Heartwatch: rilevare le malattie cardiache con un video

Cover Heartwatch

I disturbi e le patologie cardiocircolatorie sono fra quelle maggiormente soggette all’attenzione delle startup innovative. Una di queste sta sviluppando un interessante modello di prevenzione delle patologie cardiache basato sull’analisi del video del volto: si chiama Heartwatch, è italiana ed è stata fondata da giovani studenti del Politecnico di Milano

 

Ancora oggi le malattie cardiovascolari sono le principali cause di morte a livello globale, e l’Italia non fa eccezione: il tasso di mortalità delle malattie cardiocircolatorie è pari a 28,4 decessi ogni 10.000 abitanti. Nell’ambito di questa categoria di patologie, la maggior parte dei decessi è dovuta a cardiopatie ischemiche e ictus.

Principali cause di morte in Italia

Queste poche informazioni sono già sufficienti per comprendere che in questo ambito un ruolo fondamentale è giocato più dalla prevenzione che dalla cura, poiché nel momento in cui si manifesta una crisi cardiaca o si è colpiti da un ictus, i tempi di intervento devono essere di una certa rapidità, poiché in caso contrario si rischia concretamente il decesso.

Il forte impatto delle patologie cardiache sulla salute degli individui hanno spinto molti giovani ricercatori ad applicare le tecnologie digitali al monitoraggio, allo studio, alla prevenzione e alla cura delle malattie cardiocircolatorie. L’ambito cardiaco, infatti, è uno di quelli che sono oggetto diretto o indiretto delle attività di numerose startup innovative.

Il Cloud e i Big Data in Sanità

technology of the future

Il convegno dal titolo “La gestione del dato sanitario, sicurezza e cloud nell’era dei big data” organizzato da Motore Sanità è stato un utile appuntamento per esporre delle proposte operative in materia di Big Data in ambito sanità. L’evento è stata l’occasione per proporre l’impiego del cloud computing come modalità di gestione dell’enorme mole di dati sanitari e medicali che viene generata in modo continuativo

 

A causa della crescente importanza che la gestione di grandi volumi di dati ha assunto nell’ambito della produzione di beni e servizi , l’argomento Big Data è costantemente sotto i riflettori di esperti, operatori di business, consumatori e cittadini. Il settore sanitario è uno di quelli più interessati all’evoluzione di questo ambito dell’innovazione tecnologica, in considerazione dell’impressionante mole di informazioni che la sanità nel suo complesso genera e tratta ogni giorno.

In un precedente post sono state illustrate le prospettive e le resistenze relative ai Big Data esposte durante l’Italian Digital Health Summit organizzato da Aboutpharma nel giugno 2016 (vedi Italian Digital Health Summit: i Big Data), ma occorre iniziare a tradurre le disquisizioni teoriche in vere e proprie proposte operative. Un passo in questo senso è stato compiuto con il convegno organizzato da Motore Sanità dal titolo “La gestione del dato sanitario, sicurezza e cloud nell’era dei big data” che ha avuto luogo a Milano lo scorso 29 marzo.

Il programma “Roche per la Ricerca”

Ricerca Scientifica

Anche per il 2017 Roche ha lanciato l’iniziativa “Roche per la Ricerca”, il programma con il quale la nota multinazionale farmaceutica intende premiare otto progetti di ricerca indipendente con un finanziamento di 100.000 Euro per ognuno di essi. Un importante contributo alla ricerca indipendente e ai giovani ricercatori italiani

 

Come già riportato in vari post di MioPharma Blog, la ricerca scientifica in ambito farmaceutico è oggetto di numerose iniziative promosse dai grandi player dell’industria farmaceutica ad essa dedicata. Alcuni di questi programmi sono ormai una consuetudine consolidata ed hanno già consentito a numerosi ricercatori di poter realizzare i progetti di ricerca da loro intrapresi attraverso i finanziamenti messi a disposizione, riuscendo così, in molti casi, a raggiungere dei risultati importanti a livello scientifico e realizzativo. Altre iniziative, invece, sono di recente istituzione, ma non per questo di minore importanza rispetto alle prime, sia per le risorse che mettono a disposizione sia per le loro aree di intervento.

Fra le iniziative più recenti c’è anche il progetto Roche per la Ricerca, la cui seconda edizione ha avuto avvio nel mese di marzo di quest’anno. Il progetto ha preso avvio dalla volontà da parte dei vertici della sede italiana della nota multinazionale biofarmaceutica svizzera di offrire un importante contributo alla ricerca indipendente

Crediamo fermamente nel valore di una ricerca ambiziosa perché solo perseguendo un concetto ‘dirompente’ di innovazione si può determinare cosa significherà domani salute. Per questa ragione abbiamo deciso di finanziare con un contributo importante la ricerca indipendente nel nostro Paese ed essere a fianco del coraggio dei tanti ricercatori italiani che si impegnano con passione, tenacia e creatività nella ricerca di nuove soluzioni per la salute (Maurizio de Cicco – Presidente e AD di Roche S.p.A.)

I CReG: la Gestione dei Malati Cronici in Lombardia

lombardia

Il progetto dei Chronic Related Groups (CReG) è sicuramente fra i più interessanti ed originali nella gestione dei pazienti cronici. Dopo circa tre anni e mezzo dall’inizio della sperimentazione dei CReG, il Rapporto OASI 2016 redatto dal CERGAS dell’Università Bocconi ne descrive i buoni risultati ad oggi raggiunti, anche se occorrono ancora maggiori evidenze per giudicarne l’effettiva efficacia

Una delle maggiori criticità che attualmente tutti i sistemi sanitari si trovano a dover affrontare riguarda l’adeguamento della loro “offerta” di assistenza sanitaria alle mutate necessita dei pazienti, i quali hanno esigenze di salute a volte molto diverse da quelle del passato. Infatti, il progressivo invecchiamento della popolazione sta rendendo necessario ripensare strutture e processi dei servizi sanitari, i quali in origine sono stati concepiti per offrire assistenza a malati nella quasi totalità dei casi di tipo acuto, per rispondere ai bisogni di una popolazione sempre crescente di pazienti affetti da malattie croniche.

Tale criticità riguarda sicuramente un paese come l’Italia, caratterizzato da un’aspettativa di vita fra le più alte al mondo e una quota di abitanti con un’età superiore ai 65 anni, rispetto alla popolazione totale, in aumento di anno in anno. Questo stato di cose rappresenta una sfida molto impegnativa sia a livello organizzativo che finanziario per tutti i sistemi sanitari regionali del nostro paese. La necessità di individuare dei modelli per rispondere in modo adeguato a tale evoluzione ha indotto le Regioni a strutturare efficacemente il proprio apparato sanitario cercando nel contempo di utilizzare in maniera efficiente le risorse a loro disposizione.

Uno degli esperimenti più originali avviato in questi ultimi anni è quello dei Chronic Related Groups (CReG) ideato da Regione Lombardia e al quale è stato dedicato un capitolo apposito nel Rapporto OASI 2016 redatto del CERGAS dell’Università Bocconi di Milano e presentato nel novembre 2016.

TMI: la Startup Innovativa Italiana del Turismo Medico

Logo Turismo Medico Italia

Il turismo medico è ancora un mercato non molto conosciuto e non ben compreso. Mentre solitamente viene inteso come lo spostamento di pazienti da una regione ad un’altra o in uscita dall’Italia verso paesi esteri, viene invece del tutto ignorata la possibilità che pazienti di altri paesi vengano a curarsi presso le nostre strutture. C’è una startup italiana opera in questo segmento: si chiama Turismo Medico Italia ed è stata fondata da Stefano Urbani

 

Durante la presentazione del Rapporto OASI, redatto dal CERGAS dell’Università Bocconi di Milano, avvenuta lo scorso novembre sono state esposte varie indicazioni finalizzate al rilancio e allo sviluppo del nostro sistema sanitario nazionale. Una di queste proposte riguardava lo stato attuale del turismo sanitario e delle opportunità che sarebbe possibile cogliere se le istituzioni a livello decisionale non continuassero ad ignorare ulteriormente questo ambito ad oggi poco esplorato e in buona parte anche poco compreso.

Tuttavia, esistono delle iniziative imprenditoriali che stanno cogliendo le opportunità offerte dalla mancanza di attenzione verso questo emergente segmento di mercato. Una di queste iniziative è una startup che si chiama Turismo Medico Italia (TMI). L’attività di Turismo Medico Italia si ispira alla vision del suo fondatore Stefano Urbani, il quale si è posto come obiettivo quello di

Vivere in un mondo dove ognuno possa trovare il Suo migliore trattamento sanitario, o l’ospedale che meglio soddisfi il Suo bisogno, ogni volta che lo necessita, dovunque egli si trovi, qualsiasi siano i suoi bisogni.

Per comprendere quale sia il contesto nel quale si trova ad operare questa giovane startup innovativa, occorre partire da alcune premesse.

Premio Merck in Neurologia: Sclerosi Multipla e Tecnologia

Videogame a scopo riabilitativo e un guanto cablato per effettuare una diagnosi accurata: ecco i contenuti dei due progetti riguardanti la sclerosi multipla che hanno vinto il Premio Merck Neurologia. La cerimonia di premiazione ha avuto luogo lo scorso 28 febbraio a Milano ed è stata l’occasione per fare il punto della situazione sulla tecnologia applicata alla gestione di questa patologia

Nonostante abbiano una natura molto diversa fra loro, esiste una caratteristica che accomuna i due progetti vincitori del Premio Merck in Neurologia, premiati durante la cerimonia che ha avuto luogo presso il Palazzo dei Giureconsulti di Milano lo scorso 28 febbraio: la semplicità d’uso per il paziente affetto da Sclerosi Multipla.

Il bando di concorso del 2016, indetto da Merck con il patrocinio della Società Italiana di Neurologia (SIN) è stato contraddistinto dal seguente argomento-guida

Approcci multidisciplinari e nuove tecnologie per migliorare la qualità di vita del paziente con Sclerosi Multipla

L’obiettivo del bando è stato quello di promuovere dei progetti che avessero lo scopo di migliorare la gestione clinica del paziente affetto da sclerosi multipla, coinvolgendo professionisti di diversi ambiti scientifici e perseguendo in particolare due obiettivi: l’assistenza al paziente e la creazione di soluzioni tecnologiche innovative. Ma la valutazione ha tenuto conto di altri criteri, come l’impatto in termini di qualità di vita e di convivenza con la patologia, e la fattibilità e applicabilità nella pratica clinica.

Medicina di Laboratorio: Studio di I-Com

Cover Studio I-Com su medicina di laboratorio

La Medicina di Laboratorio rappresenta una nicchia molto vitale del settore life sciences e avrà sempre maggiore spazio nei prossimi anni. Lo studio “Rilanciare il laboratorio del SSN” condotto da I-Com Istituto per la competitività analizza le attuali criticità della medicina di laboratorio e propone delle soluzioni per favorirne la digitalizzazione e aumentare il suo contributo nell’ambito del SSN

 

Quando si parla di digital health solitamente si fa riferimento a tutte le innovazioni che hanno un impatto diretto sulla nostra salute nella vita di tutti i giorni (app, medical device, etc…) oppure a tutti quei strumenti utilizzati in sanità che stanno permettendo di raggiungere significativi miglioramenti nelle prestazioni sanitarie, o ancora tutte quelle applicazioni di supporto all’industria farmaceutica. In realtà esistono tanti ambiti nella life sciences industry che offrono un loro contributo più o meno importante a tutto il settore. Anche in questi ambiti specialistici la rivoluzione digitale può avere un ruolo di rilievo, e uno di questi ambiti è quello della medicina di laboratorio.

Questo tema viene trattato in un recente studio intitolato Rilanciare il laboratorio del SSN. Il ruolo della medicina di laboratorio e della digitalizzazione sull’efficienza e l’efficacia del servizio sanitario italiano scritto dalla Dottoressa Cinzia Aru, dal Dottor Stefano Da Empoli e dal Dottor Davide Integlia e pubblicato da I-Com Istituto per la Competitività proprio nel corso del corrente mese di febbraio 2017. Il rapporto è il frutto di una serie di interviste, alle quali hanno preso parte figure di riferimento del SSN e della medicina di laboratorio, incentrate sul ruolo di quest’ultima sulla qualità dei servizi sanitari e su quali possa essere l’impatto dell’innovazione digitale sulla qualità della diagnostica.

L’Health Coaching: il percorso di Francesco di Coste

Francesco Di Coste

Francesco Di Coste e l’Health Coaching: come una carriera fatta di numerose esperienze e lanci di nuove iniziative sembra quasi aver seguito un invisibile filo di Arianna che ha permesso oggi di dare vita ad una nuova realtà quale è L’Associazione Italiana di Health Coaching

 

Conversare con il Dottor Francesco Di Coste sarebbe consigliabile a coloro che amano, metaforicamente parlando, rimanere nelle loro giardinetto, curare il piccolo orticello e vivere in una tranquillità intellettuale molto simile all’apatia: il naturale entusiasmo di Di Francesco Di Coste unito alla sua intuitiva capacità di coinvolgimento dell’interlocutore che ha di fronte sarebbe capace di risvegliare in loro un po’ di vita e di farli uscire dalla loro pigrizia mentale.

Francesco Di Coste è uno dei più importanti esperti di Health Coaching che egli stesso definisce come

disciplina che potenzia le attitudini e le competenze necessarie a migliorare il proprio senso di benessere psico-fisico. Al centro dell’Health Coaching vi sono una serie di attività di empowerment del paziente. L’Health Coaching, infatti, permette di prendere velocemente consapevolezza del proprio percorso diagnostico-terapeutico e degli obiettivi di salute che, su suggerimento dei medici di riferimento, i pazienti intendono perseguire. Nei percorsi di Health Coaching i pazienti riscoprono il loro senso di progettualità sopita, accedono più facilmente a stili di vita funzionali per la loro condizione di salute e tendono ad aderire con maggiore responsabilità alle prescrizioni mediche.

Come si può osservare, l’Health Coaching è qualcosa di molto diverso dal Coaching che è quel

Processo di facilitazione con il quale le persone vengono accompagnate nel percorso di ottenimento dei loro obiettivi personal-professionali, sviluppandone al tempo stesso responsabilità e consapevolezza.

Il Pensiero contro la Neurodegenerazione: la Sfida di BrainControl

Le ricerche sulla trasmissione del pensiero stanno arrivando a fasi avanzate di sviluppo, e una startup italiana che si chiama BrainControl già oggi, grazie alla tecnologia Brain-Computer Interface, rende possibile l’utilizzo di un tablet ai malati di patologie neurodegenerative di tipo locked-in

 

Nell’ormai lontano 2014, su questo blog fu pubblicato un post dal titolo molto eloquente e che tuttora ha un non so che di fantascientifico: Le ricerche sulla trasmissione del pensiero. L’articolo riportava la descrizione di un esperimento che aveva avuto luogo presso l’Università di Washington e che aveva dimostrato empiricamente che, attraverso l’utilizzo di un’adeguata tecnologia, è possibile far sì che una persona pensi di compiere un’azione e che un’altra effettivamente la esegua.

La stessa Università di Washington, sotto la guida del ricercatore Andrea Stocco, sta continuando a perseguire questo filone di ricerca, e da alcune indiscrezioni di stampa è emerso che anche Facebook ha costituito una divisione dedicata alle tecnologie Brain-Computer Interface avanzate attraverso la quale investire tempo e risorse in questo campo della ricerca che sicuramente è uno dei più complessi sia a livello di progettazione che di realizzazione pratica.

Tuttavia, non è necessario osservare solamente ciò che succede al di là dell’Oceano Atlantico per trovare degli esempi di tecnologia applicata alla trasmissione del pensiero. Una testimonianza pratica di come l’effettiva realizzazione di ciò che è ancora considerato fantascienza possa essere realtà lo si ha proprio qui in Italia con la startup senese BrainControl.

Tumori in Italia: il rapporto di AIOM e AIRTUM

Il 4 febbraio si è celebrato il World Cancer Day e tale appuntamento offre un’occasione adatta per fornire numeri e dati relativi ai tumori in Italia resi disponibili lo scorso settembre attraverso il report “I Numeri del Cancro in Italia nel 2016” redatto da AIOM e l’Associazione Italiana Registro Tumori (AIRTUM)

 

Cancer is a generic term for a large group of diseases that can affect any part of the body. Other terms used are malignant tumours and neoplasms. One defining feature of cancer is the rapid creation of abnormal cells that grow beyond their usual boundaries, and which can then invade adjoining parts of the body and spread to other organs, the latter process is referred to as metastasizing. Metastases are a major cause of death from cancer. (World Health Organization)

Durante la scorsa giornata del 4 febbraio, come ogni anno dal 2000 a questa parte, si è celebrato il World Cancer Day, la giornata istituita dalla Carta di Parigi, documento stilato durante il Vertice Mondiale contro il Cancro che ha avuto luogo proprio a Parigi 17 anni fa e le cui finalità sono la promozione della ricerca per la cura e la prevenzione della patologia, il miglioramento dei servizi offerti ai pazienti, e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e la mobilitazione della comunità mondiale contro il cancro.

Questo appuntamento appena trascorso offre l’occasione di poter offrire un quadro della situazione dei tumori in Italia prendendo spunto dai dati e le informazioni rese disponibili dalla sesta edizione del report “I Numeri del Cancro in Italia nel 2016” redatto da AIOM e l’Associazione Italiana Registro Tumori (AIRTUM), e pubblicato il 28 settembre 2016. Lo studio, giunto alla sesta edizione, rappresenta uno strumento prezioso per tutta una serie di stakeholder istituzionali e non poiché consente di ottenere aggiornamenti relativamente all’evoluzione delle patologie neoplastiche e dalle strategie di controllo messe in atto nel nostro paese.