Farmaci Biologici e Biosimilari

Il mercato dei farmaci biologici sta diventando sempre più importante e ciò rappresenterà una sfida molto impegnativa per la sostenibilità economica di tutti i sistemi sanitari. Come sostenuto in un rapporto da QuintileIMS, i farmaci biosimilari possono essere la soluzione che potrà coniugare l’accesso a farmaci innovativi e il controllo della spesa farmaceutica

 

Innovazione e farmaci, un binomio sconosciuto ai più. Per rendersi conto di ciò basta fare qualche piccola domanda a persone intervistate a caso: il più delle volte si sentirà affermare che oggi le medicine non sono più quelle di una volta, sono sicuramente più efficaci, ma solo i più informati o coloro che lavorano nel settore sanno (o dovrebbero sapere) l’evoluzione tecnologica che ha accompagnato l’industria farmaceutica nel corso dell’ultimo decennio.

Infatti, oggi esistono nuovi farmaci in grado di approdare a decisivi (e a volte straordinari) progressi nel trattamento di patologie fino a qualche anno fa considerate incurabili o non gestibili, ed una particolare categoria di questi prodotti altamente evoluti sono i farmaci biologici.

Il farmaco biologico è fra i prodotti di punta dell’industria farmaceutica e i costi di R&D ad esso associati sono molto alti, in quanto

E’ un prodotto il cui principio attivo è una sostanza prodotta, o estratta, da una fonte biologica e che richiede per la sua caratterizzazione e per la determinazione della sua qualità una serie di esami fisico-chimico-biologici, e un rigoroso controllo del processo di produzione.

Le Partnership fra Pharma e Tecnologia

technology of the future

Negli ultimi tempi aziende farmaceutiche e big della tecnologia hanno iniziato a cooperare nella ricerca e nella creazione di dispositivi di monitoraggio e di trattamenti per alcune gravi patologie come il diabete. Tuttavia nel prossimo futuro questa alleanza sarà assolutamente necessaria per raggiungere l’obiettivo della medicina personalizzata e per sconfiggere malattie ancora oggi incurabili

Le grandi multinazionali della tecnologia e del digital sembrano essersi “innamorate” del settore farmaceutico e medicale. Infatti nell’ultimo periodo è stato un susseguirsi di notizie relative a nuove partnership fra alcuni dei giganti del web e alcune multinazionali farmaceutiche o a nuove iniziative in ambito medicale e sanitario intraprese dai big player dell’industria tecnologica.

L’ultimo in ordine di tempo è il consolidamento dell’accordo di collaborazione fra Sanofi e Verily Life Sciences, la ex Google Life Sciences ora sotto il controllo di Alphabet, iniziato circa un anno fa e che in questi giorni si è concretizzato nella nascita della joint venture Onduo. Questa nuova iniziativa sarà focalizzata sulla prevenzione e cura del diabete attraverso la combinazione dell’esperienza di Verily nell’elettronica miniaturizzata, nella data analysis e nello sviluppo di applicazioni lato utente, con le approfondite conoscenze cliniche sulla patologia da parte di Sanofi.

Verily non nuova a questi tipi di accordi: già lo scorso primo agosto ha sottoscritto un’intesa con GlaxoSmithKline per mezzo del quale le due imprese hanno dato vita a Galvani Bioeletronics, una nuova azienda attiva nella ricerca, sviluppo e commercializzazione dei farmaci bioelettronici. Anche in questo caso l’intesa permetterà di coniugare le principali competenze delle delle due aziende fondatrici: la capacità di sviluppare e studiare medicinali e vaccini innovativi propria di GSK e l’esperienza di Verily nella miniaturizzazione elettronica.

L’evoluzione del Mercato dei Farmaci Oncologici

Per il mondo dell’industria farmaceutica l’estate appena trascorsa è stata contraddistinta dalle vicende che hanno visto come protagonista principale Medivation, azienda biofarmaceutica americana di San Francisco che ricerca, sviluppa e commercializza trattamenti antitumore e produttore di Xtandi, il farmaco più venduto contro il cancro alla prostata.

Già durante la primavera appena trascorsa Sanofi aveva dimostrato il proprio interesse per la società offrendo agli azionisti di Medivation un prezzo di $52,50 ad azione, attribuendo così alla compagnia un valore complessivo di 9,3 miliardi di Dollari (pari a 8,2 miliardi di Euro). Ma alla fine, dopo che nelle successive trattative e negoziazioni si era inserita anche Celgene, è stata Pfizer a concludere un accordo che le ha permesso di acquisire la società per una cifra complessiva di 14 miliardi di Dollari.

Questo non è che l’ultimo capitolo di una serie di operazioni di M&A che stanno caratterizzando il settore dell’oncologia: infatti recentemente Stemcentryx, azienda specializzata nell’oncologia polmonare, è stata oggetto di acquisizione da parte di Abbvie con un accordo di 10 milioni di Dollari, e Celator Pharmaceutical Inc, produttrice di farmaci antileucemici, è stata acquisita da Jazz Pharmaceutical per un controvalore di 1,5 miliardi di Dollari. Non ultima, l’acquisizione di Cormorant Pharmaceuticals, azienda biotecnologica svedese attiva nella produzione sia di farmaci oncologici sia di contrasto alle malattie rare, da parte di Bristol-Myers Squibb per 520 milioni di Dollari.

La Reputazione delle Aziende Farmaceutiche

C’è un aspetto che molte aziende temono quando si confrontano con i propri clienti, con i propri fornitori e in generale con i propri stakeholder siano essi diretti o indiretti: la reputazione. La definizione da vocabolario di questo termine è già di per sé molto chiara:

Il fatto di essere reputato, la stima e la considerazione in cui si è tenuti da altri (Vocabolario Treccani)

Godere di una reputazione complessiva più o meno buona (o più o meno cattiva) non è il risultato di un processo così banale come può apparire in un primo momento. Ad esempio, il godere nel complesso di una buona reputazione potrebbe significare che nel corso del tempo ci si sia costruiti un grado di reputazione molto alto su determinate caratteristiche ma nel contempo soffrire una bassa reputazione su altre. Ciò che determina la bontà o meno della reputazione è l’importanza che ognuno di noi assegna ai vari aspetti che contribuiscono a determinare la reputazione complessiva.

Come sottolineato da Barbara D’Amico in un suo articolo su Wired, per le aziende la reputation è diventata parte delle valutazioni di performance d’impresa avendo ben presente però che

ciò che viene misurata non è la qualità effettiva di ciò che una azienda fa ma la percezione di questa qualità da parte del consumatore

CDMO nel settore farmaceutico: studio di Prometeia e Farmindustria

CDMO farmaceutico: studio di Prometeia e Farmindustria


Quando si parla di industria farmaceutica normalmente ci si riferisce alle aziende che producono farmaci etici o senza obbligo di ricetta medica per essere poi distribuiti e venduti presso le farmacie e gli ospedali. In realtà esiste una parte dell’industria farmaceutica impegnata nella produzione di principi attivi, sostanze farmaceutiche e biologiche, se non addirittura veri e propri farmaci ed integratori che fornisce questi materie prime e prodotti alle case farmaceutiche: il cosiddetto settore delle aziende per conto terzi.

In pratica si tratta delle aziende che sviluppano e producono farmaci “per conto” delle grandi multinazionali del farmaco e sono conosciute con l’acronimo CDMO (Contract Development and Manufacturing Organization). Le aziende certificate che rientrano in questa categoria producono farmaci sottostando alle regole delle case farmaceutiche per quel che riguarda gli impianti, la manutenzione, la qualità e la sicurezza, ma pur sotto la guida della casa madre hanno un ruolo di primaria importanza nella distribuzione del farmaco in ogni parte del mondo.  Le CDMO permettono alle aziende farmaceutiche di applicare anche in ambito produttivo il cosiddetto modello Hollywood descritto in passato nel post di questo blog intitolato Il Business a rete.

Il settore farmaceutico italiano: punti di forza e prospettive

Le prospettive del settore farmaceutico italiano

Il silenzioso successo della farmaceutica italiana: è raro trovare un titolo più azzeccato quando si parla del settore farmaceutico in Italia. L’articolo scritto da Dario Di Vico sul sito del Corriere della Sera lo scorso 27 gennaio 2015 offre una sintesi diretta ed esaustiva di come l’industry del farmaco sia riuscita a diventare con molta (forse troppa) discrezione uno dei fiori all’occhiello dell’economia italiana.

In realtà già in alcuni dei precedenti contributi di questo blog si è più volte sottolineato come, negli anni precedenti, grazie ai suoi numeri l’industria farmaceutica in Italia ha contribuito a limitare il calo del PIL e in questo ultimo anno a farlo crescere. Il fatturato dell’intero settore farmaceutico, pari a 28 miliardi di Euro, contribuisce per circa l’1,6% al Prodotto Interno Lordo del nostro paese, mentre fra aziende farmaceutiche vere e proprie e aziende dell’indotto, l’ambito pharma impiega poco meno di 130.000 addetti che nella stragrande maggioranza dei casi posseggono un titolo di laurea.

I numeri del Pharma in Italia


Lo scorso 2 Luglio presso il Teatro Argentina di Roma si è tenuta l’Assemblea Pubblica di Farmindustria, durante la quale non solo il Presidente Massimo Scaccabarozzi è stato confermato alla sua guida per un altro mandato, ma si è anche avuta l’occasione di avere un quadro complessivo sulla salute del settore e sulle sfide che l’industria farmaceutica italiana dovrà affrontare nel prossimo futuro. Poiché anche in precedenti occasioni ho avuto modo di riportare dati e previsioni relativi alla produzione, agli investimenti e alle risorse umane relative all’intero comparto farmaceutico, ritengo sia comunque utile offrire periodicamente un aggiornamento di tali informazioni per poter consentire a tutti i lettori di elaborare delle proprie considerazioni su quale sia l’attuale trend dell’industria farmaceutica italiana.