera dell’industria farmaceutica, sia a livello industriale sia in ambito istituzionale e regolatorio: i farmaci biosimilari. Questi ultimi, insieme ai farmaci biologici, sono stati già oggetto di analisi di alcuni post pubblicati su questo blog e in particolare per quello intitolato Farmaci Biologici e Biosimilari, ma la necessità di dover garantire l’accesso a cure sempre più avanzate ai pazienti affetti da gravi patologie e nel contempo di far sì che i sistemi sanitari in futuro siano ancora finanziariamente sostenibili sta concentrando molta attenzione su di essi.

Non a caso, con la recente pubblicazione del Secondo Position Paper di AIFA sui Farmaci Biosimilari, l’Agenzia Italiana del Farmaco, pur ribadendo che i medicinali biologici e biosimilari non possono essere classificati come dei prodotti generici, considera i farmaci biosimilari come prodotti intercambiabili con i corrispondenti originatori di riferimento, affidando al medico il ruolo di decisore del trattamento a cui sottoporre il paziente.

Il riconoscimento dell’intercambiabilità favorirà certamente un maggior impiego di farmaci biosimilari, accrescendo la loro quota nell’ambito dell’intero mercato dei biologici. Il rapporto intitolato Mercato Italiano dei Farmaci Biosimilari; Gennaio-Dicembre 2017, pubblicato dall’Italian Biosimilars Group e realizzato grazie all’impiego di dati forniti da IQVIA Italia, riporta che già oggi la quota dei farmaci biosimilari è pari al 19% del totale dei consumi di questo segmento del mercato farmaceutico, per un valore di 9,75 milioni di Euro.

L’analisi della dinamica dei consumi di farmaci biologici mette in luce quale sia la tendenza in atto, che grazie alla nuova posizione di AIFA potrebbe consolidare ed accentuare la sua progressione: nel 2017 il valore dei biosimilari ha registrato una crescita del 73,9%, mentre il consumo degli altri farmaci biologici è calato dell’8,2%.

Il report offre anche un esame del consumo a valore e a volumi delle otto molecole che sono disponibili in commercio anche attraverso prodotti biosimilari. Di queste ben tre, Epoietina, Filgrastim e Infliximab, nel 2017 hanno registrato una predominanza dei biosimilari rispetto ai farmaci originatori, con il consumo della molecola Filgrastim che registra una quota via farmaci biosimilari pari al 93%. Fra le altre molecole (tutte introdotte sul mercato abbastanza di recente) che registrano la maggior quota di consumo per mezzo dell’utilizzo dei farmaci biologici originatori, ce ne sono in particolare due, Etanercept e Rituximab, con una residuale quota di consumo appannaggio di farmaci biosimilari: in entrambi i casi la loro quota è ben sotto il 10%.

Una parte del report è dedicata all’impatto della quota di farmaci biosimilari sul totale dei farmaci biologici consumati in ogni singola regione. Prendendo in considerazione tutte le molecole, la Valle d’Aosta e il Piemonte, entrambe con con una quota del 64,11%, sono le regioni dove avviene il maggior impiego di biosimilari. Seguono in una posizione intermedia la Basilicata e la Sicilia con una quota rispettivamente pari al 33,37% e al 32,77%, ed infine tutte le altre in un range che va dal Trentino Alto Adige, con il 19,13%, fino alla Puglia, con un consumo di biosimilari pari al 6,82%.

Facendo la medesima analisi però limitata alle quattro molecole in commercio da più di tre anni, la situazione muta in maniera significativa: prima di tutto la percentuale di consumo dei relativi biosimilari cresce sensibilmente, con ben quattordici regioni che superano il 50%; in secondo luogo, anche la posizione di alcune regioni nella classifica del consumo varia in maniera notevole. Infatti, mentre le prime tre posizioni rimangono immutate (con Valle d’Aosta e Piemonte che si attestano entrambe all’82,8%), la Liguria, l’Emilia Romagna e la Puglia ottengono posizioni notevolmente migliori rispetto alla situazione riferita a tutte le molecole in commercio. Da segnalare la quota di consumo di biosimilari estremamente bassa della regione Calabria, con una percentuale che si assesta al 14,44%.

Quanto descritto indica chiaramente che il consumo dei biosimilari in futuro aumenterà in modo sensibile, non appena le molecole recentemente disponibili in formato biosimilare consolideranno la loro posizione sul mercato. La necessità di contenere la spesa farmaceutica e la nuova posizione di AIFA sull’intercambiabilità dei farmaci biosimilari non faranno altro che accelerare questo processo.

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Aboutpharma – Nuovo position paper AIFA
Aboutpharma – Report Ibg, biosimilari in crescita
Italian Biosimilar Group – Mercato Italiano dei Farmaci Biosimilari Gennaio-Dicembre 2017

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