La valutazione della Sanità Pubblica nel Rapporto Annuale ISTAT 2015

Nonostante tutto gode ancora di una buona reputazione. Anche se attaccato, considerato (a torto o a ragione) poco efficiente, costoso, assolutamente non in linea con gli standard raggiunti da altri modelli; nonostante scandali, corruzione, inchieste, sprechi, baronie, nepotismi vari. Nonostante tutto ciò, il nostro Sistema Sanitario Nazionale sembra godere ancora di una buona reputazione. Almeno questo è quello che  risulta leggendo le pagine del Rapporto Annuale Istat 2015, nel quale il criterio della qualità percepita, oltre a quello dell’accessibilità all’assistenza, viene preso come parametro per misurare l’equità allocativa presente nelle varie regioni italiane.

Nel complesso, il 60,8% della popolazione adulta esprime un giudizio positivo sul SSN pubblico, anche se, “spaccando” tale dato su scala regionale, risultano esserci forti differenze di valutazione fra regione e regione, in particolare fra quelle sottoposte a piani di rientro e quelle che non sottostanno a tali programmi di controllo dei costi sanitari. E, come riporta l’ISTAT, si sta assistendo ad una polarizzazione dei giudizi, con punte del 30% di cittadini molto soddisfatti della sanità pubblica nelle regioni del Nord, mentre in quelle del Sud Italia la quota dei fortemente insoddisfatti tocca punte del 30%.

La Nuova Organizzazione del Sistema Sanitario Toscano

Nelle scorse settimane ho pubblicato un post con la descrizione del progetto di riforma della sanità lombarda approvato dalla giunta regionale all’incirca un mese fa. Ma in questo momento non c’è solo la Lombardia ad essere impegnata nella ridefinizione dell’organizzazione del proprio servizio sanitario regionale: anche la Toscana, sotto la spinta del Presidente Enrico Rossi, sta riformando la propria sanità per rispondere al meglio ai tagli alla spesa imposti dallo Stato centrale, cercando tuttavia di mantenere quegli alti standard che le hanno permesso sia nel 2013 che nel 2014 di essere ai vertici delle valutazioni sulla qualità e l’efficacia dell’assistenza ospedaliera redatte da Agenas e dal Ministero della Salute. Inoltre, la Regione Toscana ha sempre adottato soluzioni innovative e d’avanguardia riguardo l’organizzazione del proprio sistema sanitario regionale: nel 2005 è stata la prima regione ad istituire e rendere operativi gli enti di area vasta (Estav) sul proprio territorio (vedi il post “Gli ESTAV – Enti per i Servizi Tecnico Amministrativi di Area Vasta”); e sempre la Toscana è fra le prime regioni ad aver reso disponibile ai pazienti un numero consistente di Case della Salute per garantire un’adeguata offerta di servizi sanitari a livello territoriale.

La comunicazione web delle aziende sanitarie italiane

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In questo periodo sto collaborando come freelance con una società di ricerche di mercato dedicate al solo ambito pharma, ed in particolare sto svolgendo alcune attività di field che costituivano parte dei compiti legati alla mia prima esperienza in IMS Health e che in seguito ho talvolta eseguito anche quando operavo come market researcher: recuperare indirizzi e-mail e contattare telefonicamente dei medici (in particolare specialisti) per proporre loro una collaborazione attraverso la compilazione di un questionario via web (oppure ricordare loro di compilarlo se già collaborano).

Per fare ciò, nella maggior parte dei casi procedo con il reperire informazioni direttamente sui siti web delle varie Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie Locali, e finora ho potuto constatare come purtroppo, dal momento in cui non mi sono più occupato di ricerche di mercato in ambito pharma ad oggi (vale a dire circa due anni e mezzo), la qualità generale della comunicazione web da parte degli enti e delle aziende sanitarie pubbliche (ma possiamo associarci anche gli enti privati) non è affatto migliorata, rimanendo nel complesso abbastanza approssimativa e scarsamente aggiornata.

Gli ESTAV (Enti per i Servizi Tecnico Amministrativi di Area Vasta)

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Leggendo questo post, coloro che di tanto in tanto danno un’occhiata a ciò che scrivo inizieranno a pensare che sono fissato con gli aspetti organizzativi dei servizi sanitari. In parte devo ammettere che è vero: sapere come funziona la “macchina”, quali sono i pezzi che la compongono, come essi funzionano all’interno del meccanismo, come migliorarla: sono aspetti che analizzo volentieri anche per mio interesse personale ma non solo. Avere un’adeguata prospettiva di questi fattori per le aziende farmaceutiche può essere anche la chiave per calibrare meglio le azioni di market access, implementare un processo di comunicazione più efficace, valutare eventuali impatti sugli aspetti regolatori e offrire spunti per analisi che posso avere un forte impatto sulle attività di marketing.

Così, prendendo spunto dalla notizia datata 15 novembre, relativa all’approvazione da parte della giunta della regione Toscana della proposta di legge che ha come obiettivo la creazione di un unico Estar (Ente di Supporto Tecnico Amministrativo Regionale) che sostituirà i tre Estav già esistenti, in questa sede voglio offrire una breve descrizione di questi ultimi.

Le Case della Salute

Nella mattinata di martedì 19 novembre 2013, l’Assessore al diritto alla Salute della Regione Toscana, Luigi Marrone, ha inaugurato la 40° Casa della Salute della Toscana, la prima posta nell’area fiorentina (per la precisione nel comune di Scandicci). Ma questa non è che un altro piccolo step di un piano regionale che ha come obiettivo la costituzione di un totale di 90 Case della Salute entro la primavera del 2014. E una volta che questo piano sarà completato, si procederà al finanziamento di altre 30 da realizzare entro la fine del 2014 (vedi articolo pubblicato su Quotidiano Sanità).

Ma la Toscana non è l’unica regione italiana ad avere in programma la creazione di un’estesa rete di Case della Salute. Un’altra regione con servizi sanitari d’eccellenza come l’Emilia-Romagna ha anch’essa già inaugurato una cinquantina di Case della Salute e programmato l’apertura di un’altra sessantina entro fine anno. Altre regioni che hanno adottato il modello della “Casa della Salute” sono Piemonte, Sicilia, Sardegna, Puglia e, più recentemente, la Calabria. Inoltre, secondo quanto dichiarato dal Presidente Zingaretti non più tardi di due mesi fa, anche la Regione Lazio istituirà Case della Salute per cercare di limitare gli accessi impropri al pronto soccorso e limitare il numero di strutture ospedaliere e di posti letto, allo scopo di rispondere in maniera adeguata ai bisogni sanitari della cittadinanza e limitare la spesa sanitaria regionale (vedi articolo)

Cure primarie in UK: pillole sulla riforma sanitaria

 

Il 1° aprile di quest’anno in Inghilterra è entrata in vigore la nuova riforma sanitaria fortemente voluta dal Primo Ministro David Cameron, per mezzo della quale il National Health Service ha subito un cambiamento epocale tale da modificarne in profondità la struttura e i processi ad essa connessa, soprattutto per quel che riguarda l’assistenza primaria.

Infatti, il precedente sistema di governance dell’intero sistema si basava su 10 Strategic Health Autorities, incaricate della gestione e del governo del NHS a livello locale attraverso la predisposizione degli Health Improvement Programmes e il monitoraggio dei rapporti fra i Trust (ospedali) della secondary care e i Primary Care Trusts (PCTs). I PCTs erano degli aziende sanitarie locali il cui scopo era quello di garantire l’accesso a tutti i servizi sanitari necessari a favore di tutti i cittadini ricompresi nel loro territorio. Il loro numero era pari a meno di 300 e all’interno di ognuno di essi operavano, e venivano coordinati, più GPs (General Practitioners), vale a dire i medici generici, insieme a personale infermieristico e terapisti, oculisti, dentisti e farmacisti allo scopo di offrire l’assistenza sanitaria globale per il loro territorio di riferimento. Accanto ai PCTs erano stati anche istituiti i Walk-in Centres, in cui venivano impiegati infermieri specializzati e che offrivano informazioni e assistenza sanitaria su patologie o lesioni non gravi, e il NHS Direct, vale a dire un servizio telefonico attivo 24h su 24 a cui rispondono infermieri professionali che fornivano informazioni e consigli relativi alla salute.

I modelli di organizzazione dei Servizi Sanitari Regionali

 

Lo scorso 30 settembre la Giunta Regionale dell’Emilia Romagna ha dato il via libera al progetto di legge regionale che prevede la fusione delle Aziende Sanitarie Locali di Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini in un’unica ASL a partire dal 1 gennaio del 2014. Apparentemente può sembrare una notizia di non particolare importanza, ma poiché riguarda una delle regioni benchmark per l’intero SSN e questa riorganizzazione è relativa ad una fetta non indifferente del suo territorio e della sua popolazione, non è escluso che tale fusione possa essere il primo passo per il ripensamento dell’intera organizzazione sanitaria regionale emiliana e, a cascata, indurre altre regioni a rivedere la propria struttura.

Vorrei cogliere l’occasione datami da questa notizia per descrivere brevemente quanti e quali sono i quattro modelli organizzativi attualmente in uso nei diversi Servizi Sanitari Regionali:

Il mio scenario sulla futura dispensazione dei farmaci

 

Nella mia quotidiana attività di ricerca lavorativa mi avvalgo principalmente di LinkedIn e delle funzionalità che esso mette a disposizione (devo dire che fino a questo momento i riscontri non sono stati particolarmente incoraggianti ma la speranza è l’ultima a morire), in particolare dei gruppi e delle possibilità da essi offerte.

Fra i gruppi ai quali sono iscritto ci sono anche quelli dedicati alla ricerca di lavoro e in molti di questi ho sempre trovato numerosi interventi e annunci dedicati alla ricerca di Informatori Scientifici del Farmaco. La figura dell’ISF è stata oggetto di un forte ridimensionamento negli ultimi anni, ma a quanto pare sembra ancora essere abbastanza richiesta anche se le numerosità degli addetti è notevolmente diminuita dall’inizio degli anni 2000.

Ciò significa che le aziende farmaceutiche stanno costantemente adeguando la loro forza vendite ai continui mutamenti del mercato e del sistema sanitario nazionale. Partendo da questa considerazione, mi sono ritrovato a pensare su come in un prossimo futuro potrebbe cambiare lo scenario della sanità italiana nell’ambito della dispensazione dei farmaci, in particolare per quelli ricompresi nella classificazione A o H di rimborsabilità, e a quali vincoli dovranno attenersi i soggetti e le istituzioni del SSN atte a questo compito.