Gli Health Saving Accounts

 

Qualche mese fa ho iniziato a studiare il “Manuale di economia sanitaria” scritto dal Dottor Riccardo Zanella. A mio giudizio è un buon testo, ben scritto e ben documentato, con in più le caratteristiche della completezza degli argomenti trattati e della chiarezza dei contenuti. Nel capitolo relativo all’offerta sanitaria e ai modelli di sistemi sanitari vengono descritte delle forme assicurative chiamate Conti di Risparmio Sanitari (Health Savings Accounts) che hanno la funzione di fornire una copertura del rischio di malattia complementare all’assicurazione sanitaria o al Servizio Sanitario Nazionale e fungono, contemporaneamente, da strumento finanziario di accumulo di capitale.

In pratica gli HSA si fondano sul versamento obbligatorio, di solito con cadenza mensile, di un importo (fisso o calcolato percentualmente sul reddito) da parte del cittadino su un conto individuale, a cui possono concorre anche i datori di lavoro se non lo Stato stesso per alcune determinate situazioni (quali possono essere quelle relative a cittadini con reddito basso). Il conto è cumulativo, e quanto versato sopra di esso viene utilizzato in via esclusiva per coprire tutti i costi sanitari sostenuti individualmente o familiarmente non coperti, a seconda dei modelli sanitari adottati, dal sistema assicurativo o dal Servizio Sanitario Nazionale. Gli importi del HSA non impiegati vengono remunerati annualmente con un tasso di interesse e accumulati fino a che non si raggiunge un determinato livello oltre il quale l’obbligo di versamento viene a cessare. Il conto così accumulato può essere utilizzato anche come previdenza complementare o lasciate in eredità.

Gli Ospedali Italiani e Big Data

 

Ho appena finito di leggere l’intervista che il ministro Lorenzin ha rilasciato al quotidiano la Repubblica dove ha lanciato l’idea di creare “il TripAdvisor degli ospedali italiani”, vale a dire un progetto che prevede lo sviluppo di un sito web in cui caricare tutti i dati sanitari (e non) degli ospedali italiani e renderli disponibili online a tutti i cittadini in tempo reale. (Ecco il link)

Tralasciando l’opportunità o meno di paragonare questa proposta a TripAdvisor, devo dire che, in base alla mie esperienze in IMS Health come amministratore di un panel di medici e in Stethos come ricercatore di mercato in ambito farmaceutico (e in tale ruolo mi sono occupato molto spesso di reclutamento medici soprattutto in ambito ospedaliero), l’eventuale realizzazione di tale progetto, dal mio punto di vista, sarebbe un fatto estremamente positivo sotto innumerevoli aspetti.

Il Bioprinting

 

Sono abbonato a Focus da più di 15 anni e, nonostante la qualità della rivista abbia conosciuto alti e bassi, sono rimasto sempre un suo lettore. Mi ricordo ancora che in uno dei primi numeri che avevo letto c’era un articolo dove si parlava di trapianti e si ipotizzava che in un prossimo futuro si sarebbero potuti ricostruire interi arti, anche complessi, attraverso l’utilizzo di cellule embrionali o staminali appositamente programmate per poter ricostruire l’organo o gli organi seguendo un “progetto” predefinito.

Purtroppo non si è ancora giunti a un livello tecnologico così sofisticato, ma sul numero di Settembre di Focus ho letto un interessantissimo articolo scritto da Margherita Fronte sull’utilizzo di stampanti 3D per la creazione di organi su misura a partire dalle cellule moltiplicate in vitro del paziente a cui sarà poi trapiantato l’organo.

Medici e informatica

 

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo pubblicato sul sito Telemeditalia.it dal titolo “In Inghilterra 50.000 medici vanno a scuola di app” (ecco il link) dove viene riportata la notizia del lancio dell’iniziativa CODE4HEALTH da parte dell’NHS britannico.

Lo scopo di questo programma è quello di insegnare l’ideazione e la programmazione di app e software a 50.000 dottori, e parte dal presupposto che “se le app servono ai medici, facciamole scrivere ai medici”. In pratica il National Health service, constatata la difficoltà nel superare la riluttanza dei dottori ad utilizzare nella loro attività professionale dei programmi che non abbiano ricevuto un loro contributo nello sviluppo, ha deciso di chiedere a 50.000 di essi di creare app e programmi a titolo gratuito per cercare di favorire lo sviluppo della digitalizzazione del sistema.

Guardando la tv…

Poiché in questo periodo sono a casa causa disoccupazione (piccolo inciso: ho caricato il mio profilo su LinkedIn e sono pronto a valutare eventuali proposte) durante la mattinata mi capita di assistere ad alcune trasmissioni televisive.

Ieri, nel corso di una trasmissione su Rai 3, si parlava di farmaci e del loro abuso. Non voglio entrare nel merito degli argomenti che sono stati trattati, con palesi inesattezze e altre cose condivisibili, durante il programma andato in onda, ma è stata sostenuta una tesi che mi ha lasciato alquanto perplesso.

In particolare, si sosteneva che l’aumento della spesa sanitaria globale italiana, sia pubblica che privata, sia dovuta principalmente alle prescrizioni effettuate dal medico di famiglia, e quindi alla distribuzione territoriale, indicando quindi questo ambito della spesa sanitaria totale come uno delle principali cause delle inefficienze del sistema sanitario nazionale e del relativo aumento dei costi del suo finanziamento.

I malati cronici e i decreti Balduzzi sull’assitenza territoriale

Una delle grandi sfide che i sistemi sanitari di tutti i paesi avanzati devono oggi affrontare è quella di offrire un’adeguata assistenza sanitaria a coloro che sono affetti da malattie croniche. Queste ultime sono malattie di lunga durata che solitamente si manifestano clinicamente in età avanzata, (anche se possono avere origine in età giovanile) e richiedono un’assistenza di lunga durata che, nella stragrande maggioranza dei casi, è lunga quanto la vita del soggetto.

Negli ultimi decenni l’incidenza delle malattie croniche è costantemente cresciuta in concomitanza con il costante aumento della speranza di vita alla nascita e il conseguente aumento della percentuale di persone ultrasessantenni sul totale della popolazione. Tuttavia, il paziente cronico, se assistito e curato in modo adeguato, soprattutto per alcune patologie quali ad esempio il diabete o l’HBV, può raggiungere una stabilizzazione del decorso della sua malattia e poter condurre una vita del tutto normale.

Tecnologia in sanità e colli di bottiglia

 

Non so quanti di voi siano degli appassionati di Star Trek. Personalmente mi è sempre piaciuto moltissimo: un salto in un possibile futuro fatto di viaggi interstellari ad una velocità superiore a quella della luce, antimateria, integrazione con esseri alieni e un alto livello di tecnologia pienamente disponibile per l’intera umanità.

Fra i vari marchingegni che mi hanno sempre affascinato c’era il Tricoder medico che, attraverso una rapida scansione sul paziente, era in grado di fornire il livello di tutti i suoi parametri vitali o la diagnosi clinica di anche uno solo dei suoi organi interni. E pare fantascientifico dirlo, ma l’invenzione di qualcosa di simile, pur con funzioni limitate rispetto al concept originale, è stata annunciata qualche mese fa (l’oggetto in questione è Lo Scanadu Scout).

Cominciamo a scrivere!

 

Buongiorno a tutti i lettori di questo blog!

Immagino già la reazione di tutti coloro che avranno letto il link del presente blog sul mio profilo o l’invito a visitarlo… Qualcosa del tipo: “Un altro? Ma non ce ne sono già troppi?” oppure “Ecco l’ennesimo personaggio che dice di voler scrivere qualcosa di originale sul mondo farmaceutico e sanitario”.

Prima di incominciare a postare i miei contributi, voglio condividere con voi quali siano le finalità principali di questo blog:

1) Il presente blog ha il fine di offrire un contributo nella comunicazione relativa al settore farmaceutico e sanitario. Potrà capitare che qualche mio post non riguardi questi settori in maniera diretta, ma di sicuro indirettamente sì;