Ricerche di mercato e il Pharma – Parte I – Introduzione

Con il post odierno e con altri contributi che pubblicherò nei giorni a seguire vorrei offrire una risposta a due quesiti apparentemente banali, soprattutto per coloro che si occupano o si interessano di marketing: In cosa consiste l’attività di market research? E quali sono la peculiarità delle ricerche di mercato in ambito farmaceutico rispetto alle altre?

Come dicevo, queste domande a prima vista possono sembrare banali, ma in base alla mia (breve) esperienza ho avuto modo di constatare che in non pochi casi coloro che usufruiscono dei risultati delle ricerche non ne conoscono appieno le dinamiche ed ignorano le difficoltà che le caratterizzano. Infatti, nella stragrande maggioranza dei casi le ricerche non vengono condotte da coloro che in seguito utilizzeranno i dati risultanti dall’indagine ma da società specializzate che su commissione svolgono questo tipo di attività.

Indicatori in sanità – Terza parte: Efficacia

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Nel precedente mio post relativo agli indicatori in sanità ho cercato di offrire una breve descrizione degli indici impiegati per misurare l’efficienza di un sistema sanitario. Ma l’aver trattato il tema dell’efficienza pone anche l’obbligo di misurare quanto i servizi offerti da un sistema sanitario attraverso le sue prestazioni mediche, diagnostiche, ambulatoriali e ospedaliere, siano in grado di migliorare lo stato di salute dei pazienti. In pratica, occorre misurare la loro efficacia.

Come già osservato in riferimento all’efficienza, anche l’efficacia può essere misurata sulla globalità del sistema sanitario o solamente su determinati aspetti patologici, di sistema e geografici. Infatti, essa può essere analizzata avendo come riferimento il sistema sanitario nel suo complesso, o i singoli servizi sanitari offerti a livello strutturale, o, ancora, le tecnologie utilizzate per l’offerta di una prestazione sanitaria.

Il Terzo Settore e il suo contributo alla sanità e alla ricerca

Come avranno notato i più attenti fra tutti coloro che hanno avuto occasione di leggere il mio Curriculum Vitae, qualche tempo dopo la laurea ebbi la possibilità di frequentare un corso focalizzato sul “Marketing Sociale“. Oggi questa definizione il più delle volte viene fraintesa, poiché con l’esplosione in questi ultimi anni del fenomeno dei social networks anni viene naturale associare la parola “Sociale” a tutto ciò che ha a che fare con esso. In realtà, il corso riguardava il marketing applicato alla realtà del Terzo Settore (o anche “settore non profit”) ed è per tale motivo che la proposta di riforma del Terzo Settore avanzata dal governo qualche giorno fa ha suscitato la mia curiosità anche se da qualche tempo non ho avuto più occasione di seguire le evoluzioni normative di questo ambito. Tuttavia, con questo post non voglio soffermarmi su ciò, ma offrire alcune veloci informazioni sul Terzo Settore e sul contributo da esso offerto in campo sanitario e in quello della ricerca scientifica.

I modelli di finanziamento dei sistemi sanitari

Ieri, mentre stavo navigando sul web in cerca di notizie, visitando il sito del Linkiesta sono stato attratto da un titolo che mi ha incuriosito: Sanità, Europa e USA non sono mai stati così vicini. L’articolo, scritto da Cristina Tognaccini, è molto interessante e, fra le altre cose, rileva come negli ultimi anni il sistema sanitario americano, fondato sul libero mercato, e quelli degli Stati europei, caratterizzati da un più o meno esteso intervento pubblico, sono stati oggetto di riforme che, da versanti opposti, stanno facendo convergere i loro sistemi verso un non ancora individuato punto di mediazione per tentare di fronteggiare il continuo aumento della spesa sanitaria: nel sistema USA sono indubbiamente aumentati gli investimenti pubblici in ambito sanitario mentre in Europa si sta assistendo ad una crescita della quota di spesa a diretto carico del cittadino in associazione ad una più ridotta offerta di servizi sanitari.

Ciò in futuro indurrà necessariamente a ripensare l’organizzazione dei vari sistemi sanitari soprattutto sul lato del loro finanziamento, poiché ad oggi non si stanno dimostrando adeguati alla nuova realtà sanitaria caratterizzata da una popolazione sempre più anziana e, di conseguenza, da una spesa sempre più elevata. Ma, partendo dal presupposto che tutti i sistemi sanitari presentano un proprio specifico mix di fonti di finanziamento, esistono dei modelli base a cui poter far riferimento. Nel grafico qui sotto ne riporto i principali:

Il capitolo Salute del Rapporto BES 2014

 

Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma, presso Palazzo Chigi, il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile 2014 redatto dall’Istat e dal CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Il rapporto presentato è solo l’ultimo atto in ordine di tempo di un lavoro continuativo di indagine che sta proseguendo da qualche anno a questa parte, e il cui fine è offrire, attraverso tutta una serie di indicatori aventi per oggetto numerosi aspetti economici, politici, sociali e culturali, la descrizione di come il benessere in Italia stia evolvendo e quanto esso sia sostenibile nel tempo.

L’argomento salute, neanche a dirlo, in questo ambito ha un interesse privilegiato, tanto che ad essa è stato dedicato il primo capitolo del Rapporto. Molti dei dati riportati in questo capitolo, (come quelli relativi all’aumento della speranza di vita, una situazione di maggior svantaggio del Sud Italia rispetto al Nord, ecc…) confermano tendenze già ampiamente descritte in altri studi e anche riportate in altri capitoli di questo blog.  E’ comunque utile sottolineare come il rapporto rilevi una diminuzione costante nel trend relativo alla mortalità per tumori e un’attenuazione del tasso di crescita della mortalità dovuta a demenze o malattie del sistema nervoso.

Il mercato dei Medical Devices in Italia

Dopo aver dedicato alcuni post ed analisi al mercato relativo al solo prodotto farmaco, è utile dare anche spazio a numeri e considerazioni riguardanti un altro mercato da sempre ricompreso nell’ambito pharma, ma dotato di caratteristiche e dinamiche proprie: il mercato dei Medical Devices.

A tale scopo, da qualche anno Assobiomedica pubblica un rapporto annuale intitolato “Produzione, Ricerca e Innovazione nel settore dei Dispositivi Medici in Italia”, con cui fornisce un quadro analitico e prospettico sull’industria italiana dei medical device in ragione dell’importanza di questo settore nel tessuto economico italiano e nelle ricadute che esso ha anche negli ambiti sociale e della ricerca scientifica ed industriale.

Ciò trova conferma nei numeri che il rapporto rende disponibili: nel 2011 in Italia sono state censite 3037 imprese operanti nel settore dei dispositivi medici, concentrate per quasi il 70% in cinque regioni Italiane: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Lazio. Concentrazione che assume dimensioni ancora maggiori se si prende come fattore di riferimento il fatturato, con un 85% del fatturato complessivo che viene prodotto proprio in queste regioni. In riferimento al tipo di attività, il 59% delle imprese svolge un’attività solamente commerciale, mentre il 37% si occupa di produzione e il restante 4% offre servizi. 

Nanomedicina: la frontiera dell’estremamente piccolo

La medicina personalizzata è la nuova frontiera verso la quale si stanno indirizzando tutte le grandi aziende farmaceutiche. Essa richiede e richiederà ancora forti investimenti in infrastrutture e in ricerca,  ma già oggi esiste una branchia della medicina che rappresenta una sua anteprima ed è letteralmente difficile da vedere poiché concentrata sull’estremamente piccolo: la nanomedicina.

La nanomedicina, riprendendo una semplice definizione da Wikipedia, non è altro che “l’applicazione medica delle possibilità derivanti dalle nanotecnologie”, capace proprio per questo di superare la distinzione normalmente esistente fra chimica, biologia e fisica, e questo proprio grazie al fatto di essere una tecnologia con dimensioni che si misurano in nanometri. Giusto per dare un riferimento di grandezza, il rapporto esistente fra il nanometro e il metro è il medesimo esistente fra il diametro di una pallina di tennis e quello della terra.

Partendo da questi presupposti è facile immaginare quali siano le enormi potenzialità offerte dalla nanomedicina. Già oggi esistono dei farmaci che nella loro composizione comprendono anche nanoparticelle (di varia natura: si va da grassi a polimeri organici e componenti di virus fino a veri e propri metalli) che fungono da “veicolo” al principio attivo del farmaco per poter così essere somministrato nel momento e nel punto più adatti al fine di ottenere la maggior efficacia possibile contenendo i rischi di reazioni avverse. Attraverso queste caratteristiche è possibile non solo controllare la solubilità e i tempi di rilascio, ma anche far effettuare un rilascio “multistadio” attraverso la “liberazione” un solo principio attivo in più fasi e in differenti situazioni oppure permettendo l’assunzione contemporanea di due o più principi attivi che in seguito possono venire rilasciati in momenti diversi uno dall’altro, andando a colpire le loro specifiche cellule-obiettivo.

Mobile Health: il Libro Verde della Commissione Europea

Il tema della Mobile Health sta diventando di giorno in giorno sempre più importante e non è difficile immaginare che nel prossimo futuro sarà un argomento di una certa rilevanza anche per il grande pubblico degli utilizzatori di un qualsiasi dispositivo mobile di tipo “smart” e non più limitato ad una ristretta cerchia di esperti e professionisti. Le attuali prestazioni di smartphone e tablet, e la prevedibile crescita delle stesse che sarà favorita dalle sempre nuove funzionalità, unite ai futuri smartwatch e dispositivi di diagnosi e monitoraggio che saranno appositamente studiati e sviluppati, stanno determinando e determineranno lo sviluppo di tecnologie hardware e software specificatamente dedicate alla Mobile Health, e la nascita di nuovi spazi di mercato in ambito digital che favoriranno la creazione di nuove iniziative imprenditoriali e, con esse, di nuova occupazione e maggior sviluppo economico.

Anche la Commissione Europea ha individuato la Mobile Health come uno dei temi cruciali per gli impatti che essa potrebbe avere sulla crescita delle singole economie degli stati membri dell’UE e sui possibili risparmi di spesa che permetterebbe ai vari governi una migliore gestione dei loro sistemi sanitari, offrendo nel contempo un valido supporto all’attività dei medici nella gestione delle patologie (principalmente quelle di tipo cronico). A tal proposito, il 9 aprile di quest’anno la Commissione ha pubblicato il Libro Verde sulle applicazioni sanitarie mobili (Green Paper on Mobile Health) attraverso il quale offre una breve descrizione dello scenario attuale e potenziale della mHealth e del quadro normativo odierno.

L’attività motoria nella scuola primaria: l’iniziativa #Crescoattivo

 

Giusto un annetto fa io e i miei colleghi del Master in Healthcare & Pharma Marketing organizzato dal Sole 24 Ore stavamo lavorando alla stesura di un project plan che consisteva nella redazione di un piano marketing per l’anno 2014 relativo ad un noto integratore avente come target i bambini dai 6 ai 14 anni. Per poter effettuare la swot analysis abbiamo dovuto ricorrere ad alcune fonti che avessero come focus le abitudini alimentari dei bambini e la loro attitudine all’attività motoria e la principale fra queste è stata l’indagine Okkio alla Salute promossa dal Ministero della Salute.

Dalla prima lettura di questi dati ero rimasto abbastanza sconfortato ma non sorpreso: partendo dal presupposto che l’ultima rilevazione del 2012 (la terza effettuata da quando è stata avviata questa iniziativa) ha visto il coinvolgimento di 2.622 classi della 3a primaria distribuite su tutto il territorio nazionale, con la partecipazione di 46.483 bambini compresi in un’età fra gli 8 e 9 anni e 48.668 genitori a cui è stato sottoposto un questionario.

La spesa sanitaria dei paesi OCSE

La crisi economica e i suoi effetti fanno parte ormai nostra narrazione quotidiana: tutti noi abbiamo dovuto confrontarci con gli effetti della crisi finanziaria del 2008 e con la conseguente “crisi del debito” che ha avuto inizio nel 2011. Ed anche se ciò non ci può aver toccato in modo diretto, sicuramente abbiamo avuto amici e/o conoscenti che si sono trovati in una difficile situazione o per la perdita del proprio lavoro, o per l’impossibilità di accedere al credito bancario o per altre situazioni che possono essere occorse durante questo periodo.

Adottando un’ottica più generale, il crollo del Prodotto Interno Lordo e la conseguente pressione sui conti pubblici ha indotto i governi che si sono succeduti durante questo periodo ad aumentare la tassazione (attraverso l’aumento di aliquote sulle imposte già esistenti o l’introduzione di nuove) e (cercare di) diminuire la spesa pubblica. E poiché la spesa sanitaria rappresenta uno dei maggiori capitoli di spesa, si è intervenuto anche su questa, come già segnalato in alcuni miei interventi su questo blog.